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Universal Audio - Fender 55 Twin Deluxe

Fender 55 Twin Deluxe e Manley VoxBox per UAD.


Mi accingo a parlare della emulazione per sistemi UAD2 di UNIVERSAL AUDIO, sia Apollo che Satellite, di due blasonatissimi strumenti hardware: il primo è il Fender 55 Twin Deluxe, amplificatore vintage per chitarra; il secondo un channel strip che si compone di preamplificatore, compressore ed equalizzatore costruito da Manley, il Voxbox.

Entrambi gli strumenti sono inseriti nel gotha delle rispettive categorie; Universal Audio, come sempre, sceglie un target molto importante e complesso per il suo lavoro di modellazione. Se i risultati sono come quelli del Fatso e dell’Ampex questi due pezzetti di software saranno un altro passetto nel colmare il gap tra il processing analogico e quello digitale, opera che l’azienda porta avanti con successo da più di 10 anni.

Apollo Twin
Apollo Twin
 
Per sfruttare al massimo le potenzialità in tempo reale di queste due modellazioni, mi sono procurato un Apollo twin duo, precedentemente recensita su questo stesso portale, che ci ha aperto rapidamente le porte al processing a latenza zero tramite tutto il parco plugins di UAD.

Per chi non fosse avvezzo al sistema UAD, stiamo parlando di due linee di prodotti, Apollo e Satellite, atti al processing dei segnali tramite processori dsp dedicati, collocati in chassis esterni alla nostra workstation, connessi alla macchina tramite connessioni firewire, thunderbolt o usb. Su questi processori esterni gli unici plugins che girano sono quelli prodotti specificamente per questa piattaforma. La nostra recensione riguarda proprio due plugins di questa suite.

La linea Satellite si compone di processori prevalentemente dedicati al mixing che possono essere comodamente aperti nella nostra DAW preferita nei formati AU, VST e AAX; ma visto che le mandate software ai processori sono fatte attraverso il motore audio della DAW, non sono adatte per la registrazione a latenza zero.

UAD Satellite
UAD Satellite
 
La linea Apollo, invece, affianca ai processori DSP una vera e propria interfaccia audio che varia a seconda delle più disparate necessità e budgets, dalla piccola interfaccia con 2 ingressi e 4 uscite, alle interfacce più grandi con otto preamplificatori oppure con 16 ingressi e uscite di linea; tutte le interfacce della linea Apollo affiancano al software di controllo dei processori DSP un secondo software chiamato Console che, a livello logico, si interfaccia con la scheda audio prima della DAW e ci permette di indirizzare ad essa i segnali nel modo che preferiamo, implementando anche una interessantissima tecnologia chiamata UNISON.
Questa feature ci permette di sfruttare i preamplificatori della scheda, integrandoli con delle modellazioni software di preamp blasonati che, a latenza zero, ci danno la possibilità di emulare il funzionamento delle suddette unità.
Console ovviamente ci permette di costruire dei setup con mandate ausiliarie per riverberare a latenza zero il monitoring, oppure di monitorare delle microfonazioni pesantemente processate da emulazioni di PRE, tapes e ambienti ma registrarle completamente flat; ci consente, insomma, di usare le interfacce Apollo, come una vera e propria console hardware che precede la nostra DAW.

Personalmente sono dell’opinione che per valutare determinate cose l’unico modo non è parlarne, ma ascoltare; per questo motivo quando scrivo questo tipo di articoli cerco di integrare il maggior numero possibile di files. Ogni volta che citerò un file audio, sarà integrato un link per scaricarlo, a 24 bit 44100 Hz, dai server di soundcloud. Il modo migliore di fruire di questi files è quello di aprirli tutti nella nostra DAW, metterli tutti in Mute ed eseguire un SOLO selettivo che ci permetta di apprezzarne le differenze (test A/B).

FENDER 55 TWIN DELUXE

Stiamo parlando di un amplificatore estremamente caratteristico, dal suono votato a un certo tipo di performance, quindi bisogna essere molto cauti con i giudizi.
Forse per una emulazione di questo calibro, essendo il primo endorsement con Fender, ad Universal Audio avrebbe giovato un modello un po più generalista. In ogni caso, potrebbe esserci una grossa richiesta di questo tipo di emulazione che non è coperta da competitors.
L’emulazione offre tre tipi di cono, JP12 / J120 / GB25; vari ingressi mic e instrument accoppiabili, oltre ai normali controllers del De Luxe, un ricco pannello per le microfonazioni (sarebbe ottimo se si potesse integrare con il sistema di microfonazione del Ocean Studio Plugin, ma pare che non sia così). I microfoni emulati comprendono due modelli dinamici, due a nastro e un condensatore.

