Universal Audio SOLO 110/610 – PRE a confronto (Parte I)

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Realizzare una comparazione fra prodotti è sempre un’impresa snervante, le variabili in gioco sono molte, e il giudizio è influenzato sia dal gusto personale che dalle precedenti esperienze con apparecchi similari. Quando, come nel nostro caso, il test coinvolge un PRE a stadio solido e uno valvolare, le cose si complicano, si finisce per scontrarsi con due differenti correnti di pensiero, indipendentemente dal tipo di sorgente immessa. Potrà mai esistere un vincitore tra due prodotti che sebbene siano geneticamente eterogenei appartengono pur sempre alla stessa casa produttrice e alla stessa fascia di prezzo? Armatevi di un sacchetto di popcorn, di una buona bibita fresca e affrontiamo questa giungla di opinioni diverse.

L’argomento riguardante la preamplificazione è sicuramente di notevole importanza. Il preamplificatore occupa per definizione il secondo “anello” della catena audio, non per questo però può reputarsi meno importante del microfono, la sua funzione è determinante, spetta a questi infatti il delicatissimo compito di dare corpo e volume al segnale di una qualsiasi sorgente, sia questa microfonica o di linea ; il risultato di questa elaborazione viene poi dato in pasto ai vostri apparecchi, mixer, sistemi di registrazione (analogici o digitali), oppure amplificatori finali. È giusto precisare, almeno in teoria, che il termine preamplificatore non sarebbe del tutto corretto, si tratta a tutti gli effetti, per le funzioni descritte, di un amplificatore. Viene anteposto “PRE” ad amplificatore solo per comodità, per evitare la confusione con una eventuale fase successiva di amplificazione finale. Va da sé, proprio per il suo delicato e sensibile compito nella catena audio, che non bisognerebbe affatto lesinare nel suo acquisto. E’ ammissibile una ricerca timbrica, interfacciando magari determinati tipi di microfoni con determinati tipi di preamplificatori, al fine di ottenere uno specifico “carattere” sonoro, ma in ogni caso deve trattarsi di apparecchiature “serie”; serio non è necessario sinonimo di estremamente costoso, l’importante è poter disporre di una timbrica gradevole, di quel “sound” che non si discosti eccessivamente dalla nostra maniera di ascoltare e produrre musica. I prodotti presi in considerazione dal test riguardano la nuova serie SOLO della Universal Audio, il modello 110 e quello 610.

Quale migliore occasione per provare i 2 nuovi figlioletti della Universal Audio e farli battezzare da una produzione per una fiction televisiva?

Catena audio

Ho utilizzato per questo test 2 computer: Il primo è un portatile Toshiba M40-232 con 2 Gb ram DDR, chipset Intel, HD 80Gb, corredato di un ulteriore H.D. esterno da 300 giga con 16 mega di cache; il portatile in questione è gestito da Cubase SX 3 su cui alloggia l’hardware Kore. Per Il secondo PC trattasi di una DAW Mate M1 (Processore Pentium 4, 3.4 Ghz e 2Gb di Ram) su cui è installata una scheda audio MOTU 896 HD. Il test è stato effettuato collegando le sorgenti sonore mediante un cavo Klotz direttamente sui due preamplificatori, il segnale è stato poi inviato ad un ingresso analogico della scheda audio di turno; il tutto monitorato da due coppie di diffusori, le Dynaudio BM6A e dalle Yamaha NS 10M. La rosa di microfoni a disposizione dello studio era notevole, ma ho preferito comunque affidarmi a modelli di ottima qualità: Neumann U 87 e TLM 103, Akg C414 etc… Per quanto riguarda gli strumenti a corda e a percussione è inutile fare un elenco, ho usato tutto quello che si presentava in studio; ogni qual volta capitava poi un esecutore di strumento timbricamente interessante, gli è stato puntualmente chiesto di prestarsi ad una prova di registrazione.

