Array ( [feed] => feed ) Age of Audio http://www.ageofaudio.com Music Magazine Fri, 23 Jun 2017 06:22:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8 http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2015/09/cropped-logo-ageofaudio-32x32.jpg Age of Audio http://www.ageofaudio.com 32 32 News – Mezzabarba Gravity http://www.ageofaudio.com/news-mezzabarba-gravity/ http://www.ageofaudio.com/news-mezzabarba-gravity/#respond Wed, 21 Jun 2017 14:27:13 +0000 http://www.ageofaudio.com/?p=27770 Uno dei meriti da dare a Pierangelo Mezzabarba, oltre alla gia fin troppo riconosciuta e apprezzata competenza tecnico nel settore audio chitarristico, sia nell’italico stivale che gia da qualche anno anche all’estero, è quello di saper creare interesse quando ha qualche idea nuova per la testa. Estate 2016 circa, tramite i suoi canali social il …

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Uno dei meriti da dare a Pierangelo Mezzabarba, oltre alla gia fin troppo riconosciuta e apprezzata competenza tecnico nel settore audio chitarristico, sia nell’italico stivale che gia da qualche anno anche all’estero, è quello di saper creare interesse quando ha qualche idea nuova per la testa.

Estate 2016 circa, tramite i suoi canali social il buon Pierangelo annuncia un nuovo prodotto (che si sarebbe accodato assieme alla nuova serie di ampli e il Sentinel) e annuncia solo il nome . . . Gravity.

Passa il tempo, dopo alcune  informazioni centellinate e un non ben definito numero di appelli a figure ultraterrene per avere qualche informazione in più, a natale Pierangelo ci fa il regalo a tutti noi.

Il Gravity viene annunciato, con annessa scheda tecnica che qui vi riporto:

Caratteristiche Tecniche

  • 6 loop mono + 2 stereo, 4 impulsi on/off.
  • 43,3 x 14,2 cm.
  • Una delle pedaliere midi più potenti sul mercato.
  • Programmabilità totale, usb interface, bluetooth.
  • La qualità audio che vi aspettate dal vero analogico, e tutta la flessibilità del controllo digitale.

 

Un looper audio senza compromessi in termini di programmabilità e di qualità audio, finalmente sappiamo cosa abbiamo davanti.

In occasione del Namm dopo il successone della linea di amplificatori, il Gravity viene presentato agli americano con un netto consenso, da lì in poi la natura fa il suo corso e comincia la produzione.

Attualmente il Gravity è presente nella pedaliera di Riccardo Onori e di Sebastiano Esposito (che ho potuto vedere io stesso dal vivo alla presentazione del suo album “24”), ma direi che l’ ultima parola deve andare al suo creatore.
 

Gravity Mezzabarba AgeofAudio - News - Mezzabarba Gravity
Gravity – Fronte
 

– Finalmente dopo tanta attesa abbiamo il Gravity, come nasce questo piccolo gioiello?

Nasce da necessità precise e da una infinita serie di prove.

Volevamo progettare qualcosa che contenesse allo stesso tempo un looper di alta qualità per i pedali e una pedaliera midi molto potente.

A dir la verità sono molti anni che giriamo intorno a questa idea e a fine 2015 ho deciso di mettere finalmente le mani su questo progetto in modo definitivo e lo abbiamo strutturato come un 6 loop mono + 2 loop stereo, entrata attiva o passiva, uscita accordatore con muting richiamabile, 4 impulsi switch programmabili per il cambio canale di qualsiasi amplificatore, pedali di espressione e molto altro.

Con un display ben visibile e ad alto contrasto per tutte le situazioni. Ma, al di là della sua struttura e della sua costruzione, quello che stupisce e stupirà parecchi è la sua semplicità d’uso.

 

– Possiamo definirlo il figlio in formato pedaliera del loop rail?

Nì, nel senso che del Loop Rail e del TB6 è figlio per quanto riguarda la qualità di trattamento del segnale, tutto gestito attraverso dei relè a contatti dorati e un sistema di muting proprietario, per evitare bump indesiderati e nella massima qualità di gestione del suono.

Ma sia l’interfaccia che le potenzialità midi e di uso in tempo reale sono state riviste e rivoluzionate rispetto a quelli che erano ottimi prodotti, comunque decisamente più semplici.

Di sicuro il fatto di avere tanta esperienza nella progettazione e costruzione di looper ci ha facilitato, visto che ci siamo approcciati al nuovo prodotto con  15 anni di esperienza alle spalle, cosa che significa aver fatto tanti tour, tante pedaliere, tanti setup e lavorato con i più grandi artisti che potete immaginare per tutto questo tempo.

Tra le cose che il Gravity eredita dai suoi predecessori c’è anche la sezione buffer della Black Box che, dal giorno della sua presentazione, rimane il buffer di riferimento sul mercato.

Gravity Retro - News - Mezzabarba Gravity

Gravity – Retro

 
– Come mai la scelta di immettere due loop Stereo?

Inizialmente avrei voluto prevedere 8 + 2 loop mono (naturalmente divisibili o sommabili a seconda che vadano nel send return o tutto in front all’ampli), ma dopo vari discorsi con i professionisti abbiamo optato per la soluzione 6 loop mono + 2 stereo, semplicemente perché molti effetti di modulazione e ritardo prevedono un’immagine stereo, di cui spesso non si vuole fare a meno, soprattutto a livello pro.

E poi perché vedo sempre più chitarristi usare setup stereo, e non volevo chiudere porte in questo senso.

 

– Dimensioni molto contenute rispetto alla concorrenza, come siete riusciti a ottenere un risultato comodo per le schiene di tutti noi?

Su questo abbiamo lavorato in modo durissimo gestendo più prototipi, ragionando sui materiali, limando centimetri e millimetri ogni volta, insieme a Dario Pellegrini e Marco Berni, i miei due ingegneri che si sono dedicati al progetto.

In realtà non si può capire bene quanto sia piccolo e leggero il Gravity, le cui misure sono di 43,4 x 14,5 x 6h cm. per  1,8Kg., senza capire le potenzialità che offre.

 

– Collegamento usb e bluetooth, una scelta mirata alla comodità e alla praticità per l’ utente finale?

Assolutamente si, ma nel senso di rendere ulteriormente più facile la programmazione e il salvataggio dei dati immessi. Attualmente l’interfacciamento con un pc (o Mac) e con i dispositivi mobili è un fattore imprescindibile, soprattutto perché semplifica ulteriormente un prodotto già semplice.

 

– La pedaliera midi più potente in circolazione, cosa si intende per chi non mastica molto il mondo del Midi?

Ho sempre lavorato con pedaliere midi programmabili, anche molto molto complesse… hai presente le pedaliere che vedi a Gilmour, Petrucci, The Edge?

Ecco, l’idea era di inserire nel Gravity una potenza midi del genere, ma in formato davvero compatto, in modo da non avere limiti di sorta.

Di fatto ho organizzato il Gravity su 3 livelli di uso: Basic, Expert e Expert +, che consentono di avere sempre più possibilità, se solo le si desidera.