Appena inserito il cavo della chitarra nell’ingresso HI-Z dell’ interfaccia audio viene riconosciuto il segnale da quell’ingresso.

Abbiamo passato molto tempo a sperimentare varie timbriche tra preset e combinazioni, anche tramite l’utilizzo di altri processori. L’impressione generale è che l’emulazione è meravigliosamente dinamica, sia sui puliti che sui distorti. La dinamica raggiunge livelli sorprendenti, anche in momenti intensi di drive in cui spesso nelle emulazioni software i transienti vengono ingoiati dal marasma della distorsione armonica e le sfumature ritmiche tendono a morire.

Roberto Frattini
Roberto Frattini
 
Dopo una mezz’ora di testing abbiamo realizzato che il monitoring attraverso le casse della regia non era credibile, perché, a determinati settings dell’amplificatore, il chitarrista non avrebbe percepito delle pressioni così basse. Per rendere l’idea dinamica, il monitoring doveva essere proiettato attraverso speakers più potenti. Abbiamo, perciò, predisposto una cassa amplificata in sala di ripresa, monitorante l’uscita della Workstation. Il risultato è stato davvero incredibile. La sensazione di avere una pressione nella stanza riconducibile a quella che avrebbe prodotto l’amplificatore reale ha aumentato decisamente il feeling del performer rispetto al semplice ascoltarsi dalle casse monitor della regia. Questa esperienza ha messo in evidenza la caratteristica più importante di questa emulazione: una dinamica incredibile, ascoltata solo quando si microfona un vero Deluxe, una precisione dei transienti impressionante, un aumentare dinamico della saturazione a seconda dell’intensità della performance di una naturalezza unica che personalmente non ho mai riscontrato in una emulazione di un ampli, anche negli stessi softube della piattaforma UAD.

UAD - Fender session
UAD – Fender session
 

Segue un elenco di file audio che abbiamo compilato con una breve descrizione.

BRITISH STUDIO BLUES – mi piacciono molto le armoniche aggressive ma non aspre, l’attacco delle note è definito e leggibile. Tutte le sfumature dinamiche perforiate sono leggibilissime.

LEAD – questo suono è davvero “piercing”. Piccolo e adeguato al suo scopo con le armoniche estremamente dense. Bellissimi transienti.

NASAL CRUNCH – sarà anche nasal, ma i bassi sono evidenti e rendono molto completo questo timbro. La cosa che mi stupisce ancora una volta è la definizione dei transienti e il sapore morbido di armoniche aggressive ma composte.

SOLO DELUXE – molto meno composto degli altri esempi audio, questo suono spiccherebbe in ogni mix. Ottimo il passaggio tra il chord e il lead, a mia opinione la resa è estremamente naturale.

SUPERCLEAN – L’ho tenuto apposta per ultimo, i passaggi a 17 e 29 secondi a mia opinione sono il vero biglietto di presentazione di questa modellazione, provate ad ascoltarlo con un volume bello sostenuto. Una dinamica simile in una emulazione non l’ho mai ascoltata.

Manley VOXBOX

Ho avuto la fortuna di usare questo hardware per molto tempo e lo conosco davvero bene;
Personalmente, credo che avrebbe potuto chiamarsi bassbox, voxbox, acusticguitarbox, “tutto” box, perché è un canale incredibile, al suo preamplificatore valvolare aggiunge un compressore optoelettrico simile in velocità agli optoelettrici classici della UREI ma con l’aggiunta di 5 preset di attacco e rilascio che lo rendono molto versatile. Oltre a un de esser, compare una versione estesa del MEQ, mid range equalizer che pero’ arriva, come il Pultec, a toccare molte altre isofrequenze.

Il test del Voxbox è stato molto esteso, per non creare un labirinto di file ho cercato di focalizzarmi essenzialmente sulla voce anche se sono stati condotte altre diverse prove.

VoxBox
VoxBox
 

L’idea che me ne sono fatto è che questo non è plugin qualsiasi, e finché non lo si prova non si può avere un termine di paragone.
Come si evince dal file flat registrato con il preamplificatore della Apollo senza funzionalità UNISON, la voce acquista corpo, brillantezza e un punch naturale già nel secondo processing che prevede solo l’accensione del preamplificatore.

Seguono dei file dimostrativi con delle piccole note esplicative. Per apprezzare appieno le differenze consiglio di effettuare dei test A/B come precedentemente descritto, specialmente per questo test.

DIRECT APOLLO PRE con Akg c414 – questo è il PRE dell Apollo, con il filtro built-in attivato.

