Umberto del Giudice

Umberto del Giudice LiveComincia la sua attività di cantante tra i banchi di scuola quando il maestro Luigi De Stasio lo sceglie per alcune registrazioni in studio che divennero poi una serie di concerti alla Base Nato di Napoli dal 1990 al 1993, coprendo un repertorio variegato (Stevie Wonder, Elton John, Joni Mitchell, Supertramp, etc). Studia presso l’Accademia Scarlatti di Napoli migliorando le sue attitudini al canto con il contralto Daniela Del Monaco. Dopo 5 anni vissuti negli Stati Uniti dove svolge gli studi di Lingue e Letterature Straniere, nei quali perfeziona la sua dizione inglese nonché la tecnica vocale nel canto presso Bloomingdale School (corsi individuali di “voice craft”), torna in Italia e collabora presso enti in ambito traduzioni. Continua gli studi di canto presso l’Accademia Ferraresi, registra jingle pubblicitari per emittenti radiofoniche, partecipa a concerti tributo come quelli dedicati a Giuni Russo, Stevie Wonder, Joni Mitchell, Elton John tenutisi in giro per l’Italia. Canta su navi da crociera per un breve periodo, segue uno stage teatrale presso “la bottega dei manichini” e un master in dizione e pronuncia inglese finalizzata al canto per poi dedicarsi a progetti musicali personali in ambito progressive rock.
Nel 2005 il compositore Filippo D’Eliso lo sceglie per affidargli l’interpretazione di 6 brani, dandogli anche l’incarico di curarne gli arrangiamenti vocali, per il concerto inaugurale del 23 Aprile per “Maggio dei Monumenti”, chiamato “Cover Gold”, tenutosi alla Sala del Borsino in Napoli con la collaborazione degli Artisti del Coro del Teatro San Carlo di Napoli, nel quale il compositore ripercorre la storia della musica senza alcuna barriera tra i vari generi, da Bizet a Piazzolla, passando per Elton John e Supertramp, creando una perfetta intesa tra classico e moderno, laddove il classico era rappresentato dal mezzosoprano Angela Prota. Lei stessa durante la conferenza stampa per l’evento commentò: “durante la sua audizione non riuscivo a credere che fosse italiano; rimasi colpita non solo dalla sua pronuncia inglese, ma soprattutto da alcuni passaggi vocali quali il legato o il glissato, presi in prestito dal bel canto, ma fusi in una forza interpretativa assolutamente internazionale: una voce -sebbene leggera- fresca e misurata, capace di trasmettere infinita dolcezza soprattutto grazie ad un sapiente uso del falsetto e allo stesso tempo forte e incisiva su brani che richiedono maggiore spessore timbrico”. (Fonte Il Mattino)
Si esibisce poi in vari locali e pub del laziale con musicisti di alto calibro, intervallando cover e materiale originale, rigorosamente in lingua inglese. Non disdegna però i classici della musica napoletana: infatti prende parte al documentario di produzione indipendente franco-americana (“Naples, now and then”) sulla tradizione musicale napoletana, nel quale sono presenti le riprese nelle quali interpreta i brani “I’ te vurria vasà”, “Santa Lucia Luntana” e “Voce ‘e notte” girate per le strade del centro storico di Napoli.
Dal 2005 ad oggi, attraverso l’agenzia di spettacolo Musilab Srl di Roma si cimenta nella reinterpretazione, nelle piazze e in manifestazioni, di brani rock riarrangiati in chiave sinfonica, con sfumature jazz e talvolta anche gospel, suo primo amore. Recentemente è stato pubblicato in edicola un cd tributo a Michael Jackson -contenente delle reinterpretazioni di brani da parte di artisti emergenti- in cui sono state inserite le sue cover di “Man in the mirror” e “Remember the time”.
Svolge regolarmente lavori di traduzioni in contesti letterari-giornalistici, musicali e teatrali per enti pubblici, siti internet e privati.
Il suo ultimo progetto è un concept tour di cover d’autore, “Read me a song” (Leggimi una canzone), già “collaudato” nel circuito laziale e che il cantante spera di poter rappresentare anche in quello campano. A liriche quali quelle di brani come Hejira (di joni Mitchell) piuttosto che Ticking (di Elton John) oppure Soldier’s Thing (di Tom Waits) o come They won’t go when I go (di Stevie Wonder), di brani di diversa “estrazione” musicale, eseguite però in un contesto sinfonico, viene dato un unico comun denominatore ovvero la conferma che la musica è cultura, memoria storica e messaggio allo stesso tempo, affermando che non “sono solo canzonette” come diceva qualcuno..