In questo modo chi ha bisogno di un looper + pedaliera midi semplice, ce l’ha e senza il rischio di andare a perdersi in cose che non conosce; chi invece desidera il controllo totale ai propri piedi, lo può fare, lavorando contemporaneamente su tutti i canali midi con Program Change, Control Change, pedali di espressione, più SetList memorizzabili e richiamabili.

Gravity Acceso - News - Mezzabarba Gravity
Gravity – Acceso.
 

– Prezzo di vendita in linea con i diretti competitor internazionali, direi che siamo riusciti a creare un prodotto professionale accessibile e senza compromessi di qualità, soprattutto sonora?

Quello è il fattore principale, il suono, insieme all’affidabilità, priorità da sempre per i miei brand. Ovvio che un oggetto come il Gravity, con tutta la sua potenza e qualità, non può costare poco, ma ci siamo immaginati di voler costruire quello che per noi è il miglior looper audio per pedali sul mercato, donandogli  allo stesso tempo una potenza midi fuori dal comune, così da far trovare a suo agio qualsiasi cliente, dal più diretto e semplice, al più smaliziato ed esperto.

Informazioni utili

Gruppo FB: Mezzabarba Masotti Guitar Devices Lovers

Pagina Ufficiale: Mezzabarba\Masotti Guitar Devices

Sito del produttorewww.mezzabarba.com

Prezzo Finale: 949 euro IVA inclusa

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Esi uniK 08 Plus – Una nuova frontiera di Nearfield http://www.ageofaudio.com/esi-unik-08-plus-nuova-frontiera-nearfield/ http://www.ageofaudio.com/esi-unik-08-plus-nuova-frontiera-nearfield/#respond Wed, 07 Jun 2017 21:08:59 +0000 http://www.ageofaudio.com/?p=27635 Esi, azienda tedesca attiva nel settore audio pro da circa dieci anni, risponde alla grande richiesta di nuovi speaker da 8” dedicati anche a piccole control room con la serie attiva uniK 08 Plus, un’evoluzione del suo modello di punta. La nuova serie presenta sostanziali differenze rispetto alla precedente: un nuovo woofer in kevlar da …

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Esi, azienda tedesca attiva nel settore audio pro da circa dieci anni, risponde alla grande richiesta di nuovi speaker da 8” dedicati anche a piccole control room con la serie attiva uniK 08 Plus, un’evoluzione del suo modello di punta.

La nuova serie presenta sostanziali differenze rispetto alla precedente: un nuovo woofer in kevlar da 8” associato ad un progetto completamente nuovo di tweeter a nastro.

A prima vista ci troviamo di fronte a degli speaker dalla costruzione molto solida e dai colori accattivanti. L’arancione acceso del woofer salta subito agli occhi e rende questi monitor immediatamente riconoscibili.
Nella confezione sono presenti cavo di alimentazione, piedini per un miglior posizionamento dei monitor sul piano di appoggio, manuale di istruzioni e l’ESI Bass Plug, che andremo ad esaminare dopo nel dettaglio.

Gli uniK 08 plus, come tutti i monitor con woofer da 8”, sono facilmente soggetti a problemi di cancellazione di fase durante l’ascolto. Sarà dunque necessario innanzitutto assicurarsi del loro corretto posizionamento.
Fino a qualche anno fa speaker di tale potenza e con un woofer così grande non erano inseriti nella categoria dei monitor nearfield, destinati cioè a un ascolto ravvicinato in ambienti di piccole dimensioni, bensì in quella dei midfield (anche se in questa categoria ci si riferisce a speaker a 3 vie e non 2) e necessitavano dunque di uno spazio di ascolto tra il metro e mezzo e i due metri e mezzo. Data l’enorme popolarità ottenuta negli ultimi anni dalla musica elettronica e da suoi sottogeneri come l’EDM molte aziende hanno deciso di lanciare sul mercato prodotti con tali caratteristiche anche nella fascia dei monitor nearfield.
Ai fini del test ho ritenuto dunque appropriato collocare gli uniK 08 plus alla distanza consueta per dei monitor nearfield, cercando di ricreare un ipotetico triangolo equilatero tra mia testa e la loro posizione sul piano di lavoro.

Ho avuto la fortuna di utilizzare le uniK 08 plus per un paio di settimane, lavorando su progetti di varia natura (dalla posteggia napoletana all’hard rock) nella regia del Play Music Studio di Cava de’Tirreni, che ha disposizione come monitor di riferimento le classiche Yamaha NS10 e le JBL LSR308.

Caratteristiche tecniche

Esi uniK 08 Plus AgeofAudio 221x300 - Esi uniK 08 Plus - Una nuova frontiera di Nearfield
Esi uniK 08 Plus
Partiamo innanzitutto dall’estetica, aspetto non necessariamente secondario quando si acquista un monitor da studio.
Il design della cassa è rimasto sostanzialmente lo stesso rispetto alle precedenti versioni, fatta eccezione per il grigio del woofer che è stato rimpiazzato da un arancione acceso. All’accensione dei monitor, il marchio ESI si illumina dello stesso colore, passando al rosso quando si è in stanby e a un rosso pulsante quando si raggiunge il livello di picco.
Sul fondo sono alloggiati dei piedini che permettono una regolazione ottimale anche su superfici non perfettamente regolari.
Sul retro, come nelle versioni precedenti, troviamo la porta di ventilazione che può essere bypassata attraverso il Bass Port Plug, una sorta di tappo in materiale speciale fornito dalla casa madre che andrà a sigillare il vano posteriore della cassa.
Evidenti invece le differenze per quanto riguarda il pannello posteriore. Anche in questa serie è presente un unico connettore XLR-TRS combo ma troviamo al contempo quattro controlli regolabili: Gain (-14\+14), Character (Smooth/Bright), Low e High (-5/+5). Questi ultimi tre controlli costituiscono la vera novità e permettono di adattare i nostri monitor uniK 08 Plus alla stanza in cui sono posizionati.

 

Retro Esi uniK 08 Plus - Esi uniK 08 Plus - Una nuova frontiera di Nearfield
Retro Esi uniK 08 Plus
 
La regolazione Character permette di modificare la risposta in frequenza delle casse attraverso i parametri Smooth e Bright. Quando il comando è posizionato sullo 0, la risposta in frequenza è ottimizzata per essere il più lineare possibile. Ruotando il comando sulla posizione Bright, otterremo invece una predominanza delle alte frequenze; al contrario, posizionandoci su Smooth, le alte frequenze saranno meno enfatizzate. È bene specificare che Esi raccomanda di regolare la posizione del comando Character prima di intervenire sui parametri Low e High.
Attraverso i comandi High e Low possiamo invece enfatizzare o ridurre un determinato range di frequenze attraverso un equalizzatore interno. Il parametro High permette di intervenire sulle frequenze dai 10 kHz circa in su mentre quello Low dai 100 Hz in giù.
Standby e Lift sono altre due funzioni molto utili che troviamo sul pannello posteriore.