VOXBOX PRE – il profilo dei medio alti comincia a diventare più fermo così come la dinamica dei mediobassi; la densità armonica cresce intorno alle frequenze del parlato, che forse avrebbero beneficiato di meno guadagno.

VOXBOX PRE + COMP la voce è decisamente più ferma anche se l’interazione del compressore non è drastica, si avverte un piccolo gap di release a metà della parola “poche” dopo il glissato, che non fa altro che evidenziare la naturalezza del comportamento del processore. Grazie all’azione del compressore la densità armonica sulle frequenze 3500/7000 è diventata meno aggressiva. Bellissimo!

VOXBOX PRE + COMP + EQ Non che la ripresa avesse, a mio avviso, bisogno di un eq, ma è li…che fai, non lo provi? E’ una pratica che di solito non utilizzo ma ho pensato di snellire ulteriormente la voce e provare a dare un boost oltre le frequenze del parlato per vedere come reagisce il segnale. Risultato interessante.

VOXBOX PRE + COMP + EQ + HEAVY DE ES: ok, siamo in ballo con l’over processing in performance, balliamo. Per me il risultato è estremo ma efficace. Sono così cauto perché non sono avvezzo a processare così tanto in registrazione, ma se i risultati fossero sempre così definiti mi lascerei prendere la mano più spesso.

Di solito nelle mie conclusioni decido se acquistare o meno il plug in, e devo dire che il Fender, nonostante non abbia mai ascoltato nulla del genere, se non da un Fender posto a 30 centimetri dalla mia testa, non sarà presumibilmente uno dei miei prossimi acquisti, perché non è nel target delle mie usuali produzioni.
Se però dovessi affrontare qualche produzione rock, blues o country sicuramente i miei 199 euro sarebbero ben spesi.

Discorso diverso per il Manley Voxbox.

Trovo estremamente vantaggioso usare delle emulazioni di preamplificazione durante il mix: tendono a colorare il segnale riducendone la gamma dinamica senza doverla comprimere, il che rende l’utilizzo dei compressori più delicato, senza avere la necessità di usare setting troppo drastici. C’è da dire che, a differenza del Vision Channel API o dell’88rs NEVE (sempre per piattaforma UAD) , è’ un dispositivo davvero affamato di cpu; sulla mia Satellite octocore, in mix posso aprirne 8. Ma per la capacità timbrica di questo gioiello (riesce a fermare un basso elettrico senza applicare un inviluppo di compressione…), per me vale assolutamente la pena spendere questi 299 euro. L’utilizzo con dispositivi UNISON è una manna dal cielo e mette lo stesso performer nella condizione ottimale di lavorare con una voce processata, che gli permetta di aggiungere sfumature e particolari rispetto al lavorare con un segnale flat. UN MUST HAVE.

NOTE E RINGRAZIAMENTI

Per i due test mi sono avvalso di due fantastici musicisti ed amici, entrambi connotati da una spiccata e brillante vocazione per la black music: Roberto Frattini, chitarrista turnista e cantautore, che ha prestato la sua opera per il test sul Fender, e Massimiliano D’Alessandro, chitarrista, cantante e cantautore che per gentile concessione di Casa Lavica Records, ci lascia dei frammenti di voce con cui valutare le prestazioni del Voxbox.

Massimiliano D’Alessandro - Pic. Valentina Schiano
Massimiliano D’Alessandro – Pic. Valentina Schiano
 
Ringrazio infine tutte le persone che hanno reso possibile questi miei piccoli test: Roberto Frattini (di cui allego discografia in calce), Massimiliano D’Alessandro e Casa Lavica, nonché la struttura dove sono stati effettuati i test: L’arte dei rumori studio di Silvio Speranza in Marano di Napoli.

Roberto Frattini, “La memoria delle maschere”, 2014, Psych Up Melodies;
Victorzeta e i Fiori Blu, “Dans le rêve”, 2013, /Bulbart/Fullheads/Audioglobe

Buon ascolto e buona comparazione a tutti voi.

Giovanni Roma

DEMO AUDIO

Fender UADSuper Clean – Output – Stereo Out
Fender UAD Solo Deluxe – Output – Stereo Out
Fender UADNasal Crunch – Output – Stereo Out
Fender UADLead Output – Stereo Out
UAD – DIRECT APOLLO PRE con Akg C414 – Output – Stereo Out
UAD – VOXBOX PREOutput – Stereo Out
UAD – VOXBOX PRE + COMPOutput – Stereo Out
UAD – VOXBOX PRE + COMP + EQOutput – Stereo Out
UAD – VOXBOX PRE + COMP + EQ + HEAVY DEESOutput – Stereo Out



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