
Che cosa è il MaxxBCL? Un’ evoluzione Hardware dei prodotti già esistenti della Waves oppure un costoso ibrido creato solo per “spillare” a noi poveri utenti che cerchiamo sempre strumenti nuovi per migliorare i nostri prodotti audio? Per questo test non mi sono fatto prestare lo strumento dall’ importatore, ma sono andato a provarlo direttamente in un noto studio di Mastering nell’ interland napoletano che mi ha lasciato per una decina di giorni a disposizione la sua struttura e perfino l’automobile….
In un mondo che tiene sempre più conto della velocità con cui si realizza un prodotto, facendo largo uso dell’automazione, del virtuale, dei plug-in, e dei DSP opzionali per accelerare la velocità di calcolo del computer, ci sono ancora dei superstiti, i quali ancora credono che un buon analogico o un buon ibrido, come in questo caso, possano dare al nostro suono una tavolozza di colori più ricca di sfumature rispetto ad un sistema integrato tutto all’interno del computer. Sicuramente il punto di forza di tali sistemi non è la grande quantità e qualità di sfumature che si possono operare sul suono. Ho avuto qualche anno fa la fortuna di poter apprezzare anche i prodotti della Waves, nel mio piccolo studio di Mastering per conto terzi, utilizzando un PC (vi prego a voi puritani del Mac di non storcere il naso…) una scheda audio RME 9652 ed un convertitore RME AD 96, una scheda Mykerinos della Merging Tecnologies, una serie di plug della Waves originali costati poco meno di 2 milioni del vecchio conio, un compressore Millennia modello Twincomp TCL 2, due coppie di casse (B&W modello Nautilus 805 e le Dynaudio modello AIR 10). Pensavo di avere un ottimo studio, certamente non paragonabile al Nautilus, o al Metropolis di Londra ma riuscivo ad ottenere un ottimo prodotto in quanto, a differenza di studi più blasonati, avevo un piccolo punta di forza: il tempo. Un giorno, mi fu proposto di provare L2 hardware della Waves. Non avevo alcuna intenzione di comprarlo e asserivo che con i miei strumenti potevo far a meno di questo outboard, in quanto gli algoritmi del software e dell’hardware in mio possesso erano gli stessi e che ciò che faceva la differenza era solo il convertitore; affermavo che, se avessi voluto investire di più, mi sarebbe bastato sostituire o aggiungere un nuovo convertitore al mio setup. Dopo un po’ mi fu fornito in prova per un mese l’ “L2”… Mi sono dovuto ricredere, c’era un abisso e dopo un mese ho venduto la mia vecchia Master Akay, il Roland MKS 70 con il PG 800 e con poco più di un milione di differenza ho fatto questo nuovo acquisto. Adesso dopo circa 4 anni la Waves mette in catalogo l’evoluzione dell’ L2, che fare? Vendere il mio strumento prima che svaluti come un telefonino oppure vedere se non è solo una macchina vecchia con un look rinnovato? Prima di tutto mi scarico il manuale in Pdf e qui inizia la mia prima delusione, sembra che questa volta la Waves abbia fatto un buco nell’ acqua, non si sia inventata niente, abbia solo riunito in un una outboard 3 dei suoi prodotti di punta, l’esaltatore di basse frequenze Maxx Bass di seconda generazione, il compressore C1 e infine e l’enfatizzatore L2. Non trovo neppure un trafiletto che mi fa sperare che il compressore sia multibanda come il C4, che delusione, ma io sono testardo, voglio sentirlo e provarlo.
