Lucid 88192 – Convertitore A/D D/A
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La tipologia di strumento che stiamo per trattare è altamente determinante ai fini della qualità sia iniziale che finale di qualsiasi registrazione o semplice riproduzione di materiale audio. La macchina oggetto di questa prova, come classe di appartenenza, va utilizzata solo per farla “convivere” in una catena audio allo stato dell’arte. Lucid non è affatto uno di quei marchi che girano spesso da queste parti, ma negli USA è conosciutissimo ed utilizzato anche da grossi esperti. Lo scoprirete anche voi attraverso queste prove e vi auguro che questo convertitore possa far parte di quella schiera di nomi super blasonati e conosciuti nel settore professionale ove, tranne qualche eccezione, alcune di queste macchine non valgono i soldi che costano.
Come si presenta:
Il pannello frontale (fig.1) è molto spartano e funzionale con un solo display dove vengono visualizzate tutte le operazioni che stiamo compiendo sulla macchina e una grossa manopola rotativa che gestisce il routing del convertitore e il classico interruttore di accensione. Il pannello posteriore (fig.2) è molto ordinato e la prima cosa che mi salta all’occhio è la scelta della disposizione, progettata secondo un criterio di lavoro “pulito” e professionale, delle AES/EBU separate per gli otto canali, parallele alle I/O Adat e analog. Inoltre, troviamo un I/O per il Word Clock e una porta seriale 232. Prova di ascolto a casa Come descritto sopra, le possibilità di connessione e l’intelligentissimo routing del LUCID ci permettono un’ampia possibilità e versatilità, a cospetto di qualsiasi apparecchiatura, sia in ingresso che in uscita. La prima prova che desidero attuare è quella che si farebbe per una rivista da audiofili, sensibili e capaci di grossa analisi e di spirito critico, spinti da quell’incontenibile esigenza di voler ottenere, anche con grossi sacrifici economici, dei risultati di grande realismo sonoro ove la timbrica e la scena acustica la fanno da padrona. Si prevede quindi una dura prova, ma sicuramente di grande efficacia ed attendibilità. Chiaramente la sezione interessata per questa prova è quella della conversione DA.

Inserisco il LUCID nella mia catena audio personale, degnamente audiofila, comprendente il lettore REGA PLANET, utilizzando in questo caso solo la meccanica collegata tramite un cavo coassiale della Klotz, uscendo poi con AES/EBU per entrare nel Pre e Finale MUSICAL FIDELTY X-PRE, per arrivare poi, tramite degli ottimi cavi a conduzione liquida della SHIMPY, ai bellissimi (fig.3): diciamolo pure, una catena audio di tutto rispetto (da premettere che ci sarà chiaramente anche un reale confronto con i convertitori del mio lettore CD sopra citato).
Giusto per essere pignoli il REGA PLANET è un lettore da circa 3.000 euro. Ascoltando le varie produzioni di generi e nazionalità diverse ho da subito avvertito una grande spinta da parte del LUCID tanto da dover abbassare di almeno la metà il volume del mio PRE dalla posizione solita (primo aspetto positivo: notevole headroom) e credetemi non ricordo un altro convertitore con questa dinamica.Andando a consultare le specifiche stiamo intorno ai 140dB. Incredibilmente la scena acustica con qualsiasi brano diventa più ampia e definita tanto da accorgermi un pò di più dei particolari suoni ghost ed armonici degli arrangiamenti (secondo aspetto: analitico e rivelatore). Inoltre la gamma bassa, in particolare il contrabbasso pizzicato ed il kick della batteria (cassa), acquistano più attacco ma senza slabbrature dinamiche, nel senso che non si scolla ma lascia avvertire palesemente la quantità di compressione utilizzata nel brano. I medi sono presenti e definiti, dotati anch’essi di profondità senza alcun appiattimento e credetemi se vi dico che la musica “è là che va sentita”. Gli alti, invece, vengono restituiti velocissimamente e si presentano nella scena acustica con grande apertura e senza asprezza (terzo aspetto: notevole velocità di risposta ai transienti anche più critici). Il rumore è inesistente e lo potremmo solamente misurare (quarto aspetto: silenzioso). Concludendo possiamo affermare che il LUCID 88192 dona un vero tocco di classe. La preziosa miscela tra vellutata analiticità, superba trasparenza, equilibrio tonale completo e mai barocco, con un ottimo contrasto dinamico, è evidente. Tutte queste sopraffine virtù, rare da trovare nel settore delle produzioni, hanno l’effetto di far scomparire nel breve volgere di qualche minuto l’impianto generatore del suono, così che il redattore si dimentica del soggetto del suo articolo finendo per parlare di quel disco.
