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	<title>Age Of Audio</title>
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	<description>Blog di recensioni musicali</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 07:38:28 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Un futuro nuvoloso</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 21:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa De Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing Annalisa de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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		<category><![CDATA[Un futuro nuvoloso]]></category>

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		<description><![CDATA[Fin dalla sua nascita, ad Internet è stato associato il simbolo di una nuvola. Leggerissime gocce cariche di informazioni restano sospese nell’atmosfera virtuale: foto, testi, video, musica viaggiano come un fluido intorno al mondo, senza mai toccare terra. Plastiche, semiconduttori e cristalli liquidi dei nostri personal computer sono la finestra che affaccia sul cielo della [...]<p><a href="http://www.ageofaudio.com/software/un-futuro-nuvoloso/">Un futuro nuvoloso</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide img_4" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/copertina.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11586" title="copertina" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/copertina-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>Fin dalla sua nascita, ad Internet è stato associato il simbolo di una nuvola. Leggerissime gocce cariche di informazioni restano sospese nell’atmosfera virtuale: foto, testi, video, musica viaggiano come un fluido intorno al mondo, senza mai toccare terra. Plastiche, semiconduttori e cristalli liquidi dei nostri personal computer sono la finestra che affaccia sul cielo della rete. E’ da quest’immagine che prende il suo nome il “cloud computing”</strong></p>
<p>Letteralmente l’espressione si traduce con “elaborazione su nuvola” e sta ad indicare un nuova tecnologia grazie alla quale la rete non viene più sfruttata in modo “statico”, ma così dinamico da permettere all’utente di utilizzare direttamente sul web sia un software, senza dover installare nulla sul proprio PC, che un database in cui conservare i propri file di qualsivoglia natura.</p>
<p>La <span style="color: #ff0000;">Fig.1</span> è esplicativa in tale senso. <a class="highslide img_5" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Fig.-1.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignright size-medium wp-image-11589" title="Fig. 1" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Fig.-1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>I suoi vantaggi appaiono evidenti. Pensiamo all’enorme<strong> risparmio di CPU</strong>, nel caso di utilizzo di software in cloud computing, e di memoria di massa, nel caso di immagazzinamento dati online. Inoltre il cloud permette un importante abbattimento delle spese per le aziende, le quali possono abbonarsi mensilmente o annualmente alla particolare piattaforma di cui necessitano, in una sorta di<strong> pay-per-use</strong>. Da non sottovalutare anche il vantaggio del liberarsi di tutte le responsabilità riguardanti la manutenzione e l’aggiornamento dei programmi. Inoltre le peculiarità delle applicazioni in cloud computing consentono l’uso delle stesse anche sul proprio <strong>smartphone</strong> o <strong>tablet</strong>.<br />
Ma non è tutto oro quel che luccica. I contro del cloud computing fanno nascere non poche perplessità riguardo la tendenza sempre più forte a delegare tutto alla rete e, quindi, a società terze. Perché la rete è sì rappresentata da una magnifica, evanescente, irreale, candida nuvola virtuale, ma, nel dettaglio, software, siti e database sono di proprietà di persone ed aziende che sono ben lontani dall’esserlo!<br />