MaxxBCL Interfaccia utente lato frontale:
Il MaxxBCL si presenta in formato rack di 2 unità di colore nero (Fig.1) con un controllo globale (Fig. 2) mediante led luminosi, dove si possono visualizzare il sample rate, la sorgente sonora selezionata in ingresso (analogica o digitale), la sorgente di sync e la quantizzazione. E’ presente una sezione per memorizzare fino a 4 preset (Fig.2-2), un controllo mediante led del segnale d’ingresso (Fig.2-3), 2controlli rotativi (left e right) a scatto per tarare il segnale analogico d’ingresso (Fig. 2-4), una sezione di parametri dedicata solo al compressore (C1) (Fig.2- 5), i tasti per la selezione delle modalità Bypass, Opto/Electro, controlli di Threshold, Ratio e Attack, la funzione proprietaria ARC AutomaticRelease Control, il gain automatico ed infine uno switches per la commutazione dei due processori Comp-Bass oppure Bass-Comp. Proseguendo sulla destra troviamo una sezione di parametri dedicata solo al MaxxBass di seconda generazione (Fig.2-6), la cui frequenza è regolabile da 25Hz a 120Hz con una percentuale di mixaggio delle armoniche dallo 0 al 100%. E’ presente, inoltre, un filtro Passa-alto con opzione “solo armoniche”. Infine troviamo una sezione di parametri dedicati al Limiter, con threshold regolabile (Fig.2-7), un tasto di Bypass e uno per il link, un celling di uscita regolabile ed un controllo mediante led luminosi del segnale di uscita. (Fig. 2-8).

MaxxBCL Interfaccia utente lato posteriore: (Fig.3) Connessione per il cavo di alimentazione con controllo di voltaggio selezionabile (Fig 4-1), Word clock provvisto di interfaccia di sincronizzazione (Fig.4-2), una sezione per i vari tipi di ingressi digitali, ottici, spdif, e coassiali, con un interruttore per passare dal sistema ottico a quello coassiale (Fig.4-3) ed infine una sezione che riguarda tutti i tipi di ingressi e le uscite analogiche con relativi switch (Fig.4-4). Sfortunatamente non è possibile sfruttare le uscite simultaneamente: sarebbe stato comodo mandare le due uscite canon bilanciate nel master e le due uscite Jack alle casse monitor.

Compressore: I processori dinamici della Waves sono tra i più appezzato dai fonici. Essi possono agire selettivamente su bande di frequenza definibili dando una precisione altamente tecnica in special modo a livello correttivo, ideale in fase di mixaggio (Fig.5). La funzione hardware sul MaxxBCL, a differenza del software, non ha la possibilità di scegliere un range di frequenze da utilizzare contemporaneamente funzioni di compressore/expander/gate solo sulle bande selezionate, oppure di funzionare come il C4 che è un compressore multibanda. La qualità del suono è veramente ottima sia se utilizza in modalità opto che electro e la gestione dei parametri è semplice e immediata.

Maxx Bass sulle basse frequenze: Perchè mettere un esaltatore di basse frequenze (Fig. 6) che definiscono “di seconda generazione” e non mettere invece un buon EQ Parametrico? La versione del software è molto potente e agisce veramente bene, permettendo di ricreare la parte audio nelle sue frequenze più basse senza in realtà modificare le armoniche in quella fascia. Addirittura dà la sensazione di udire frequenze basse, che normalmente le dimensioni del cono non permetterebbero di riprodurre in quanto non arrivano a quella banda passante. Come sarà la versione Hardware? Io ho già provato in precedenza il MaxxBass 101 e sinceramente non mi aveva fatto impazzire per un uso da studio, anzi ho preferito in questo caso utilizzare il software Renaissance Bass sempre della Waves.Tuttavia l’ho trovato ottimo per l’utilizzo live, anche su sistemi di amplificazioni di fasce alte. Ad ogni modo, sul manuale si parla di seconda generazione, forse la componentistica sarà migliorata e questa sezione suonerà più presente e senza “sporcizia”? Ebbene si! Dopo svariate prove, mi accorgo che finalmente questa sezione è veramente utilissima, per molte applicazione e, anche se non ho molti parametri su cui “giocare”, non mi fa rimpiangere la mancanza di un EQ e posso fare a meno di accendere il computer sotto questo caldo torrido.