Prova di ascolto in studio:
Lunedì 21 Gennaio, ore 21.30: telefonata a casa. “Ciao Antonio Sono Rino Morra, puoi prestarmi il convertitore, abbiamo avuto commissionato un importante lavoro per conto terzi, in questo progetto come fonico c’è anche il tuo amico Luigi Circiello.” A: “Non c’è problema. Passa domani a casa a ritirare tutto, ne approfitterò per confrontare le mie impressioni con gli addetti a lavori presenti in studio.” Il fonico di turno avendo l’esigenza di mixare 16 tracce audio direttamente sul banco, alla vecchia maniera, necessitava di una “pasta vera” trattandosi di un quartetto rock. Non c’è niente di meglio dei filtri di una consolle analogica inglese Soundcraft 3200 (fig.4).

La scheda audio presente in studio è una Motu 896 HD con 8 uscite analogiche e 8 ADAT più 1 AES/EBU. Per questo tipo di lavoro è stato deciso un percorso audio abbastanza semplice, ma efficace: sono state collegate le 8 uscite analogiche del 88192 al mixer,mentre le 8 digitali formato ADAT del 896 HD al Lucid convertendole in 8 uscite analogiche che, a loro volta, sono state collegate alla consolle. Una volta cablato tutto il set up, la macchina ha dato il meglio di se quando ha ricevuto il clock dal mio Big Ben (fig.5), che del resto governa il clock di tutte le macchine digitali connesse. Anche in questo caso si ha subito l’impressione di un prodotto professionale, di quelli che non ti ubriacano a prima vista ma che ti gratificano giorno per giorno, utilizzo per utilizzo, restituendo mix mai confusi dai suoni impastati, in quanto i convertitori suonano sufficientemente neutri e precisi con una buona dose di apertura e rispettosi della sorgente immessa. I bassi sono sempre solidi, mai sbavati, i medi dettagliati e rotondi e gli alti liberi, tridimensionali e mai aspri. Paragonato, invece, ai convertitori Apogee presenti in studio (Rosetta 200) difettano di quella “analogicità” in alcuni contesti musicali (rock, pop, blues), in quanto questi ultimi restituiscono quel suono più caldo e analogico, quasi come se passasse da un nastro senza impurità. Ma questo suo “limite”, può essere in molti casi un vantaggio soprattutto in quei contesti musicali dove si necessita indiscutibilmente di un suono “trasparente” di indubbia qualità e precisione. In questo specifico caso, anche se il prodotto doveva mantenere un gusto e una pasta sonora molto vintage ed analogica, si è preferito alla fine riversare tutto su due canali del 88192, in quanto sia il mixer che gli outboard presenti in sala avevano carattere da vendere e, di conseguenza, si è optato di non dare un ulteriore colorazione al segnale.

Conclusioni:
Mi sono reso conto attraverso l’ascolto approfondito, come questo illustre “sconosciuto” fornisca un risultato audio che va ben oltre il suo marchio che da noi in Italia è ancora, sfortunatamente,“anonimo”. Udite! Udite! La produzione è di casa SYMETRIX, ricordate il vecchio e glorioso 528 (fig.6) che ha letteralmente anticipato la cultura del channel-strip professionale? Cari signori il “mondo ormai è digitale”… purtroppo! I convertitori hanno il gravoso compito di trasferire il vero analogico in dati digitali, poi se tutto ciò viene effettuato con una macchina come il nostro LUCID, i risultati saranno a dir poco soddisfacenti.