Per quanto concerne le altre caratteristiche tecniche, le uniK 8+ hanno 140 watt di potenza in uscita (70W per il woofer + 70W per il tweeter), risposta in frequenza di 37Hz25kHz, impedenza in ingresso di 27,2 kOhm (bil.), SPL di 105dB e punto di crossover tarato a 3,2kHz.

Il test

Il primo impatto con le ESI mi ha lasciato un po’ spiazzato. Il tweeter a nastro regala una morbidezza sulle medio alte che differisce in maniera sostanziale dai classici tweeter e che ha bisogno di svariati ascolti per essere apprezzata del tutto. Su quella gamma di frequenze il risultato è complessivamente gradevole, superiore anche a speaker di gamma e prezzo più alti.
Inizialmente ho effettuato il test utilizzando brani che sono per me un riferimento anche dal vivo (Toto, Peter Gabriel, Mark Knopfler).
Il carattere particolare delle medio/alte frequenze e le grande potenza generata dal woofer da 8” si sono rivelati leggermente fuorvianti, restituendo un suono piuttosto “medioso” e costringendomi ad affidarmi alle NS10 e alle JBL per un riscontro.

Dopo circa due settimane di lavoro posso dire di aver colto le caratteristiche complessive di questi monitor e di essere riuscito a realizzare dei mix che soddisfacessero le mie esigenze e riproponessero il sound che cercavo anche su altri dispositivi.
In generale, il livello di dettaglio sull’intero spettro di frequenze è notevole e permette di ottenere risultati davvero efficaci.
Una cosa che mi ha sorpreso di queste casse è l’indubbia potenza in uscita, rispetto ad esempio alle mie JBL dotate anch’esse di woofer da 8”. Con queste ultime, dal master della mia Apogee Ensemble Thunderbolt dovevo aumentare notevolmente il volume per ottenere un’intensità pari a quella delle uniK 8+.

Conclusioni

Per evitare di condizionare il vostro giudizio, durante l’articolo non ho menzionato un dettaglio importante. Nel corso del test non ho tenuto in considerazione il fatto che i monitor uniK 08 plus si collochino in una fascia mediamente economica. Con circa 650 euro, infatti, riuscite tranquillamente a portarveli a casa.
Al contrario, ho trattato questi speaker alla pari di altri modelli ben più costosi. Sotto questo punto di vista siamo di fronte ad un rapporto qualità\prezzo eccezionale. Probabilmente in questa fascia di prezzo nessuna azienda fornisce un prodotto con tali caratteristiche: tweeter a nastro, woofer in kevlar da 8”, numerose regolazioni, piedini per il posizionamento, costruzione estremamente solida e persino tappo acustico per il vano reflex.
Personalmente ho trovato molto gradevole l’ascolto di alcuni brani che utilizzo generalmente come riferimento, proprio per quella caratteristica morbidezza sulla gamma delle alte frequenze che alla lunga permette di non affaticare l’orecchio.

Il problema, come già specificato prima, è che in fase di missaggio, soprattutto di brani pop/rock, le uniK 08 Plus possono restituire un ascolto piuttosto “medioso”, rendendo il processo difficoltoso se non si conoscono bene i monitor che si hanno di fronte.
Probabilmente, per quelle che sono le mie esigenze, la versione uniK 05 Plus sarebbe stata più che sufficiente. Credo invece che il “plus” di questa versione, in termini di potenza e profondità, possa tornare molto utile a quei produttori di musica elettronica che necessitano di un prodotto efficiente e non particolarmente costoso.

Informazioni Utili

Sito ufficiale: Esi Audio
Distributore italiano: Midiware.
Prezzo: € 650,00 alla coppia (IVA esclusa)

Vincenzo Siani

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Reportage Masterclass di chitarra con Massimo Varini http://www.ageofaudio.com/reportage-masterclass-chitarra-massimo-varini/ http://www.ageofaudio.com/reportage-masterclass-chitarra-massimo-varini/#respond Wed, 31 May 2017 16:01:08 +0000 http://www.ageofaudio.com/?p=27698 Amici chitarristi abbiamo seguito per voi la masterclass di Massimo Varini tenutasi presso lo Sciccaria a Battipaglia il 14 maggio. Massimo e la cantante Ross hanno creato subito un clima molto disteso e accogliente cosa che ha permesso a tutti i presenti di esprimere le proprie richieste. Proprio dalle richieste dei presenti Massimo ha preso …

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Amici chitarristi abbiamo seguito per voi la masterclass di Massimo Varini tenutasi presso lo Sciccaria a Battipaglia il 14 maggio.

Massimo e la cantante Ross hanno creato subito un clima molto disteso e accogliente cosa che ha permesso a tutti i presenti di esprimere le proprie richieste. Proprio dalle richieste dei presenti Massimo ha preso spunto per soddisfare le domande che gli sono state poste e spiegare, seppur in maniera superficiale visto il poco tempo a disposizione, certi argomenti. La composizione e l’arrangiamento di un brano, argomento molto richiesto fra i presenti, hanno dato inizio alla master e Massimo ha spiegato che lui parte da una melodia per poi rivestirla di accordi. Possibile ma più difficile e limitante fare il contrario in quanto una sequenza armonica crea già dei suggerimenti melodici al suo interno.
Dopo aver preso una semplice melodia Massimo mostra le varie possibilità di arrangiamento a seconda del contesto e dello stato emotivo che vogliamo trasmettere. Le note della melodia in oggetto, (Do-Re-Mi-Do-Do) melodia semplice proprio per far si che fosse chiara a tutti, vengono rivestite da semplici triadi in cui le note appartengono all’accordo, ad esempio un giro di do, oppure cercare la presenza di queste note in accordi minori per dare un colore diverso all’armonizzazione, La min. e Mi min., oppure renderle note tensive di un accordo a quattro voci in cui la sonorità diventa più ricca e complessa. Ognuna di queste possibilità è stata sapientemente dimostrata da Massimo che specifica l’attenzione forte da prestare al contesto di utilizzo di certe sonorità, e non cadere nell’errore comune di applicare sempre tutto ciò che si è imparato. Conoscere tutte le possibili armonizzazioni e rivolti non deve inibire l’utilizzo di un Mi maggiore in prima posizione quando ci vuole !
Molto interessante poi la parte in cui ha parlato di improvvisazione, partendo da una domanda del pubblico in cui si chiedeva di suonare il blues senza pentatonica. Ha spiegato che per un corretto approccio ad un’improvvisazione bisogna far sentire gli accordi, concetto che condivido in pieno, e quindi mostra che un buon esercizio è utilizzare ad esempio il CAGED per individuare gli arpeggi degli accordi e applicarli seguendo un giro armonico. L’applicazione degli arpeggi legandoli fra loro seguendo il giro armonico è il primo passo per costruire un proprio fraseggio che faccia sentire gli accordi e soprattutto evita la possibilità di fermarsi su note che contrastano con l’armonia. Per quanto riguarda il blues spiega che se mettiamo da parte la pentatonica possiamo pensare i tre gradi che lo costituiscono come tre scale misolidie, ovvero come se suonassimo in tre tonalità diverse. Un buon esercizio è prendere un blues, ad esempio in Sol, ed applicare le scale misolidie di sol, do e re seguendo il giro armonico e passando da un scala all’altra al cambio di accordi. In questo modo si sviluppa l’orecchio per certe note e si svilupperà un fraseggio chiaro che ci lascerà la pentatonica come effetto speciale.
Da questo argomento è poi passato a parlare di scale modali e del loro utilizzo per dare sfumature diverse ad un accordo. La conoscenza degli intervalli e del colore dei modi ci permette di creare sonorità appropriate ad un contesto e di esprimerci in maniera creativa.
Molto chiaro nei modi e soprattutto nell’esprimere i concetti Massimo Varini ha mostrato esperienza, preparazione e una passione incredibile. Si è percepita una volontà forte di trasmettere i concetti di cui parla e questo ha entusiasmato il pubblico della master. Ha parlato anche di studio e preparazione suggerendo organizzazione e obbiettivi chiari in relazione al tempo quotidiano che si può dedicare allo strumento. Inoltre ha aggiunto di canalizzare le energie verso ciò che applichiamo o abbiamo intenzione di applicare al fine di ottimizzare ciò che suoniamo.