L2 Ultramaximizer Peak Limiter:
Lo strumento non presenta tutti i comandi su cui agire come l’L2 hardware, ma l’algoritmo di massimizzazione del suono processato è identico: si nota immediatamente la straordinaria trasparenza del suono anche al top della massimizzazione del segnale (Fig. 7). Anche in questo caso l’hardware supera il software.

MaxxBCL sotto torchio Prima prova: il“live”
Fortunatamente siamo in estate, non solo periodo di sole e sabbia, ma anche di concerti; mi sono recato con il MaxxBCL sotto braccio ad un concerto dove il fonico stava iniziando il sound check ad un’orchestra stile Big Band. Per coerenza d’informazione diciamo subito che l’impianto era composto da 8 sistemi Nexo PS 15 + LF 1200(sub) completi di controller e pilotati da ottimi amplificatori QSC serie PL, ed un mixer Yamaha M3500. Collegando il MaxxBCL sul main insert , il fonico mi spiegava di non amare più di tanto l’utilizzo di outboards digitali in una catena audio analogica perché, diceva: “potrebbero trasformarsi in un vero e proprio tallone di Achille a causa della loro qualità di conversione AD/DA”.Tra una chiacchierata e l’altra è stato ultimato il soundcheck lasciando la nostra macchina in Bypass e stabilendo di comune accordo di non usare alcun processore di dinamica del service per poter meglio testare la capacità ed il carattere del MaxxBCL. Sugli ultimi ritocchi del missaggio, abbastanza complesso, ho ottimizzato il livello d’ingresso e, rimanendo in Bypass, ho impostato la soglia (threshold) a meno 12 Db, un rapporto di compressione (Ratio) 2:0 con attacco medio (ricordiamo che il release è automatico). Stiamo ovviamente parlando della sezione “ Compressore”. Con l’indice della mano destra pronto sul quadratino illuminato del Bypass! Scambio di sguardi e sorrisi di soddisfazione, compressione “fantasma”, davvero trasparente in particolare nel modo Opto. Perfino l’impeto pettegolo delle 5 trombe è stato sufficientemente controllato. Il fonico contento, gli ascoltatori non si coprono le orecchie e l’impianto è salvo. Conclusione finale del fonico: andiamo al bar a gustare uno shaekerato alla nocciola che qui siamo di troppo!!!
Seconda prova: “piano bar professionale”.
Sono stato a trovare due carissimi amici, due bravi professionisti di disco bar inseriti in un ottimo giro lavorativo sul tutto il territorio nazionale. Mi racconta Francesco (pianista cantante) che l’esigenza di un impianto potente e poco ingombrante è, per il suo lavoro, determinante.Per quello che riguarda l’emissione della sezione medio bassa, media, medio alta e alta, anche con un discreto impianto si riesce ad ottenere un buon risultato, mentre si soffre con la sezione bassa, sempre poco avvolgente e quindi non coinvolgente. Ho collegato il MaxxBCL sul Main Insert del mixer (Mackie Cr16/04 Vlz Pro), collegato a sua volta su un finale Lab Groupen e diffusori Martin modello F12. Sguardo sul nostro apparecchio in particolare sulla zona del MAxxBASS: girando verso destra la generosa manopola ed esagerando (a manetta) portiamo il valore di “Intensità” da 0 a 100 con il filtro HP disinserito e, gira che ti rigira, ci siamo ritrovati a girare in tutta la sala in cerca di un sub nascosto. Abbiamo un poco esagerato, ma questo algoritmo che agisce a livello psicoacustico è davvero evidente e morbidamente efficace fornendo, in più, anche un’ottima compatibilità mono. Inoltre ho settato anche la sezione che ricalca il famoso Loudness Maxxmizer L2 guadagnando con il Treshold e fissando il livello di picco massimo. Si è notato subito un aumento della densità ed una trasparente limitazione, unita a quella plasticità tipica dei dischi definitivi con tanto di Mastering. A questo punto bisognerebbe fare molta attenzione ai sospetti e alle accuse di una esibizione in Playback…
Terza prova: “studio di registrazione”.