Diciamocela tutta, ci sono 24bit e 24bit e quelli forniti dal LUCID sono niente male. Consiglio l’88192 a tutti quei professionisti ed anche semi-pro che non sono stati soddisfatti dal loro convertitore, sia esso integrato in DAW oppure separato. Per sfruttare al meglio le notevoli caratteristiche di questo oggetto non è consigliabile integrarlo con preamplificatori o harwdware inadeguati o di scarsa qualità. Esprimendo qualche commento più da misure diciamo che la risposta di frequenza è molto lineare sia per i segnali enfatizzati che non enfatizzati; la diafonia si mantiene su livelli molto elevati su tutta la gamma; l’impedenza in ingresso ed uscita rende questo convertitore compatibile con qualsiasi apparecchiatura persino con le meno nobili, meglio comunque interfacciarlo con quelle “degne” al di là dei gusti; le distorsioni sono davvero molto basse. La gamma dinamica è sicuramente il pezzo forte del convertitore LUCID; il rapporto segnale/rumore ha dei valori ottimi confermando la silenziosità del circuito. Complessivamente, quindi, le prestazioni sono davvero notevoli, ricordandovi inoltre che il LUCID le offre su otto canali. Un oggetto tecnologicamente avanzato, ma ovviamente attendibile e convincente sul piano musicale, come un veicolo ben collaudato dal quale nulla potremmo aspettarci se non il meglio. Non avviene spesso che una macchina da musica si ponga in modo tanto sfacciato al centro dell’attenzione. Non contento, ho voluto rendere partecipe altri professionisti e collaboratori (fig.7) per trovare conferme in positivo o in negativo.
Alcune di queste testimonianze hanno trovato nel LUCID una grande neutralità e precisione, altri di essi a causa di questa troppa neutralità lo ritengono poco musicalmente “caldo”. Personalmente ritengo il LUCID un convertitore piuttosto sensibile al tipo di catena audio e non penso affatto che spetti al convertitore offrire carattere. A questo possono provvedere tranquillamente, se lo si cerca, il microfono prima di tutto, il preamplificatore, l’amplificatore o le casse da ascolto. Ritengo il convertitore paragonabile a delle lenti di una macchina fotografica che devono soltanto catturare quanta più definizione possibile. Poi, se per altri motivi, la si vuole personalizzare o volutamente “sporcare” possiamo scegliere di stampare la foto su tipi di carte particolari o con colori particolari. Il giudizio finale rimane molto positivo per le qualità sonore, per la sobrietà del design, per la semplicità del software di gestione, per la professionalità in generale del progetto. Il software di gestione è semplice ma completo (non ho mai dovuto aprire il manuale per verificarne le funzionalità). Per le mie aspettative avrei preferito una connessione diretta alla DAW, magari con una scheda PCI (express for me) e una firewire con la gestione software del routine, ma pare che questa lacuna verrà presto colmata. Concludo dicendo che con questa elettronica digitale la parola d’ordine è trasparenza assoluta, altissima risoluzione anche a livelli minimi di segnale ed un equilibrio timbrico perfetto, capace com’è di svelare ogni particolare del messaggio musicale senza dare l’impressione di “forzare” l’esecuzione. Il difetto? Ve ne posso raccontare due completamente opinabili essendo solo opinioni appartenenti alla sfera del gusto personale: se cercate una qualsiasi sorta di forzata caratterizzazione il LUCID non è il convertitore che fa per voi, poiché potrebbe lasciare deluso chi, mentre lo utilizza, si aspetta sensazioni “forti” o tinte particolari. Come si usa dire nel gergo degli audiofili, ha dato l’impressione di “non suonare”, nel senso di non aggiungere nulla in più al programma musicale. Questa affermazione a qualcuno potrebbe somigliare ad un difetto celato, mentre per altri è un valore aggiunto. Io, come già affermato, appartengo a questi ultimi. In questi casi, quando una macchina presenta risultati performanti a prova di misurazione, quindi composta da ottimi componenti messi insieme da un progetto serio, la scelta diventa un fatto di gusti. Stavolta davvero concludo e lo faccio con uno sfogo: è possibile mai che le apparecchiature digitali per quanto ben congeniate, debbano costare sempre così tanto, lasciandoci dopo un brevissimo lasso di tempo a confrontarli paradossalmente sotto tutti i punti di vista (economico e performante) con i nuovi modelli dello stesso apparecchio che riescono ad offrire a metà prezzo il doppio delle prestazioni? Questo sfogo potrebbe rappresentare un altro difetto ma chiaramente non è rivolto esclusivamente al LUCID, ma al mondo digitale in genere. Avete mai aperto apparecchiature digitali? Alla fine ci si ritrova a chiedere: cosa ho comprato? Non c’è niente qui… mi hanno fatto “il pacco”…? E pensare che quell’amico ha venduto quel microfono degli “anni ‘60” ad un prezzo strabiliante. Si! La dura realtà è proprio questa. Non mi resta che apprezzare il fatto che il LUCID, a parità di prezzo, offre la stessa qualità professionale di quell’altro convertitore di soli due canali. Questo potrebbe essere un buon motivo per andarlo a provare nel vostro negozio di fiducia.