Setup Massimo Varini - Reportage Masterclass di chitarra con Massimo Varini

Setup Massimo Varini

Per quanto riguarda le performance live ha spiegato bene che bisogna evitare le variabili. Prepararsi bene, utilizzare anche alle prove la strumentazione che utilizzeremo dal vivo, concentrarsi solo sull’esibizione sono caratteristiche che aiutano ad eliminare variabili ed ansie che potrebbero inficiare sul live. Abituarsi a seguire questo iter comportamentale farà si che fin dal più piccolo club allo stadio per il chitarrista cambieranno solo le proporzioni, ma gesti e preparazione saranno le stesse migliorando le performance.
Per quanto riguarda la strumentazione che ha utilizzato Massimo ha usato principalmente la sua Eko MIA acustica e un Fishman Loudbox Artist, supportato da una Loop Station Boss RC-3. Limitato al finale della master l’utilizzo della chitarra elettrica, una Stratocaster fornita dagli organizzatori in un Marshall JCM 900, con pochi effetti : BOSS CS-3 (Compressore), RV-5 (Riverbero) e un DD-3(Delay), oltre ad un Corona Chorus della TC Electronic.
Ottima l’organizzazione dello Sciccaria (Antonello e Carlo sono davvero straordinari), ragazzi gentili, accoglienti e molto preparati. Organizzano spesso eventi molto seguiti dal pubblico e contano di organizzare altre mastercalss ed eventi didattici.

Alla prossima Stefano Torino

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IK Multimedia Syntronik – The Legendary Synth Powerhouse http://www.ageofaudio.com/ik-multimedia-syntronik-the-legendary-synth-powerhouse/ http://www.ageofaudio.com/ik-multimedia-syntronik-the-legendary-synth-powerhouse/#respond Sat, 27 May 2017 05:41:35 +0000 http://www.ageofaudio.com/?p=27658 La connazionale IK Multimedia (IKM), ha annunciato l’imminente disponibilità (si parla del prossimo Luglio) di Syntronik, un sintetizzatore virtuale estremamente avanzato, con cui intende ridefinire lo standard nel settore dell’Analog Sampling. La libreria, che avrà un peso di circa 50 GB di dati (fate spazio ai vostri HD), consta di 17 strumenti, acquistabili anche separatamente, …

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La connazionale IK Multimedia (IKM), ha annunciato l’imminente disponibilità (si parla del prossimo Luglio) di Syntronik, un sintetizzatore virtuale estremamente avanzato, con cui intende ridefinire lo standard nel settore dell’Analog Sampling.

La libreria, che avrà un peso di circa 50 GB di dati (fate spazio ai vostri HD), consta di 17 strumenti, acquistabili anche separatamente, per riprodurre ben 38, ripeto 38, icone del passato:Alesis Andromeda, ARP 2600, ARP String Ensemble (Solina), Elka Rhapsody 490, Hohner String Performer, Moog Prodigy, Micromoog, Minimoog Model D, Modular Moog, MoogOpus 3, Moog Rogue, Moog Taurus I, Moog Taurus II, Moog Taurus 3, Moog Voyager, Multimoog, Oberheim OB-X, Oberheim OB-Xa, Oberheim SEM (Synthesizer Expander Module), Polymoog, PPG Wave 2.3, Realistic Concertmate MG-1, Roland Juno-60, Roland Jupiter-4, Roland Jupiter-6,Roland Jupiter-8, Roland JX-10, Roland JX-3P, Roland JX-8P, Roland RS-09 Organ/Strings, Roland RS-505 Paraphonic, Roland TB-303 Bassline, Sequential Circuits Prophet-10, Sequential Circuits Prophet-5, Yamaha CS-01II, Yamaha CS-80, Yamaha GX-1, Yamaha SY99.

Sezione effetti Syntronik - IK Multimedia Syntronik - The Legendary Synth Powerhouse
Sezione effetti Syntronik
 
Alla base della generazione del suono, c’è la neo tecnologia DRIFT, sviluppata dalla stessa IKM, la quale è in grado di riprodurre il comportamento fine degli oscillatori analogici, grazie ad una accurato multisampling. Inoltre, in Syntronik, sono stati sviluppati, su modelli fisici, ben 4 tra i filtri più famosi e performanti di questa categoria di strumenti: – Moog transistor ladder (Minimoog e Modular Moog),- Roland IR3109 (Jupiter-8 e Juno-60),- Curtis CEM3320 (Prophet-5, Oberheim OB-Xa e Memorymoog)- Oberheim SEM state variable filter.38 moduli di FX, direttamente desunti dalle suite T-Racks e AmpliTube, compresi Modulazioni, Amplificatori, Dinamici/Eq, Distorsori, Ambienti e Filtri (oltre i 4 già citati) completano l’offerta sonora di Syntronik. Da precisare, che l’intero arsenale di strumenti Syntronik, potrà essere usato in SampleTank 3, con le altre librerie residenti, al fine di strutturare sonorità in Split e Layer il cui limite sarà solo il vostro gusto personale e la vostra fantasia musicale.