Descrizione SOLO 610

Il PRE si presenta come una piccola e solida valigetta da viaggio molto bene curata e pesante con una maniglia in alto (Fig.1). Sul pannello frontale troviamo due generose manopole GAIN e LEVEL separate da due led Power e Signal. In basso da destra verso sinistra troviamo cinque switch a leva, il primo è il selettore d’ingresso MIC/DI seguito dal commutatore d’impedenza LO-Z/HI-Z, al centro troviamo la levetta per attivare o disattivare l’alimentazione phantom 48V “+48V/OFF”, continuando troviamo il selettore che permette di tagliare le basse frequenze o di lavorare in flat, LO CUT/FLAT ed infine il controllo per l’inversione di fase sia in ingresso che in uscita OUT/IN. Per la gioia dei chitarristi e bassisti che utilizzano pickup passivi, o per chi come me ama suonare il pianoforte Fender e desidera assaporarlo in tutto il suo splendore, troviamo in basso una linea monofonica DI e infine un’uscita THRU che non risente del processamento del segnale .

Sul retro (Fig.2) troviamo l’ingresso per l’alimentazione POWER IN, il selettore ON (I)/ OFF(0), un uscita in formato XLR posta fra i due selettori a switch LIFT/GND e MIC LINE e un’uscita audio in formato XLR; da notare che tutte le connessioni vantano il marchio Neutrik; questi piccoli particolari denotano la grande qualità nella progettazione dello strumento.

Voce maschile SOLO 610

La voce di questa prova si esprime in lingua madre, (ITA) ha carattere cantautoriale con influenze blues dal timbro leggermente ruvido, che si alterna a quello pulito, si muove dal registro baritono a quello tenore. Dopo qualche “take” per ottimizzare il livello di input, iniziamo a registrare fissando il manopolone d’ingresso su una posizione intermedia (ricordiamo che il controllo (gain) è responsabile del dosaggio delle armoniche valvolari, ruotandolo in senso orario, il segnale ne viene arricchito, viceversa viene mantenuta più linearità). Il segnale generale è molto pulito, restituendo una timbrica esaltante, piena ed ariosa allo stesso tempo; di rilievo le medie centrali dai 1.500 Hz ai 2500, le frequenze non sono per niente fastidiose, perfettamente bilanciate tanto che diventa persino superfluo equalizzare (Stupendo!). Settando infine il GAIN, in maniera generosa ed ottimizzando l’uscita con la manopola LEVEL, si nota da subito un incremento della pasta timbrica intorno ai medio-bassi, precisamente dai 120 Hz ai 400. Quanto alle medio-alte, dai 3.000 ai 5.000, queste divengono eccessivamente sature. Con il tipo di voce in questione, già di per sè calda, si ottiene un risultato timbricamente eccessivo, la voce risulta troppo enfatizzata rischiando di perdere in intelligibilità ed efficacia all’interno del mix. Questo non per denigrare la bontà del prodotto ma solo per evidenziare come questo settaggio tornerà utilissimo per voci sottili, flebili o femminili convenzionali. In ultimo analizziamo anche il comportamento del filtro LO CUT fissato dalla casa a 100 HZ. Una cosa che sento il dovere di dire è che, in questo caso, l’utilizzo del filtro suddetto si è rivelato indispensabile; trattandosi di un microfono Neumann TLM 103, sprovvisto di taglia basso, tutti gli opportuni accorgimenti anti-popping (ho fissato a testa in giù il microfono con il centro della membrana verso la punta del naso per sfruttare il più possibile l’effetto prossimità) non sono bastati, con questo tipo di voce le BUMP sulle consonanti restavano comunque avvertibili (Fig.3). Con l’inserimento del filtro del 610 il problema viene egregiamente risolto senza perdita del valore timbrico generale, nessun sacrificio alla naturale morbidezza timbrica.

Violoncello SOLO 61o

Per questo test, ho avuto il piacere di registrare un bravissimo musicista; sfortunatamente non possedeva, per l’occasione, uno strumento eccellente. Il microfono utilizzato è il Neumann KM 184 (condensatore) (Fig.4) posto a 40 cm dal ponticello. Il suono, passando per il 610, ha acquistato tantissimo “calore”, termine che spesso noi tecnici usiamo quando captiamo una bella sensazione regalata da una buona pasta sonora, una miscela equilibrata di dinamica, presenza e veridicità del suono. Sono del parere che solo una macchina “professionale” sia in grado di fornire questi risultati senza rendere troppo artificiose le “manipolazioni” di un fonico. Capita spesso di agire su uno strumento, con un outboard dedicato alla compressione o alla preamplificazione, per poi accorgersi di avere reso il suono simile a quello di un comune “plug-in” o, peggio, a quello di un preset di una buona tastiera. Spesso la causa è rinvenibile nello scarso contenuto “umano” dell’outboard oppure nella continua ricerca del fonico a voler tirare fuori dalla macchina qualcosa che non ha. Il 610 a mio parere è molto “vivo”, quasi “umano”. Riesce ad evidenziare tutto ciò che di bello c’è nella sorgente sonora senza rendere plasticoso e confezionato il risultato finale.