Facciamo un esempio. Dopo gli attentati dell’11 settembre, nel sistema giuridico degli Stati Uniti è stata introdotta la USA PATRIOT Act, una legge che, per combattere il terrorismo, di fatto limita enormemente la privacy dei cittadini. La norma in questione concede ad FBI, CIA, NSA il diritto di frugare nei database, intercettare traffico Internet e quant’altro ogni volta che i dati si trovino su territorio americano. E a noi che importa, vi starete chiedendo (anche se forse un po’ avrete capito dove si va a parare). La maggior parte delle società di informatica a cui noi affidiamo le nostre informazioni, private e di lavoro, ha sede negli States (Microsoft ed Apple solo per citarne due) e questo, legalmente parlando, è sufficiente a renderci dei cittadini virtuali americani. Il<strong> cloud computing </strong>combinato con il<strong> Patriot Act</strong> può facilmente dare come risultato indagini di mercato non autorizzate, spionaggio industriale e chi sa quale altra forma di violazione della privacy!<br />
(<span style="color: #ff0000;">Fig. 2</span>)<br />
<a class="highslide img_6" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Fig.-2.gif" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-medium wp-image-11599" title="Fig. 2" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Fig.-2-300x300.gif" alt="" width="300" height="300" /></a>E’ evidente che sarebbe molto interessante studiare cosa è accaduto e accadrà in tutti i settori con la nascita del cloud computing. Noi però ci occuperemo esclusivamente dell’ambito che ci riguarda in questa sede: quello musicale. Lo faremo iniziando con l’analizzare, nel prossimo articolo, quali strumenti il cloud mette a disposizione degli utenti “musicalmente attivi”, cioè coloro i quali non vogliono solamente ascoltare la musica, ma vogliono creare i propri brani, editarli e pubblicizzarli in rete. Che voi siate dei musicisti professionisti interessati alle novità del settore, o dei semplici amatori che vogliano avvicinarsi a questo mondo per la prima volta, l’appuntamento è sempre su Age of Audio per la seconda parte di “Un futuro nuvoloso”.</p>
<p><a href="http://www.ageofaudio.com/software/un-futuro-nuvoloso/">Un futuro nuvoloso</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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		<title>AudioThing &#8211; Pong Glockenspiel</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Campeglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[AudioThing - Pong Glockenspiel]]></category>
		<category><![CDATA[delay a tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Jen SX1000]]></category>
		<category><![CDATA[Phaser]]></category>

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		<description><![CDATA[Avevamo già parlato di AudioThing con una recensione dell&#8217;emulazione del Jen SX1000 per Kontakt. Questa volta parliamo di una libreria sempre per il campionatore della Native Instrument ma di tipologia totalmente diversa: Pong Glockenspiel Perchè usare delle bacchette quando si possono usare delle palline da ping pong? così esordisce la descrizione di questa libreria. In [...]<p><a href="http://www.ageofaudio.com/software/audiothing-pong-glockenspiel/">AudioThing &#8211; Pong Glockenspiel</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Avevamo già parlato di <a href="http://www.audiothing.net" target="_blank">AudioThing</a> con una <a href="http://www.ageofaudio.com/software/audiothing-sx1500/" target="_blank">recensione dell&#8217;emulazione del Jen SX1000 per Kontakt</a>. Questa volta parliamo di una libreria sempre per il campionatore della Native Instrument ma di tipologia totalmente diversa: <a href="http://www.audiothing.net/instruments/pong-glockenspiel/" target="_blank">Pong Glockenspiel</a><br />
</strong><br />
<a class="highslide img_11" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/PongGlockenspiel_Logo.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/PongGlockenspiel_Logo-1024x700.jpg" alt="AudioThing - Pong Glockenspiel per Kontakt 3.5 " title="AudioThing - Pong Glockenspiel per Kontakt 3.5 " width="100%" height="100%" class="alignleft size-large wp-image-11531" /></a></p>
<p><em>Perchè usare delle bacchette quando si possono usare delle palline da ping pong?</em> così esordisce la descrizione di questa libreria. In poche parole, un glockenspiel giocattolo campionato utilizzando delle palline da ping pong invece delle apposite bacchette di plastica. Pong Glockenspiel è disponibile per Kontakt 3.5 o superiore ma con un po&#8217; di sforzo è possibile comunque usufruire dei campioni singoli caricandoli a mano in altri campionatori.</p>
<p>Una volta installato, Pong Glockenspiel uccuperà 108 MB sull&#8217;hard disk. I campioni sono stati registrati ad una frequenza di campionamento di 44.1kHz con una risoluzione di 24Bit, qualità sufficente ma che evita uno spreco inutile di spazio (e risorse).</p>