Sguardo all’architettura interna:
L’utilizzo di convertitori esterni apre il panorama a tutta una serie di problematiche quali il sincronismo tra le varie parti digitali (master clock) ed il fatto che oggi il progresso tecnologico è così veloce che la tecnologia di riferimento di oggi, già domani (“domani” reale e non metaforico) è presente in prodotti prosumer se non consumer. Già oggi nelle schede audio di qualità troviamo convertitori e componenti di riferimento assoluto. In un home e/o project studio è opportuno investire il proprio denaro in una scelta di questo tipo oppure, presa una buona scheda audio (che poi se escludiamo i preamplificatori microfonici o altre utility, è un convertitore audio con interfaccia diretta per pc), riservare il resto del budget ad altre apparecchiature che possono fare maggiormente la differenza a parità d’investimento? Lucid dal latino lux “luce”: è appunto in questa sezione che mettiamo in luce anche l’interno del nostro apparecchio che abbiamo testato, analizzando, ma senza annoiarvi, alcuni componenti principali che determinano una qualità del suono ineccepibile. Iniziamo con il pannello frontale, ben curato e sobrio con un display centrale di ottima fattura e chiaro. Aprendolo (fig.8) noto un’altissima ingegnerizzazione (analoga a quella osservabile nella costruzione di computer), d’altronde trattandosi di convertitori non poteva essere diverso.

A primo sguardo i componenti utilizzati sono degli standard di riferimento assoluto come Cirrus Logic, Analog Device,Texas Instrument, che accoppiati ad un’ottima circuitazione ed un ineccepibile progetto, sono certamente responsabili del risultato finale. Andando più nel dettaglio e analizzando con più accuratezza il percorso audio ci saltano subito all’occhio gli integrati Cirrus mod. CS 5381 (fig.9), che assolvono il compito di convertitori analogici/digitali e filtro anti-alias, a 24 bit per canale, con un campionamento superiore a 200Khz per canale. Inoltre l’ADC è costituito da un modello di architettura differenziata con un ottimo rapporto segnale rumore; si aggiunge poi il chip Pga 2311u della Texax Instruments che regola i livelli del segnale in ingresso. Infine ci sono componenti passivi (resistenze, condensatori con tolleranze molto basse).
La casa costruttrice “Analog Device” è una nota società americana specializzata in chip di altissima qualità; nel nostro Lucid troviamo l’ADSP BF 532 (fig.10) il cui compito è quello di controllare e gestire i segnali con un software integrato: si potrebbe definire un piccolo computer all’interno di un sistema audio. Questo processore chip singolo è specifico per applicazioni Multimediali e comunicazioni digitali ed ha moltiplicatori a 16 bit, due Alu a 40 bit, 4 Alu video a 8 bit, due accumulatori a 40 bit e uno shifter a 40 bit. Non ci immergiamo troppo negli abissi elettronici di questo, ma possiamo dirvi che la programmazione è affidata ad un ambiente software facilitato derivante dal C++ ovvero il Visual DSP++ nativo dalla Analog Devices e il kit di programmazione (trial version) e’ scaricabile su sito internet www.analog.com/processors/VisualDSP/testDrive.html

INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: ChanderLimited
Modello: Lucid 88192
Website: www.lucidaudio.com
Distributore: www.feel.it
Prezzo: 3.280,00+IVA
Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.