Violino e Viola SOLO 610

Per quanto riguarda la ripresa del violino e della viola (Fig.5), strumenti che si muovono su registri quasi simili, ho utilizzato un microfono AKG C414 con figura polare omnidirezionale, al fine di esaminare il comportamento del pre anche in riprese di ambiente. Posto ad una distanza di 70/80 cm dal ponticello, anche in questo caso il risultato è stato molto gradevole. Giocando sul controllo di GAIN e di LEVEL sono riuscito a riprodurre in maniera piacevole il suono di questi due bellissimi strumenti, senza snaturare o enfatizzare il segnale originale. In questo specifico caso (la regola vale in generale per la ripresa di tutti gli strumenti acustici) per fare una buona ripresa ho dovuto scegliere dapprima l’ambiente giusto e poi successivamente posizionare il microfono nel preciso punto in cui le orecchie percepivano le sfumature timbriche più gradevoli.

Chitarra classica e spagnola SOLO 610

Gestire il suono di una chitarra classica mi è sempre stato difficile, in quanto, per definizione, il chitarrista di turno è sempre assalito da estemporanee perplessità. Nel nostro caso, il chitarrista aveva sotto mano una bellissima chitarra classica artigianale, avrei preferito adottare per questo tipo di ripresa una tecnica bi-microfonica mediante AKG 414 ULS posizionati in maniera standard, uno a destra e l’ altro a sinistra della chitarra, ma potendo disporre di un solo pre, ho optato per una microfonatura con NEUMANN TLM 103. E’ stata eseguita una performance in stile classico, il risultato finale è stato molto gradevole, ma non eccezionale, leggermente sporche le fasi un cui si i eseguivano degli armonici. Stesso trattamento per una chitarra spagnola, dosando in maniera equilibrata la sezione GAIN con l’OUTPUT, sono riuscito ad ottenere una buona timbrica anche sugli arpeggi (Fig.6); all’aumentare però della velocità di esecuzione (tipo l’assolo di Innuendo dei Queen per intenderci) il segnale dava la sensazione di peccare di intelligibilità e di definizione a causa di un eccessivo arricchimento armonico, pertanto sono stato costretto a diminuire ulteriormente la sezione GAIN per ristabilire il giusto equilibrio.

Flautino artigianale SOLO 610

Uno dei test ha coinvolto un “Flautino Artigianale” di quelli antichi, costruiti dai pastori calabresi. Il suono del flauto era bellissimo ed originale, ma lo strumento, per quanto rurale e genuino, dinamicamente risultava poco rilevabile: bassissimo. Per la ripresa di questo strumento ho optato per il microfono AKG 414.
Sfortunatamente non ho ottenuto il risultato sperato, sufficiente presenza ma suono leggermente snaturato. Questo non è il pre adatto quando ci troviamo a cospetto di segnali troppo deboli che hanno bisogno di una capacità di preamplificazione maggiore e più trasparente.

Over Head SOLO610

Utilizzare questo piccolo gioiellino come preamplificatore microfonico di una batteria è stata un’esperienza davvero interessante. Per questa prova ho dovuto accontentarmi di una ripresa mono anzichè stereo. Il batterista di turno è un jazzista, e gentilmente mi ha regalato un pò del suo tempo per suonare solo i piatti, sia in stile jazz standard, molto sobrio, sia in stile fusion. Per catturare al meglio il suono dei piatti ho posizionato giusto al centro il microfono AKG 414 ad una distanza di circa 50 cm dai piatti (Fig.7): il risultato si è rivelato molto interessante. Devo dire che il SOLO 610 ha svolto questo compito in maniera eccellente, come pochi PRE professionali sanno dare. Ha preamplificato il segnale con grandissima dignità senza snaturare l’attacco, tipico beneficio delle macchine con circuiteria valvolare, e senza mai perdere il contenuto sulle alte; solo quando il batterista ha incalzato con ritmi più serrati il segnale ha iniziato a perdere la sua acutezza transitoria, a nulla è servito cambiare la posizione della ripresa microfonica.