A proposito di dischi, sempre con il MaxxBCL sotto braccio ci rechiamo in un recording studio, voce maschile calda come il “soul” in un microfono Neumann modello TLM 103 con cavo Mogami collegato al Pre amp. Millennia Media HV 3, direttamente ai convertitori A/D del MaxxBCL, uscita AES/EBU al registratore multipista Tascam MX 2424 con risoluzione 24 bit/96 Kz, uscita D/A del registratore sul mixer valvolare MB3 della TLA Audio con monitoraggio Genelec 1031 e KRK mod. V88. La conversione del MaxxBCL si è dimostrata davvero impeccabile, dettagliata, di qualità chiaramente professionale. I ripresa, spesso, conviene utilizzare, oltre la conversione, anche il limiter L2,in modo da ottenere un ottimo Headroom di traccia(il tutto usato sempre con parsimonia) e riuscendo a contenere l’eccessivo impeto dell’esecutore di turno. L’ottimizzazione delle tracce potrebbe avvenire anche dopo la ripresa, uscendo dalla registrazione in digitale, entrando nel MaxxBCL e rispedendola (sempre i digitale) al multipista, guadagnando in intensità ed al tempo stesso ottimizzando la gamma dinamica, traccia per traccia, in modo che in fase di mixaggio sarà sufficiente alzare i faders per stabilire un buon equilibrio dell’intero mix. Un altro possibile utilizzo in fase di mix è quello di raggruppare su due sub-master la batteria, percussioni e basso, utilizzando lasezione del compressore, guadagnando così in punch e controllo dinamico, oppure anche sull’intero mix facendo cautela nei settaggi.
Quarta prova: “Mastering”.
L’ultima prova è stata fatta in fase di Mastering, su di una cover poco rielaborata degli Incognito con voce femminile, ripresa e mixata malissimo e con una qualità generale da MP3 (pessima). Già alla partenza del brano ho subito notato poca profondità sullo spettro grave ed un registo medio acuto aspro e vecchio: Dopo circa 40 secondi inizia il canto e la voce si distacca dal mix inmaniera a tratti scollata e fastidiosa. Collegato il MaxxBCL ho cominciato a ridefinire i bassi con il favoloso EQ psicoacustico, impostando il valore intesity a 50, poi inserendo il filtro HP ho effettuato un “anti-Rumble” spazzolando fino a 45 Hz. Subito la differenza è saltata fuori . Infine, ho impostato il compressore sui valori bassi di “Ratio” ed il “Treshold” intorno a – 15 dB, con un attacco velocissimo. Così facendo sono riuscito a contenere la voce nel MIX senza schiacciare troppo l’intero brano. Per concludere sono passato alla sezione L2 per riguadagnare i dB persi in precedenza con la compressione. Il livello qualitativo generale del brano è migliorato notevolmente, tanto da poter rientrare in uno standard di commercializzazione.
Conclusioni:
Quello che viene fuori da queste prove e che sicuramente mi trovo di fronte ad una macchina molto versatile, da poter portare in giro senza l’ausilio di computer con una notevole potenzialità in senso correttivo. Possiamo affermare cheil MaxxBCL ha superato brillantemente tutte le prove affrontate, creando sempre una giusta modifica del materiale audio processato. lo strumento ha un costo abbastanza elevato, ma adeguato a quello che offre il mercato. L’unica nota dolente, per chi possiede un masterizzatore professionale a 24 bit 192 Khz, è l’impossibilità di poterlo sfruttare al massimo per creare un Super Master. Mi sarebbe piaciuto molto se fosse stato implementato anche un compressore multibanda per sfruttare al meglio le possibilità, al fine di ottnere un Mastering professionale senza dover per forza usare altri outboard.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Waves
Modello: MaxxBCL
Website: www.waves.com
Distributore: www.midimusic.it
Prezzo: 2.500 + IVA
Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.