Informazioni Utili

Sito Ufficiale: IK Multimedia
Distributore italiano: Mogar Music

Alfredo Capozzi

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“Decostructing Aham – Il Musicista Transmoderno” MASTERCLASS di Corrado Rustici http://www.ageofaudio.com/decostructing-aham-musicista-transmoderno-masterclass-corrado-rustici/ http://www.ageofaudio.com/decostructing-aham-musicista-transmoderno-masterclass-corrado-rustici/#respond Wed, 24 May 2017 21:49:38 +0000 http://www.ageofaudio.com/?p=27649 OrmaSud studio ed eDigital audio specialist presentano: Corrado Rustici in “il Musicista Transmoderno – Decostructing Aham” MASTERCLASS Aham Sony Music In esclusiva…la ricerca degli ultimi 10 anni del ben noto produttore partenopeo impiegati nella realizzazione del suo ultimo lavoro discografico “Aham” (letteralmente “Io Sono” in sanscrito) … ricerca, riflessioni, sperimentazione e processi creativi, intuizioni e …

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OrmaSud studio ed eDigital audio specialist presentano: Corrado Rustici in “il Musicista Transmoderno – Decostructing Aham” MASTERCLASS Aham Sony Music

In esclusiva…la ricerca degli ultimi 10 anni del ben noto produttore partenopeo impiegati nella realizzazione del suo ultimo lavoro discografico “Aham” (letteralmente “Io Sono” in sanscrito) … ricerca, riflessioni, sperimentazione e processi creativi, intuizioni e segreti di uno tra i più famosi ed accreditati produttori e musicisti italiani nel mondo.
Corrado Rustici ha militato in due gruppi leggenda del rock italiano anni ’70, Cervello e Nova, ha contribuito a far vendere più di venti milioni di dischi dei tanti artisti con cui ha collaborato: da Harbie Hancock, Aretha Franklin, George Benson, Al Jarreau passando per Zucchero, Ligabue, Elisa, Negramaro, Giusy Ferreri e molti altri…

La classe partecipante alla masterclass vedrà il famoso produttore napoletano in una location d’eccezione, la Splash Recording Studio, impegnato in una esclusiva “decostruzione” del suo ultimo lavoro discografico, tra sperimentazione, campionamento, idee creative, processi ed innovazione, ricerca durata 10 anni… il viaggio che ha portato alla nascita di Aham.
L’esperienza e la conoscenza del passato, del presente e del futuro di un grande artista nel mondo della discografia internazionale, infatti, non solo Corrado Rustici parlerà del suo ultimo lavoro discografico personale ma risponderà alle domande dei più in merito temi sottoelencati.

Il Musicista Transmoderno: Una performance di 2/3 brani. Un’analisi ed esplorazione dei vari ruoli di un musicista, basata sulle Sue esperienze degli ultimi 40 anni, come chitarrista, arrangiatore, produttore artistico e talent scout a livello internazionale.

Possibili temi di discussione:

1) Come applicare i vari temi musicali, acquisiti con lo studio e la ricerca, alla costruzione e sviluppo di una carriera da musicista, all’interno del contesto di un’industria in continuo cambiamento.
2) Il ruolo del produttore artistico.
3) Tecniche di produzione.
4) Il ruolo di un musicista nella costruzione di una composizione e registrazione di un brano.
5) Lo sviluppo di una visione artistica.

Alla fine della masterclass ci sarà un meet-and-greet con l’artista ed un sorteggio tra i partecipanti alla stessa di un gadget/accessorio molto utile.

Prenotazione obbligatoria

Informazioni utili

Presso: Splash Recording Studio

Indirizzo: Via Jannelli, 51 – Traversa Privata Acquedotto Campano (Napoli)
Contatto telefonico: +39-81-5799790/5799792
Indirizzo email: info@splash-studio.com
Orario: 16:00

Per info e prenotazioni: e-mail: cenerestudio@gmail.com
Marco 320 96 43 014
Gianni 393 90 68 749
Enrico 328 18 55 263

Vi ricordiamo inoltre che la masterclass è a numero chiuso, max 60 persone.
La partecipazione alla masterclass ha un costo di € 50,00 con ingresso e biglietto per il sorteggio a persona.
Modalità di pagamento: PayPal, Bonifico Bancario, Cash.

Si rilascia attestato di partecipazione a chi ne facesse richiesta

Antonio Campeglia

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SYNC 3 – AUDIOMODERN – Loops Kontakt library. Un inno oscuro alla sincronizzazione. http://www.ageofaudio.com/sync-3-audiomodern-loops-kontakt-library-un-inno-oscuro-alla-sincronizzazione/ http://www.ageofaudio.com/sync-3-audiomodern-loops-kontakt-library-un-inno-oscuro-alla-sincronizzazione/#respond Tue, 23 May 2017 19:58:18 +0000 http://www.ageofaudio.com/?p=27535 Spegniamo le luci, accomodiamoci alla nostra postazione di lavoro e lanciamo Sync 3 nella Daw. Che la decadente danza della sincronizzazione abbia inizio. Sync 3 è una Loops Sample Library sviluppata dalla dinamica casa di produzione Audiomodern, fondata nel 2014 ma con già all’attivo parecchi titoli interessanti. Sicuramente Sync 3 fa parte di questa schiera, …

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Spegniamo le luci, accomodiamoci alla nostra postazione di lavoro e lanciamo Sync 3 nella Daw. Che la decadente danza della sincronizzazione abbia inizio.

Sync 3 è una Loops Sample Library sviluppata dalla dinamica casa di produzione Audiomodern, fondata nel 2014 ma con già all’attivo parecchi titoli interessanti. Sicuramente Sync 3 fa parte di questa schiera, e insieme ai suoi predecessori (Sync e Sync 2) rappresenta uno dei vertici della produzione di Audiomodern.
Il titolo è disponibile nei formati KONTAKT, WAV, AIFF e REX, occupa quasi 2 GB di spazio su Hard Disk e ci consegna più di 300 Loops.

GENERE DELLA LIBRERIA

Sync 3 è una ricca libreria di Loops che si focalizza sostanzialmente in diversi Construction Kits di grooves e armonie caratterizzati da suoni futuristici che miscelano sapientemente svariate derivazioni stilistiche.
Gli elementi sonori hanno le proprie radici soprattutto nei fertili territori della Glitch e dell’Elettronica, per poi espandersi in tanti flussi sperimentali che spaziano negli infiniti mondi paralleli dell’IDM, dell’Ambient, del Trip Hop e della Minimal. Meno presenti ma non meno degni di nota anche alcuni influssi più vicini alla Drone Music.

La Gui di Sync 3 - SYNC 3 - AUDIOMODERN - Loops Kontakt library. Un inno oscuro alla sincronizzazione.
La Gui di Sync 3
 
PANORAMICA DEI CONTENUTI

– Samples con profondità di campionamento 48Khz/24bit
28 Construction Kits
2 GB totali di suoni
– Più di 300 Loops
10 Riverberi a convoluzione
– Manuale d’uso in pratico file .pdf

ANALISI TECNICA ED ESTETICA DEI CONTENUTI

Sync 3 è una versatile libreria di Loops dotata di una pratica interfaccia.
La Gui è composta da due schermate principali.

La prima è la Main. In essa troviamo un comodo mixer a 8 tracce più la traccia Master. Attraverso le piste del mixer possiamo controllare individualmente ciascun suono di ciascuno dei 28 distinti Kontakt Instruments di cui il titolo dispone, associandolo a uno dei tasti del nostro controller midi.
Possiamo in questo modo personalizzare le nostre sequenze ritmiche e armoniche andando ad operare sui controlli di Tune, Pan e Reverb, oppure possiamo mettere una specifica traccia o la Master in Mute o in Solo.
Passando alla seconda schermata, la FX, avremo a disposizione 4 pannelli separati per poter regolare le impostazioni relative alle effettistiche: EQ, Delay & Reverb, Fx e Stutter. Ciascuno dei 4 pannelli è poi equipaggiato con una serie di controlli dedicati.
L’interfaccia è perciò dotata di un discreto comparto di regolazioni ed effetti, attraverso i quali potremo modellare i suoni a nostro gusto.
 