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(Italiano) Waves MaxxBCL – Processore Hardware
Posted by Antonio Campeglia on F j, Y · 2 Comments
Che cosa è il MaxxBCL? Un’ evoluzione Hardware dei prodotti già esistenti della Waves oppure un costoso ibrido creato solo per “spillare” a noi poveri utenti che cerchiamo sempre strumenti nuovi per migliorare i nostri prodotti audio? Per questo test non mi sono fatto prestare lo strumento dall’ importatore, ma sono andato a provarlo direttamente in un noto studio di Mastering nell’ interland napoletano che mi ha lasciato per una decina di giorni a disposizione la sua struttura e perfino l’automobile….
In un mondo che tiene sempre più conto della velocità con cui si realizza un prodotto, facendo largo uso dell’automazione, del virtuale, dei plug-in, e dei DSP opzionali per accelerare la velocità di calcolo del computer, ci sono ancora dei superstiti, i quali ancora credono che un buon analogico o un buon ibrido, come in questo caso, possano dare al nostro suono una tavolozza di colori più ricca di sfumature rispetto ad un sistema integrato tutto all’interno del computer. Sicuramente il punto di forza di tali sistemi non è la grande quantità e qualità di sfumature che si possono operare sul suono. Ho avuto qualche anno fa la fortuna di poter apprezzare anche i prodotti della Waves, nel mio piccolo studio di Mastering per conto terzi, utilizzando un PC (vi prego a voi puritani del Mac di non storcere il naso…) una scheda audio RME 9652 ed un convertitore RME AD 96, una scheda Mykerinos della Merging Tecnologies, una serie di plug della Waves originali costati poco meno di 2 milioni del vecchio conio, un compressore Millennia modello Twincomp TCL 2, due coppie di casse (B&W modello Nautilus 805 e le Dynaudio modello AIR 10). Pensavo di avere un ottimo studio, certamente non paragonabile al Nautilus, o al Metropolis di Londra ma riuscivo ad ottenere un ottimo prodotto in quanto, a differenza di studi più blasonati, avevo un piccolo punta di forza: il tempo. Un giorno, mi fu proposto di provare L2 hardware della Waves. Non avevo alcuna intenzione di comprarlo e asserivo che con i miei strumenti potevo far a meno di questo outboard, in quanto gli algoritmi del software e dell’hardware in mio possesso erano gli stessi e che ciò che faceva la differenza era solo il convertitore; affermavo che, se avessi voluto investire di più, mi sarebbe bastato sostituire o aggiungere un nuovo convertitore al mio setup. Dopo un po’ mi fu fornito in prova per un mese l’ “L2”… Mi sono dovuto ricredere, c’era un abisso e dopo un mese ho venduto la mia vecchia Master Akay, il Roland MKS 70 con il PG 800 e con poco più di un milione di differenza ho fatto questo nuovo acquisto. Adesso dopo circa 4 anni la Waves mette in catalogo l’evoluzione dell’ L2, che fare? Vendere il mio strumento prima che svaluti come un telefonino oppure vedere se non è solo una macchina vecchia con un look rinnovato? Prima di tutto mi scarico il manuale in Pdf e qui inizia la mia prima delusione, sembra che questa volta la Waves abbia fatto un buco nell’ acqua, non si sia inventata niente, abbia solo riunito in un una outboard 3 dei suoi prodotti di punta, l’esaltatore di basse frequenze Maxx Bass di seconda generazione, il compressore C1 e infine e l’enfatizzatore L2. Non trovo neppure un trafiletto che mi fa sperare che il compressore sia multibanda come il C4, che delusione, ma io sono testardo, voglio sentirlo e provarlo.