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Fra la miriade di plug-in VST commerciali prodotti da grandi software house estere, fa capolino uno sviluppatore italiano indipendente, Guido Scognamiglio, che mette a disposizione sul suo sito www.soundfonts.it una completa suite di plug-in VST fra virtual instruments ed effects che riproduce strumenti vintage famosissimi come un organo Hammond (ORGANized trio), un piano Rhodes (MrRay SeventyThree), un piano Wurlitzer (MrTramp), un Leslie (MrDonald) e un multieffetti (Effectizer).
L’abbiamo incontrato di persona in un locale partenopeo e successivamente siamo stati invitati nel suo studio privato per strappargli qualche informazione riguardo i suoi prodotti che, secondo i nostri test, non hanno nulla da invidiare ai concorrenti più blasonati.
Antonio Campeglia: Come mai il tuo sito si intitola SoundFonts.it? C’è un nesso fra i soundfonts e i plug-in VST?
Guido Scognamiglio: Nessun nesso, il sito porta ancora quel nome perché fu aperto nel 2000, quando i soundfonts cominciavano a diventare famosi anche in ambito professionale, così ebbi l’idea di creare una sorta di community volta allo scambio di soundfonts free e altre attività, ma poi col tempo la community è sparita e il sito ha mantenuto il nome solo per poterne sfruttare la popolarità. I plug-in VST sono venuti dopo.
AC: Ma il sito è interamente scritto in inglese, come mai?
GS: Perché l’affluenza maggiore viene dall’estero. Scriverlo solo in italiano sarebbe stato un grosso limite.
AC: E come ti è nata l’idea di produrre questi plug-in? Non erano già presenti sul mercato prodotti simili prima ancora che tu ne cominciassi lo sviluppo?
GS: Sì, qualcosa c’era già, ma a me piaceva l’idea di poter creare qualcosa di mio per le mie esigenze. Così cominciai con il simulatore di Hammond, ORGANized trio, che è sempre in continuo perfezionamento. Successivamente è nata la passione per il Rhodes, poi per il Wurlitzer… stavo pensando anche ad un Clavinet D6 ma per quello non sono ancora pronto!
AC: E i nomi dei plugin da cosa provengono?
GS: ORGANized trio proviene da "ORGANized" che era il titolo di un vecchio disco di mio padre che ascoltavo spesso da bambino, interamente suonato con l’Hammond da Chris Waxman; "trio" si riferisce alla struttura upper/lower/pedals. "MrRay" in onore del grande Ray Charles… mitica la scena nel film dei Blues Brothers in cui mostra un vecchio Suitcase 88 alla band. "MrTramp " è ispirato ovviamente ai SuperTramp, gruppo che ha reso famoso il piano Wurlitzer. "MrDonald" in onore al genio di Don Leslie, che ha inventato lo speaker rotante.
AC: Come mai hai scelto la sintesi a modelli fisici e non campionamenti o sistemi ibridi?
GS: Per due fondamentali motivi: primo, perché spesso le librerie campionate hanno bisogno di un lettore di campioni, che comporta un costo addizionale; secondo, perché con i modelli fisici si possono modellare i suoni a proprio piacimento, cosa impossibile da farsi con i campionamenti. E con la giusta tecnica si possono raggiungere risultati eccellenti.
AC: La tua professione è quindi quella del programmatore?
GS: Sì, ma più precisamente io programmo per il web, in particolare creo e gestisco soluzioni di commercio elettronico. La programmazione DSP è più che altro un hobby, e non sono un vero esperto. Ho cominciato a programmare sin dall’epoca del VIC20 e ne sono sempre stato appassionato.