Schermate Main e Fx - SYNC 3 - AUDIOMODERN - Loops Kontakt library. Un inno oscuro alla sincronizzazione.
Schermate Main e Fx
 
Veniamo ora proprio alla natura e alla qualità estetica dei suoni.

I 28 Kontakt Instruments sono caratterizzati da samples registrati in modo eccellente. Ciascuna Patch garantisce un equilibrio ben bilanciato fra suoni percussivi e suoni armonici e tonali. Si potrà facilmente “montare” le proprie sequenze sonore mixando fra loro in svariate combinazioni melodiche e dinamiche i vari suoni, fino ad ottenere il risultato voluto. Fatto questo, non sarà difficile posizionare nel Mix la traccia ottenuta tramite Sync 3. I suoni sono, come detto, qualitativamente molto validi e potranno trovare il proprio spazio nell’economia generale della traccia anche senza doverli necessariamente processare tramite effettistiche supplementari.

USI CONSIGLIATI E DESTINAZIONI

Per quanto, già dal nome, il titolo si presti a lavori di sincronizzazione di musiche associate all’immagine, io tenderei ad andare in parte controcorrente e consigliare l’uso di Sync 3 in primis ai producer di Glitch, Minimal ed Elettronica.
A mio parere, difatti, Sync 3 è in grado di produrre paesaggi sonori perfetti per una certa scena underground di musica da Club centro ed est europei. Sarebbe uno strumento molto potente nelle mani di certi Dj che operano nei Club di Berlino, Budapest, Sofia, Bucarest e Belgrado.
Detto questo, il titolo si presta certamente molto bene anche per classiche esigenze di sonorizzazione per i moderni compositori di musiche per trailer, film e videogiochi.

CONCLUSIONI

Sync 3 è un buono strumento. E’ piuttosto intuitivo da usare e produce suoni interessanti. Anche il prezzo (39 euro) è decisamente onesto.
Punti meno convincenti riguardano la cifra stilistica, a mio parere un po’ limitata nei generi musicali disponibili, e il pannello dedicato agli effetti che, per quanto sia equipaggiato dell’essenziale, poteva essere progettato con qualcosa in più.
Concludendo, se vi avanza una quarantina di euro, spendeteli pure qui. Di certo non saranno soldi buttati.

Informazioni Utili

Sito Ufficiale: https://audiomodern.com
E’ possibile acquistarlo sul sito del produttore via digital download, al prezzo di 39 euro.

Pietro Fraccavento

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ARTURIA V Collection 5.3 update http://www.ageofaudio.com/arturia-v-collection-5-3-update/ http://www.ageofaudio.com/arturia-v-collection-5-3-update/#respond Tue, 23 May 2017 05:49:48 +0000 http://www.ageofaudio.com/?p=27604 Da qualche giorno, Arturia ha rilasciato l’update 5.3 della sua V Collection di cui ci siamo occupati già in questo, speriamo, esauriente articolo. Si tratta di un sostanziale aggiornamento, gratuito per gli utenti V Collection 5, con il quale sono stati sistemati diversi bug fix e apportate alcune migliorie agli strumenti virtuali che ne fanno …

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Da qualche giorno, Arturia ha rilasciato l’update 5.3 della sua V Collection di cui ci siamo occupati già in questo, speriamo, esauriente articolo.

Si tratta di un sostanziale aggiornamento, gratuito per gli utenti V Collection 5, con il quale sono stati sistemati diversi bug fix e apportate alcune migliorie agli strumenti virtuali che ne fanno parte (nel mio caso specifico, ad esempio, il Synclavier V, solo nella versione standalone, non produceva suono: ora è tutto ok!), anche se le novità più importanti si riscontrano nella gestione dell’ASC (Arturia Software Control) e nell’Analog Lab 2.

Arturia Analog Lab 2 223x300 - ARTURIA V Collection 5.3 update
Arturia Analog Lab 2

Riguardo il primo, l’ASC, l’interfaccia è stata in buona parte ridisegnata, consentendo ora di poter fare l’update di tutti gli strumenti con un semplice click (prima bisognava cliccare sui relativi singoli pulsanti di ogni strumento); inoltre, il sistema di installazione lavora in background, occupandosi in proprio di aggiornare ogni singolo strumento, per poi cestinare il package stesso dell’installazione. È stato provato su macOS; non ho riscontri diretti per Windows, ma la procedura dovrebbe essere la stessa.
Sempre nell’ASC, strutturati su più layer, possiamo ora visualizzare la Version Hystory di ogni strumento, conoscendo anche a priori su cosa hanno lavorato gli ingegneri della software house francese.

 

 

L’aspetto più interessante dell’Analog Lab 2, invece, riguarda il nuovo Sound Store, dove già da subito è possibile trovare nuove librerie anche a firma di famosi sound designer internazionali oltre che di gruppi “storici” come i Kraftwerk ed i Tangerine Dream. Da precisare che non tutte le nuove librerie sono gratuite. A questo link potete trovare lo specifico di ogni nuova sound library, ascoltarne i demo, oppure scaricarvi un versione demo per poterla provare sul proprio computer, casomai non fosse già utenti.

Analog Lab 2 - ARTURIA V Collection 5.3 update
Analog Lab 2

Alfredo Capozzi

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Luthier Guitar Tips – Elettronica con Fabio Gobbi http://www.ageofaudio.com/luthier-guitar-tips-elettronica-fabio-gobbi/ http://www.ageofaudio.com/luthier-guitar-tips-elettronica-fabio-gobbi/#respond Mon, 22 May 2017 21:09:05 +0000 http://www.ageofaudio.com/?p=27232 Un errore fatale per il chitarrista molto spesso neofita e che per anni ho sentito nei negozi, è stato quello di prendere la decisione di cambiare i pickup a uno strumento spesso economico o di fascia non particolarmente alta. Attenzione, parlo di cambiare SOLO i pickup. Lasciando la sezione elettronica di fabbrica che, soprattutto su strumenti …

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Un errore fatale per il chitarrista molto spesso neofita e che per anni ho sentito nei negozi, è stato quello di prendere la decisione di cambiare i pickup a uno strumento spesso economico o di fascia non particolarmente alta.

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Fabio Gobbi

Attenzione, parlo di cambiare SOLO i pickup.

Lasciando la sezione elettronica di fabbrica che, soprattutto su strumenti economici lascia sempre molto a desiderare, il Pick-Up non rende al meglio delle sue possibilità, rendendo la spesa fatta, a volte anche piuttosto alta, quasi inutile, non facendo percepire un plus significativo.

Ovviamente oltre a percepire un plus sonoro significativo, con il circuito del nostro strumento o “Wiring” per gli anglofoni, sono possibili non poche possibilità sonore che possono rendere ancora più versatile il nostro strumento.

Ma come possiamo noi utenti capirci in questo mare in tempesta?