Conclusioni SOLO 610

Tirando le somme, possiamo affermare che ci troviamo a cospetto di un outboard professionale, ottimo per chi non ha grossi budget a disposizione. La circuiteria del PRE è estremamente pulita, il fruscio è inesistente, non si avverte nessun tipo di soffio o di rumore di fondo, sia quando si tende ad esagerare con la preamplificazione, sia quando si cerca di irrobustire un segnale troppo debole. La macchina è molto semplice ed intuitiva, facilmente utilizzabile anche da un fonico non molto esperto, magari alle prime prese con uno strumento professionale. Sono rimasto molto colpito dalla qualità del suono, sinceramente mi aspettavo qualcosa di diverso, una sonorità più “sporca”, che di solito affascina un pubblico con un orecchio non ben educato; spesso ad ingannare un ascoltatore poco esperto è un segnale molto ricco di armoniche ma molto snaturato, infatti un suono molto saturo, in special modo sulle medie e basse frequenze, aiuta a dare corpo anche a voci deboli o “vuote”. Devo dire che il 610 ha proprio un bellissimo suono, un perfetto sodalizio tra dinamica ,”calore” e “pulizia di fondo”, inoltre riesce a svolgere il suo compito con bravura e possiede i requisiti per portare ad un livello accettabile anche i candidati “più deboli di livello”. Mi ha dato proprio l’impressione di una macchina gentile, abbastanza accomodante, flessibile per quasi tutte le famiglie di strumenti, e quando glielo si chiede, sa tirare fuori un carattere forte e deciso ma mai prevaricatore. Il suo “sound” è molto piacevole, posso dire che è una delle poche macchine valvolari di mia conoscenza che riesce a regalare una buona risposta ai transienti veloci quali ad es. un piatto di batteria o suoni di percussioni metalliche in genere. Il grande punto di forza di questo modello è riuscire ad enfatizzare e legare in maniera moderata le basse e medie frequenze senza perdere intelligibilità nel suono, si avverte una grana setosa sulla parte alta dello spettro senza perdite di contenuto, anche tra gli 8000 e i 10000 Hz, Si tratta di una prerogativa di solito propria a macchine economicamente inavvicinabili per parecchi utenti, il vantaggio e’, come dicevo, che si rende spesso superfluo l’intervento dell’equalizzatore. Le “manopolone”, dall’aspetto vintage, sono sensibilissime ad ogni minimo movimento, anche la leva LO CUT agisce con discrezione senza creare un drastico buco sulle basse, diciamo che le addolcisce invece di tagliarle, lasciando così il suono sempre caldo e ricco di armoniche. Non dimentichiamoci infine dell’ottima sezione DI e di tutti i relativi vantaggi per gli strumentisti che utilizzano i segnali diretti senza farli passare da una sorgente microfonica (Fig. 8). Se una posizione vuole essere data al nostro SOLO 610, sento di consigliarlo a tutti coloro che hanno problemi con la voce, sia nel caso che non buchi il mix, sia nel caso in cui presenti un senso di “vuotezza” con scarsa espressività, per chi invece desidera dare “corpo” ai propri lavori, sconsiglio vivamente di abbinare a questo pre, trattandosi di un prodotto valvolare, un microfono anche esso valvolare, genererebbe un segnale impastato e grossolano. Finisce qui la prima parte dei PRE a confronto, che cosa ci aspetterà il mese prossimo? Da un lato del ring abbiamo conosciuto e apprezzato un grande campione che il nome già incute terrore “SOLO 610” e dall’altro lato abbiamo il suo fratellino mingherlino “SOLO 110”. Quali saranno i punti forza di quest’ultimo? Che tattica userà per sconfiggere e mettere a tappeto il suo avversario?

Alla prossima puntata…

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