ORGANized trio
Passiamo ora ai test. Tutti i plug-in sono stati testati nell’ottimo EnergyXT di Jorgen Aase ( www.xt-hq.com ) su di un PC Pentium4 a 2800MHz con 1Gb di ram e una masterkeyboard midi. Il primo plugin che abbiamo provato è "ORGANized trio", il simulatore del mitico elettrofono inventato da Laurens Hammond negli anni ’30 (fig. 1 – l’interfaccia di ORGANized trio mostra i tre set di drawbars e tutti i controlli relativi alla percussione, al vibrato/chorus e al simulatore di cassa Leslie incorporato). Il primo preset riproduce il suono tipico usato dal grande Jimmy Smith, molto jazzistico, e la prima impressione è stata quella di trovarsi davanti ad un clone Hammond molto convincente. I drawbar agiscono proprio come nello strumento reale, e ad ogni "manuale" è possibile assegnare il rispettivo canale MIDI (di default, upper sta sul canale 1, lower sul 2 e pedals sul 3) in modo da poterlo suonare come un vero B3 se si hanno 2 masterkeyboards e una pedaliera midi. Sull’upper è possibile attivare la percussione, sceglierne l’armonico, il decay time e il volume. Le sei impostazioni di Chorus/Vibrato sono ben marcate e il keyclick aggiunge quell’attacco aggressivo ottimo per ritmiche e slides. Sulla sinistra dell’interfaccia c’è una sezione Overdrive, per ottenere suoni rock tipici dei Deep Purple, di Emerson Lake & Palmer, e dei grandi gruppi rock degli anni ’60 e ’70. Il simulatore di Leslie ha un suono circolare e avvolgente quando è in modalità slow, ricco ed efficace quando in modo fast; la transizione da una velocità all’altra è veramente realistica e tutti i parametri sono liberamente regolabili. Nel pannello di controllo del plugin, attivabile cliccando sul "gancio" accanto al riquadro dei controlli del Leslie, si possono impostare alcuni importanti parametri fra cui la possibliltà di invertire la risposta dei drawbars ai control change midi, cosicché i fader del nostro controller midi si muovono nella stessa direzione dei drawbars (cioè giù = volume massimo e viceversa); un altro parametro importante è la possibilità di escludere il drawbar 1’ quando la percussione è attivata, proprio come capita in un vero Hammond, limitazione questa dovuta allo schema circuitale dello strumento. Infine, è possibile regolare l’attenuazione globale dei drawbars e la quantità di "leakage", cioè il disturbo armonico presente nel generatore a ruote tonali di un organo vero. L’aspetto fondamentale di ORGANized trio è il suo carattere sonoro, che oltre ad essere dolce e aggressivo all’occorrenza, sa anche farsi notare bene quando inserito all’interno di un mix. Le possibilità di regolare la timbrica globale sono tante e non si può rischiare di avere un suono che resta troppo "dietro". Insomma, in questo simulatore c’è proprio tutto, anche la grafica ricorda molto la struttura elegante e professionale del mitico Hammond.
Produttore: SoundFonts.it
Modello: ORGANized trio
Website: www.soundfonts.it
Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)
Dotazione: 6
Affidabilità: 6
Resa: 6
Qualità/Prezzo: 6
Pro: Ottimi suoni, basso consumo di cpu
Contro: Assenza della polifonia totale
Globale: 6
MrRay SeventyThree
Questo è un simulatore a modelli fisici del mitico piano Rhodes, precisamente di un Mark I seventythree, quello a 73 tasti. L’autore ha preferito simulare il suono del Rhodes così come esce dal jack dello strumento, senza particolari equalizzazioni o simulazioni addizionali di speaker. Per questa ragione, è facile crearsi il proprio suono inserendo effetti esterni in cascata all’output di questo VSTi. Bisogna dire innanzitutto che per essere una simulazione a modelli fisici il risultato è davvero stupefacente: a primo impatto l’impressione è stata quella di ascoltare dei campionamenti, perché il timbro cambia leggermente da nota a nota, esattamente come in un Rhodes vero, ma l’uso della sintesi a modelli fisici abbatte il limite della dinamica che spesso impone il campionamento: qui la dinamica è totale, 127 livelli! I controlli frontali sono semplici ed essenziali (fig. 2 – MrRay SeventyThree, pochi controlli ma essenziali) e permettono di modificare leggermente il suono agendo sugli elementi meccanici del piano: MALLETS regolano la durezza dei martelletti, TINES regolano i rumori metallici, con i comandi TONEBARS si può intervenire sui tempi di decay e di release. Un display in alto a destra indica la curva di risposta dinamica in uso, selezionabile fra Normal, Hard e Linear.