Ci siamo rivolti a Fabio Gobbi, un autorità in questo campo, sotto le sue mani sono passate le chitarre di tantissimi artisti di grandissimo livello, da Marco Sfogli a Poggipollini, che ci potrà dire un pò il suo punto di vista in merito a lavori di questo tipo.

Vediamo che consigli può darci . . .

 

A.C. – Quanto è importante una buona elettronica in uno strumento?

F.B. – Diciamo che è fondamentale innanzitutto per avere un segnale pulito privo di dispersioni e che rispecchi quella che è la natura del pickup che lo genera, senza subire alterazioni durante il suo percorso tra i vari componenti fino arrivare all’output jack.

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IBANEZ Custom LACS di Marco Sfogli

A.C. – Come strutturi la schermatura di uno strumento per i tuoi lavori?

F.B. – Semplicemente cercando di creare una buona “gabbia” del vano elettrico, che se è a vista curo particolarmente, ma che in tal caso ha più valore estetico che qualitativo. Le cose principali da fare per non avere problemi di ronze (eccetto ovviamente per i pickups single-coil, nei quali puoi farci si miglioramenti, ma non azzerare la loro ronza naturale data dalle loro caratteristiche costruttive) è effettuare un buon posizionamento delle masse tra i vari componenti, spesso realizzate in malo modo e un po’ a casaccio, generando quindi loop di massa che creano problemi, soprattutto in registrazione.

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Schermatura a specchio

A.C. – Come si può capire che un componente elettronico è ben fatto oppure no?

F.B. – Diciamo che già esteticamente si vede se un potenziometro, per esempio, è robusto, se sono stati utilizzati materiali costruttivi di un certo tipo/qualità, se il perno assiale ha gioco laterale, se la basetta dei contatti è realizzata in “plasticaccia”.

Poi, ovviamente, una volta collegato sentire che non abbia punti morti in rotazione, che la dinamica di apertura/chiusura sia la più progressiva possibile.

Stessa cosa vale per selettori e altri componenti. Per i pickup, ovviamente eccetto i marchi noti, bisogna affidarsi alle proprie orecchie per capire se può essere un buon pickup o meno.

Se è silenzioso, se non fischia troppo diventando ingestibile ad alti volumi, se il suono è ben bilanciato e non ci sono troppe differenze di EQ tra alte e basse etc etc.

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IBANEZ RGT3120 Prestige Custom di Cesareo (EELST)

A.C. – Come può un utente capire che la sezione elettronica del suo strumento sta presentando problemi?

F.B. – Il più delle volte i problemi che si presentano sono: output jack, selettori e potenziometri che gracchiano azionandoli, oppure un pickup che inizia a innescare fischi o a suonare a un volume decisamente più basso del normale o in malo modo.

IBANEZ RG Custom1 Fago Cablepro 1 - Luthier Guitar Tips  - Elettronica con Fabio Gobbi
IBANEZ RG Custom1 Fago-Cablepro
 
A.C. – Ci sono marchi che tu prediligi come componentistiche elettroniche?

F.B. – Principalmente prediligo ricambi elettronici Dimarzio, Switchcraft e Bourns.

Riguardo i condensatori c’è l’imbarazzo della scelta, ma di base uso Sprague Orange Drop, poi dipende anche dal tipo di utilizzo e strumento su cui vanno montati e cosa si vuole ottenere.

Come humbucker, da una vita prediligo Dimarzio, Bill Lawrence e EMG, mentre come single-coil, Van Zandt e Peter Florance sono un mio riferimento, oltre i Fender SCN progettati da Bill Lawrence.

Come pickups artigianali italiani (non da produzione in serie) al momento sto utilizzando su vari miei strumenti gli ZEAD Pickups, che reputo veramente di alto livello costruttivo e sonoro, oltre al fatto che sono estremamente personalizzabili su richiesta, anche esteticamente.

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IBANEZ RG1670 Ltd di Gianni Rojatti
 

Antonio Cangiano

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Les Paul e la Loopstation http://www.ageofaudio.com/les-paul-la-loopstation/ http://www.ageofaudio.com/les-paul-la-loopstation/#respond Mon, 22 May 2017 05:59:18 +0000 http://www.ageofaudio.com/?p=27575 Difficile da credere, ma mr. Les Paul, al secolo Lester William Polfuss,  in un’epoca davvero davvero musicalmente poco tecnologica, tra gli anni ’40 e ’50, fece invenzioni destinate a cambiare per sempre il modo di fare musica! Sentendo il suo nome la memoria va subito alla famosa chitarra Gibson Les Paul, prodotta già negli anni ’50 …

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Difficile da credere, ma mr. Les Paul, al secolo Lester William Polfuss,  in un’epoca davvero davvero musicalmente poco tecnologica, tra gli anni ’40 e ’50, fece invenzioni destinate a cambiare per sempre il modo di fare musica!

les paul - Les Paul e la Loopstation

Sentendo il suo nome la memoria va subito alla famosa chitarra Gibson Les Paul, prodotta già negli anni ’50 e considerata, al pari della Fender Stratocaster, una delle chitarre più famose al mondo.

les paul4 - Les Paul e la LoopstationMa questo probabilmente si sa. Qui vogliamo andare un po’ oltre la fama della sua chitarra.

E’ meno noto che Les Paul era conosciuto, già dagli anni ’40, come Les Paul e le sue cento chitarre. Il motivo è che da chitarrista girava l’America, spesso in duo con la moglie Mary Ford, in concerto con un primo registratore multitraccia!

Chiamarlo prototipo è troppo riduttivo perché veniva realmente utilizzato dal vivo e quindi si trattava di un prodotto stabile e funzionale. Una sorta di armadio tecnologico che riusciva a registrare e a riprodurre ben 24 tracce! In parole povere si trattava anche di una prima loopstation con possibilità di interazione dal vivo con tracce nuove o anche con tracce preregistrate.

Dobbiamo dunque a Les Paul un concetto oggi banale come la registrazione multitraccia e la loopstation!

Parallelamente si sviluppano effetti come il delay e l’echo anche questi dovuti alla sua inventiva.

“Curiosity led me to the two most important parts of my career: music and electronics”

les paul2 - Les Paul e la Loopstation

Guardando questi video, si resta davvero sbalorditi  a come si potesse negli anni ’50 padroneggiare con tanta sicurezza una tecnologia tanto complessa.

Les Paul muore all’età di 94 anni nel 2009. E’ citato al diciottesimo posto nella classifica dei migliori 100 chitarristi di tutti i tempi secondo la rivista Rolling Stones.