MaxxBCL Interfaccia utente lato frontale:
Il MaxxBCL si presenta in formato rack di 2 unità di colore nero (Fig.1) con un controllo globale (Fig. 2) mediante led luminosi, dove si possono visualizzare il sample rate, la sorgente sonora selezionata in ingresso (analogica o digitale), la sorgente di sync e la quantizzazione. E’ presente una sezione per memorizzare fino a 4 preset (Fig.2-2), un controllo mediante led del segnale d’ingresso (Fig.2-3), 2controlli rotativi (left e right) a scatto per tarare il segnale analogico d’ingresso (Fig. 2-4), una sezione di parametri dedicata solo al compressore (C1) (Fig.2- 5), i tasti per la selezione delle modalità Bypass, Opto/Electro, controlli di Threshold, Ratio e Attack, la funzione proprietaria ARC AutomaticRelease Control, il gain automatico ed infine uno switches per la commutazione dei due processori Comp-Bass oppure Bass-Comp. Proseguendo sulla destra troviamo una sezione di parametri dedicata solo al MaxxBass di seconda generazione (Fig.2-6), la cui frequenza è regolabile da 25Hz a 120Hz con una percentuale di mixaggio delle armoniche dallo 0 al 100%. E’ presente, inoltre, un filtro Passa-alto con opzione “solo armoniche”. Infine troviamo una sezione di parametri dedicati al Limiter, con threshold regolabile (Fig.2-7), un tasto di Bypass e uno per il link, un celling di uscita regolabile ed un controllo mediante led luminosi del segnale di uscita. (Fig. 2-8).
MaxxBCL Interfaccia utente lato posteriore: (Fig.3) Connessione per il cavo di alimentazione con controllo di voltaggio selezionabile (Fig 4-1), Word clock provvisto di interfaccia di sincronizzazione (Fig.4-2), una sezione per i vari tipi di ingressi digitali, ottici, spdif, e coassiali, con un interruttore per passare dal sistema ottico a quello coassiale (Fig.4-3) ed infine una sezione che riguarda tutti i tipi di ingressi e le uscite analogiche con relativi switch (Fig.4-4). Sfortunatamente non è possibile sfruttare le uscite simultaneamente: sarebbe stato comodo mandare le due uscite canon bilanciate nel master e le due uscite Jack alle casse monitor.
Compressore: I processori dinamici della Waves sono tra i più appezzato dai fonici. Essi possono agire selettivamente su bande di frequenza definibili dando una precisione altamente tecnica in special modo a livello correttivo, ideale in fase di mixaggio (Fig.5). La funzione hardware sul MaxxBCL, a differenza del software, non ha la possibilità di scegliere un range di frequenze da utilizzare contemporaneamente funzioni di compressore/expander/gate solo sulle bande selezionate, oppure di funzionare come il C4 che è un compressore multibanda. La qualità del suono è veramente ottima sia se utilizza in modalità opto che electro e la gestione dei parametri è semplice e immediata.
Maxx Bass sulle basse frequenze: Perchè mettere un esaltatore di basse frequenze (Fig. 6) che definiscono “di seconda generazione” e non mettere invece un buon EQ Parametrico? La versione del software è molto potente e agisce veramente bene, permettendo di ricreare la parte audio nelle sue frequenze più basse senza in realtà modificare le armoniche in quella fascia. Addirittura dà la sensazione di udire frequenze basse, che normalmente le dimensioni del cono non permetterebbero di riprodurre in quanto non arrivano a quella banda passante. Come sarà la versione Hardware? Io ho già provato in precedenza il MaxxBass 101 e sinceramente non mi aveva fatto impazzire per un uso da studio, anzi ho preferito in questo caso utilizzare il software Renaissance Bass sempre della Waves.Tuttavia l’ho trovato ottimo per l’utilizzo live, anche su sistemi di amplificazioni di fasce alte. Ad ogni modo, sul manuale si parla di seconda generazione, forse la componentistica sarà migliorata e questa sezione suonerà più presente e senza “sporcizia”? Ebbene si! Dopo svariate prove, mi accorgo che finalmente questa sezione è veramente utilissima, per molte applicazione e, anche se non ho molti parametri su cui “giocare”, non mi fa rimpiangere la mancanza di un EQ e posso fare a meno di accendere il computer sotto questo caldo torrido.