La polifonia è di 32 voci, sufficiente anche per arpeggi impegnati, ma ciononostante l’uso della CPU è molto basso: sul nostro computer abbiamo registrato un picco massimo del 20% con tutte le note di polifonia impegnate.
Un punto a sfavore di MrRay SeventyThree sta nella dinamica, ma forse non è colpa della simulazione ma delle master keyboards: la dinamica di un vero piano Rhodes è molto più estesa, fino al punto che colpendo un tasto con una forza eccessiva si sente il martelletto urtare sulla barra tonale senza quasi produrre alcuna nota. Purtroppo il protocollo midi è ancora a 8 bit e, per determinate applicazioni, mostra palesemente i suoi limiti.
Produttore: SoundFonts.it
Modello: MrRay SeventyThree
Website: www.soundfonts.it
Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)
Dotazione: 6
Affidabilità: 6
Resa: 6
Qualità/Prezzo: 6
Pro: Discreta simulazione, basso consumo di cpu
Contro: Assenza dei presets
Globale: 6
MrTramp
Chi non conosce i SuperTramp? Gruppo mitico degli anni ’70 che ha portato al successo uno strumento come il piano Wurlitzer. Per chi non lo sapesse, il Wurlitzer è un piano elettrico molto simile al Rhodes ma con un principio diverso: mentre nel Rhodes i martelletti percuotono delle barre tonali metalliche facendole vibrare davanti a dei pickup magnetici, nel Wurlitzer il suono è generato dai cosiddetti "reeds", cioè delle lamelle metalliche molto simili a quelle che vibrano in una fisarmonica o in un’armonica a bocca. MrTramp, al pari di MrRay SeventyThree, imita questo strumento quasi alla perfezione attraverso l’uso dei modelli fisici. L’interfaccia è molto simile a quella del fratello Rhodes (fig. 3 – MrTramp, layout molto simile a MrRay73), stesse dimensioni sullo schermo e stesso posizionamento dei controlli. Anche in questo caso, l’imitazione dello strumento reale è curata nei minimi dettagli, come ad esempio il fatto che le ultime 5 note (da sol# della quinta ottava all’ultimo do) non si fermano quando si rilasciano i tasti, perché in un vero Wurlitzer 200 questi tasti non hanno i "dampers" (i feltri che frenano la vibrazione dei reeds). I controlli sono sommariamente gli stessi di MrRay73, ma qui in più c’è l’effetto tremolo incorporato, con velocità fissa a 6 Hertz come nello strumento reale. Anche per MrTramp la polifonia è di 32 voci e il consumo di CPU è molto ridotto.