Dopo 50 anni da “Les and Mary”, entra di nuovo in classifica nazionale con un cd,  nel 2005, quando è ormai novantenne, col CD “Les Paul & Friends” (in cui compaiono anche Keith Richards, Eric Clapton, Joss Stone e Sting).

les paul delay - Les Paul e la Loopstation
uno dei primi Delay

les paul5 - Les Paul e la Loopstation

Appendice
Solo due parole sulla straordinaria interprete, chitarrista e cantante che fu al fianco di Les Paul fino al divorzio del 1964, utilizzando egregiamente la sua tecnologia, creando cori in tempo reale tramite la tecnica di sovrapposizione vocale. Non fu solo una “spalla” bella e perfetta ma anche una grande musicista. Mary Ford piazzò brani in classifica insieme a Les esibendosi in trasmissioni radiofoniche e televisive.  Dopo la separazione continuò la sua carriera da solista ma morì prematuramente per abuso di alcol all’età di 53 anni. A lei e Paul è dedicata una stella nella Hollywood walk of Fame. Sulla sua lapide è inciso il nome del suo brano più famoso, Vaya con Dios.

mary ford - Les Paul e la Loopstation

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Tech Guitar Tips – Floyd Rose con Michele Migi http://www.ageofaudio.com/tech-guitar-tips-floyd-rose-con-michele-migi/ http://www.ageofaudio.com/tech-guitar-tips-floyd-rose-con-michele-migi/#respond Fri, 19 May 2017 20:04:22 +0000 http://www.ageofaudio.com/?p=27549 Il ponte Floyd è un ponte molto particolare che va curato e settato con attenzione e cura, come controparte a questa quantità di lavoro però si ottiene un escursione di leva incredibile e delle sonorità altrimenti irriproducibili con un ponte “Normale” Abbiamo chiesto al migliore del settore dell’italico stivale, Michele Migi, uno dei miglior tecnici …

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Il ponte Floyd è un ponte molto particolare che va curato e settato con attenzione e cura, come controparte a questa quantità di lavoro però si ottiene un escursione di leva incredibile e delle sonorità altrimenti irriproducibili con un ponte “Normale”

Abbiamo chiesto al migliore del settore dell’italico stivale, Michele Migi, uno dei miglior tecnici che possiamo avere, alle terme emiliane (così è conosciuto il suo laboratorio) sono passate le migliori chitarre possibili che appartengono a grandissimi chitarristi della scena nostrana.

Vediamo ora cosa ha da dire Michele per noi.

Ibanez RG7 custom Marco Sfogli - Tech Guitar Tips - Floyd Rose con Michele Migi
Ibanez RG7 custom Marco Sfogli

A.Cangiano: Come si struttura un ponte Floyd Rose?

M.Migi: Il Floyd Rose è sostanzialmente un tremolo tipo Fender sotto steroidi. La piastra-base è in acciaio (parliamo dell’Original Floyd Rose) e bascula su due soli perni, anch’essi in acciaio.

Il blocco inerziale è acciaio o ottone, le corde vengono bloccate sia sulle sellette che al capotasto.

Inoltre, le stesse sellette vengono fissate alla piastra, e per ciascuna è presente un accordatore fine, per eventuali ritocchi senza dover sbloccare le corde al capotasto.

A.C. Che vantaggi e svantaggi può portare un ponte di questo tipo?

M.M.: Il vantaggio principale è l’estrema stabilità di accordatura dopo l’uso della leva, cosa che spesso e volentieri il tremolo tipo Fender non garantisce.

Svantaggio principale: la complicazione per quanto riguarda la regolazione dell’assetto e delle ottave, specie sui Floyd sospesi, ovvero il 90% dei sistemi presenti sulle chitarre in commercio.

Il Floyd settato “flat”, cioè appoggiato al body, è invece drasticamente più semplice da regolare e mantenere.

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Fender Stratocaster Deluxe 2012 Fede Poggipollini

A.C. Può un utente effettuare piccole regolazioni su un ponte di questo tipo?

M.M.: Certo, ma, come dicevo nella risposta precedente, se il ponte è sospeso, la procedura può trasformarsi in un incubo, a volte anche per chi è avvezzo.

Per questo io consiglio sempre di bloccare il ponte in “pull”, cioè di appoggiarlo al body, cosicché non abbia modo di “tuffarsi” all’indietro. Lo consiglio perlomeno a chi non ha esigenze di pull-up (leva tirata all’insù).

Col ponte appoggiato si eliminano alla radice almeno il 90% dei problemi e dei malditesta, oltre a garantire, nel caso di rottura di una corda durante un live, di poter finire il pezzo con le restanti corde accordate.

Sul ponte sospeso, invece, oltre a tutti gli altri problemi, se si rompe una corda, tutte le altre si scordano, e si è costretti a cambiare chitarra durante il pezzo.

A.C. Come può un utente capire che il suo Floyd Rose è ben fatto o meno?

M.M.: Non credo ci sia un metodo per stimare la qualità di un Floyd Rose solo guardandolo.

Certo, il suono e la stabilità di accordatura sono due ottimi indizi, ma non attribuiscono necessariamente i meriti al ponte in sé.

Ci sono ponti economici che suonano tutto sommato bene (o comunque rispondono bene su certe chitarre) o che hanno un’ottima stabilità di accordatura.

Quindi l’unica è affidarsi al marchio, ma non al prezzo, poiché esistono, inspiegabilmente, ponti di bassa qualità che costano come, e a volte più, di un Floyd originale.

In ogni caso, se i materiali sono di qualità (vedi acciaio) è difficile sbagliare.

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Gibson SG Double Neck per Vince Pàstano per Vasco Modena Park 2017 (proprietà Vittorio Corbisiero)

A.C. Quali sono i modi per capire che un Floyd Rose sta cominciando a presentare problemi?

M.M.: Quando la stabilità dell’accordatura dopo l’uso della leva inizia a dare segni di cedimento, è probabile che qualcosa stia succedendo tra le lame e i solchi in cui esse basculano.

Questo succede perlomeno sui Floyd Licensed, che per ragioni di brevetto non sono fatti in acciaio, ma in leghe di metallo più o meno nobili, ma sempre soggette a usura.

Al momento, gli unici Floyd privi di questo problema sono l’Original Floyd Rose e lo Schaller Lockmeister.

Le molle, se di qualità decente, si mantengono operative per anni, a volte decenni.

Secondo me le migliori sono le Schaller, le Gotoh e le Fender nere. Per il resto, sono più che altro problemi estetici dovuti a ossidazione, scoloritura ecc.

A.C. Quali sono i ponti Floyd e di tipo Floyd Rose che hai preferito negli anni?

M.M.: Come stabilità di accordatura e durata in generale, sicuramente i migliori rimangono l’Original Floyd Rose e lo Schaller Lockmeister.

Tuttavia, i miei preferiti sono gli Ibanez Edge e LoPro Edge, più ostici da mantenere e fare funzionare bene, ma talmente morbidi e precisi da farli sembrare un prolungamento del proprio braccio. Subito sotto (in termini di preferenze puramente personali), il Gotoh GE1996T, con sellette in acciaio, seguito dall’Ibanez EdgeZero (compresa la versione minore EdgeZero II), meno morbidi degli Edge ma mediamente più stabili.

Anche se il mio preferito in assoluto è l’Ibanez SynchroniZR, anche se non è esattamente un Floyd, dal momento che funziona su cuscinetti a sfera. Diciamo che, per motivi affettivi, se dovessi portarmene solo uno su un’isola deserta, mi prenderei il buon vecchio Ibanez Edge.

 

Antonio Cangiano

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