L2 Ultramaximizer Peak Limiter:
Lo strumento non presenta tutti i comandi su cui agire come l’L2 hardware, ma l’algoritmo di massimizzazione del suono processato è identico: si nota immediatamente la straordinaria trasparenza del suono anche al top della massimizzazione del segnale (Fig. 7). Anche in questo caso l’hardware supera il software.
MaxxBCL sotto torchio Prima prova: il“live”
Fortunatamente siamo in estate, non solo periodo di sole e sabbia, ma anche di concerti; mi sono recato con il MaxxBCL sotto braccio ad un concerto dove il fonico stava iniziando il sound check ad un’orchestra stile Big Band. Per coerenza d’informazione diciamo subito che l’impianto era composto da 8 sistemi Nexo PS 15 + LF 1200(sub) completi di controller e pilotati da ottimi amplificatori QSC serie PL, ed un mixer Yamaha M3500. Collegando il MaxxBCL sul main insert , il fonico mi spiegava di non amare più di tanto l’utilizzo di outboards digitali in una catena audio analogica perché, diceva: “potrebbero trasformarsi in un vero e proprio tallone di Achille a causa della loro qualità di conversione AD/DA”.Tra una chiacchierata e l’altra è stato ultimato il soundcheck lasciando la nostra macchina in Bypass e stabilendo di comune accordo di non usare alcun processore di dinamica del service per poter meglio testare la capacità ed il carattere del MaxxBCL. Sugli ultimi ritocchi del missaggio, abbastanza complesso, ho ottimizzato il livello d’ingresso e, rimanendo in Bypass, ho impostato la soglia (threshold) a meno 12 Db, un rapporto di compressione (Ratio) 2:0 con attacco medio (ricordiamo che il release è automatico). Stiamo ovviamente parlando della sezione “ Compressore”. Con l’indice della mano destra pronto sul quadratino illuminato del Bypass! Scambio di sguardi e sorrisi di soddisfazione, compressione “fantasma”, davvero trasparente in particolare nel modo Opto. Perfino l’impeto pettegolo delle 5 trombe è stato sufficientemente controllato. Il fonico contento, gli ascoltatori non si coprono le orecchie e l’impianto è salvo. Conclusione finale del fonico: andiamo al bar a gustare uno shaekerato alla nocciola che qui siamo di troppo!!!
Seconda prova: “piano bar professionale”.
Sono stato a trovare due carissimi amici, due bravi professionisti di disco bar inseriti in un ottimo giro lavorativo sul tutto il territorio nazionale. Mi racconta Francesco (pianista cantante) che l’esigenza di un impianto potente e poco ingombrante è, per il suo lavoro, determinante.Per quello che riguarda l’emissione della sezione medio bassa, media, medio alta e alta, anche con un discreto impianto si riesce ad ottenere un buon risultato, mentre si soffre con la sezione bassa, sempre poco avvolgente e quindi non coinvolgente. Ho collegato il MaxxBCL sul Main Insert del mixer (Mackie Cr16/04 Vlz Pro), collegato a sua volta su un finale Lab Groupen e diffusori Martin modello F12. Sguardo sul nostro apparecchio in particolare sulla zona del MAxxBASS: girando verso destra la generosa manopola ed esagerando (a manetta) portiamo il valore di “Intensità” da 0 a 100 con il filtro HP disinserito e, gira che ti rigira, ci siamo ritrovati a girare in tutta la sala in cerca di un sub nascosto. Abbiamo un poco esagerato, ma questo algoritmo che agisce a livello psicoacustico è davvero evidente e morbidamente efficace fornendo, in più, anche un’ottima compatibilità mono. Inoltre ho settato anche la sezione che ricalca il famoso Loudness Maxxmizer L2 guadagnando con il Treshold e fissando il livello di picco massimo. Si è notato subito un aumento della densità ed una trasparente limitazione, unita a quella plasticità tipica dei dischi definitivi con tanto di Mastering. A questo punto bisognerebbe fare molta attenzione ai sospetti e alle accuse di una esibizione in Playback…
Terza prova: “studio di registrazione”.