Produttore: SoundFonts.it
Modello: MrTramp
Website: www.soundfonts.it
Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)
Dotazione: 6
Affidabilità: 6
Resa: 6
Qualità/Prezzo: 6
Pro: Ottimi suoni, basso consumo di cpu
Contro: Assenza dei presets
Globale: 6
Effectizer
Questa è la volta di un VST Effect da usare in insert. Effectizer è stato studiato appositamente per essere abbinato a MrRay SeventyThree oppure a MrTramp (ma è ottimo anche per tante altre applicazioni) e mette a disposizione una semplice simulazione di speaker, un effetto Wah-Wah, un distorsore, un tremolo mono o stereo, un effetto di modulazione selezionabile tra chorus o phaser, uno stereo delay e un reverbero. I punti forti di questo effetto sono il phaser e il tremolo: il primo è un phaser stereo a 2 stadi, molto simile al mitico MXR90 (lo stomp-box usatissimo negli anni ’70 in abbinamento ad un piano Rhodes), mentre il secondo riproduce alla perfezione il tremolo stereo dei piani Rhodes della serie Suitcase. Abbinando Effectizer a MrRay SeventyThree si riesce ad avere un’infinità di timbriche diverse. Anche per Effectizer l’interfaccia è molto intuitiva (fig. 4 – Effectizer mostra i controlli in una sequenza semplice e di immediato utilizzo), i controlli degli effetti sono messi nel loro ordine di concatenazione. L’effetto reverbero non è di grande qualità rispetto ai reverberi digitali che siamo abituati a sentire in applicazioni da studio, ma è più che sufficiente per un suono tastieristico. La cosa interessante è la possibilità di commutare fra un "Vintage stereo reverb" e una simulazione di "Spring reverb", cioè reverbero a molla, quello inventato proprio da Laurens Hammond e a tutt’oggi usato negli amplificatori per chitarra elettrica.
Un altro punto interessante è il simulatore di speaker, attivabile e regolabile attraverso un solo pomello posizionato in alto al centro dell’interfaccia con la dicitura Amp: anziché avere una scelta fra vari tipi di casse acustiche e amplificatori, ruotando questo pomello si passa gradualmente da una sonorità all’altra, passando da un suono tipico dei Marshall a 4 coni a un più morbido Vox… tuttavia si tratta di simulazioni approssimative.
Il tocco di professionalità, invece, è dato dalla possibiltà di sincronizzare i delay e gli LFO all’host clock. Quando questa funzione è attiva, appaiono delle finestrine di pop-up trasparenti mostrando il valore delle relative regolazioni in termini di divisioni metriche (1 bar, 1/4, 1/8, ecc.).
Produttore: SoundFonts.it
Modello: Effectizer
Website: www.soundfonts.it
Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)
Dotazione: 6
Affidabilità: 6
Resa: 5
Qualità/Prezzo: 6
Pro: Buoni effetti di phaser e tremolo
Contro: Effetti di Wah-wah e di distorsione poco convincenti
Globale: 5
MrDonald
La cosa simpatica di questo plugin VST è l’interfaccia: mostra l’interiore di una cassa Leslie in funzione, e gli speaker di alti e bassi ruotano in sincrono con l’effetto prodotto! (fig. 5 – L’interfaccia di MrDonald) Si tratta, infatti, di un omaggio a Donald Leslie, l’inventore dell’omonimo amplificatore per organo elettronico usatto tutt’ora dagli Hammondisti.
Le caratteristiche e il suono sono le stesse presenti nella sezione Rotary Speaker di ORGANized trio.
Produttore: SoundFonts.it
Modello: MrDonald
Website: www.soundfonts.it
Prezzo: Freeware
Dotazione: 6
Affidabilità: 6
Resa: 6
Qualità/Prezzo: 6
Pro: Effetto Leslie convincente, basso consumo di CPU
Contro: -
Globale: 6
Conclusioni
Abbiamo fatto un tuffo nel passato, divertendoci ad ascoltare e suonare gli strumenti più belli degli anni ’60 e ’70 sulla nostra workstation digitale. Nonostante fossimo abituati ai "grandi nomi" del software musicale, questa volta abbiamo avuto la dimostrazione che anche con molta passione e preparazione tecnica è possibile ottenere risultati degni di nota. E la soddisfazione più grossa è che si tratta di prodotti italiani! Ma la cosa che rende imbattibile questa suite è senz’ombra di dubbio il prezzo: tutti i plugin VST di casa SoundFonts.it sono distribuiti in forma Donationware, quindi se ne fate buon uso, non dimenticate di dimostrare all’autore tutta la vostra gratitudine! Sul sito troverete un pulsante PayPal col quale poter richiedere il vostro codice di registrazione personale.
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