A proposito di dischi, sempre con il MaxxBCL sotto braccio ci rechiamo in un recording studio, voce maschile calda come il “soul” in un microfono Neumann modello TLM 103 con cavo Mogami collegato al Pre amp. Millennia Media HV 3, direttamente ai convertitori A/D del MaxxBCL, uscita AES/EBU al registratore multipista Tascam MX 2424 con risoluzione 24 bit/96 Kz, uscita D/A del registratore sul mixer valvolare MB3 della TLA Audio con monitoraggio Genelec 1031 e KRK mod. V88. La conversione del MaxxBCL si è dimostrata davvero impeccabile, dettagliata, di qualità chiaramente professionale. I ripresa, spesso, conviene utilizzare, oltre la conversione, anche il limiter L2,in modo da ottenere un ottimo Headroom di traccia(il tutto usato sempre con parsimonia) e riuscendo a contenere l’eccessivo impeto dell’esecutore di turno. L’ottimizzazione delle tracce potrebbe avvenire anche dopo la ripresa, uscendo dalla registrazione in digitale, entrando nel MaxxBCL e rispedendola (sempre i digitale) al multipista, guadagnando in intensità ed al tempo stesso ottimizzando la gamma dinamica, traccia per traccia, in modo che in fase di mixaggio sarà sufficiente alzare i faders per stabilire un buon equilibrio dell’intero mix. Un altro possibile utilizzo in fase di mix è quello di raggruppare su due sub-master la batteria, percussioni e basso, utilizzando lasezione del compressore, guadagnando così in punch e controllo dinamico, oppure anche sull’intero mix facendo cautela nei settaggi.
Quarta prova: “Mastering”.
L’ultima prova è stata fatta in fase di Mastering, su di una cover poco rielaborata degli Incognito con voce femminile, ripresa e mixata malissimo e con una qualità generale da MP3 (pessima). Già alla partenza del brano ho subito notato poca profondità sullo spettro grave ed un registo medio acuto aspro e vecchio: Dopo circa 40 secondi inizia il canto e la voce si distacca dal mix inmaniera a tratti scollata e fastidiosa. Collegato il MaxxBCL ho cominciato a ridefinire i bassi con il favoloso EQ psicoacustico, impostando il valore intesity a 50, poi inserendo il filtro HP ho effettuato un “anti-Rumble” spazzolando fino a 45 Hz. Subito la differenza è saltata fuori . Infine, ho impostato il compressore sui valori bassi di “Ratio” ed il “Treshold” intorno a – 15 dB, con un attacco velocissimo. Così facendo sono riuscito a contenere la voce nel MIX senza schiacciare troppo l’intero brano. Per concludere sono passato alla sezione L2 per riguadagnare i dB persi in precedenza con la compressione. Il livello qualitativo generale del brano è migliorato notevolmente, tanto da poter rientrare in uno standard di commercializzazione.
Conclusioni:
Quello che viene fuori da queste prove e che sicuramente mi trovo di fronte ad una macchina molto versatile, da poter portare in giro senza l’ausilio di computer con una notevole potenzialità in senso correttivo. Possiamo affermare cheil MaxxBCL ha superato brillantemente tutte le prove affrontate, creando sempre una giusta modifica del materiale audio processato. lo strumento ha un costo abbastanza elevato, ma adeguato a quello che offre il mercato. L’unica nota dolente, per chi possiede un masterizzatore professionale a 24 bit 192 Khz, è l’impossibilità di poterlo sfruttare al massimo per creare un Super Master. Mi sarebbe piaciuto molto se fosse stato implementato anche un compressore multibanda per sfruttare al meglio le possibilità, al fine di ottnere un Mastering professionale senza dover per forza usare altri outboard.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Waves
Modello: MaxxBCL
Website: www.waves.com
Distributore: www.midimusic.it
Prezzo: 2.500 + IVA
Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.
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