<p>Sono stati campionati due livelli di <em>velocity </em>(dinamica) con tre ripetizioni per ognuno, che tramite cross-fade (dissolvenza incrociata) creano il timbro dello strumento principale.<br />
All&#8217;interno della libreria sono presenti sei instrument singoli, di seguito i nomi con una breve descrizione:</p>
<li><strong>PongGlockenspiel_Main.nki</strong> &#8211; strumento principale</li>
<li><strong>PongGlockenspiel_Main_Double.nki</strong> &#8211; strumento principale con effetto di raddoppio di ottava</li>
<li><strong>PongGlockenspiel_Ambient1.nki</strong> &#8211; suono ambient/etereo per effettistica</li>
<li><strong>PongGlockenspiel_Ambient2.nki</strong> &#8211; suono ambient/etereo per effettistica</li>
<li><strong>PongGlockenspiel_Pad1.nki</strong> &#8211; pad sintetico</li>
<li><strong>PongGlockenspiel_Pad2.nki</strong> &#8211; pad sintetico</li>
<p><a class="highslide img_12" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/pong_glockenspiel2.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/pong_glockenspiel2-300x205.jpg" alt="Toy glockenspiel with pIng pong balls for Native Instruments Kontakt" title="Toy glockenspiel with pIng pong balls for Native Instruments Kontakt" width="300" height="205" class="alignright size-medium wp-image-11529" /></a>Come abbiamo visto, oltre allo strumento principale ne è presente un altro chiamato Main_Double. In pratica, è come avere due suoni contemporaneamente di cui uno è stato trasposto un&#8217;ottava sotto, creando un effetto di riempimento molto più interessante dello strumento singolo che può risultare invece povero in un mix con molti strumenti. A corredo di queste due patch principali sono presenti quattro patch derivate dai campioni originali ma di tutt&#8217;altra natura. Due instrument dedicati a suoni eterei ambient e due instrument dedicati a dei particolari pad sintetici.</p>
<p><a class="highslide img_13" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/PongGlockenspiel_GUI.png" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/PongGlockenspiel_GUI.png" alt="Pong Glockenspiel GUI - Interfaccia Kontakt" title="Pong Glockenspiel GUI - Interfaccia Kontakt" width="636" height="163" class="alignleft size-full wp-image-11530" /></a></p>
<p>L&#8217;interfaccia delle singole patch consente di andare a modificare al volo, tramite vari potenziometri, un delay (sincronizzato a tempo) e l&#8217;inviluppo sull&#8217;amplificatore (volume). Sebbene possano sembrare pochi i due parametri dell&#8217;inviluppo (Attacco e Rilascio) è importante ricordare che per uno strumento del genere il profilo dell&#8217;inviluppo naturale non consentirebbe di gestire a pieno i parametri di decadimento e di sostegno (Decay, Sustain).</p>
<p><a class="highslide img_14" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/pong_glockenspiel1.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/pong_glockenspiel1-300x205.jpg" alt="Toy glockenspiel with pIng pong balls for Native Instruments Kontakt" title="Toy glockenspiel with pIng pong balls for Native Instruments Kontakt" width="300" height="205" class="alignleft size-medium wp-image-11528" /></a>L&#8217;idea di questa libreria, come è spiegato nella <a href="http://www.audiothing.net/instruments/pong-glockenspiel/" target="_blank">pagina del prodotto</a> nasce dopo la creazione di una <a href="http://www.ageofaudio.com/video/videosongs/">videosong</a> (per approfondire su questo argomento cliccare sul link) interamente fatta suonando dei comuni strumenti con delle palline da ping pong.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Tv6yQ1Ce6cU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Considerazioni</strong><br />
La libreria si presta per un uso creativo musicale, non è da concepire come libreria classica, ma si presta a molteplici utilizzi sopratutto in ambito di colonne sonore per film/corti e jingle o addirittura per compositori di colonne sonore per videogames. </p>
<p><strong>Pro</strong>: Una buona libreria con suoni alternativi ai classici strumenti a cui siamo abituati Ottimo rapporto qualità/prezzo.<br />
<strong>Contro</strong>: Manca di una bella sezione effetti<br />
 <strong>Extra</strong>: Provate a mettere un leggero phaser o un delay a tempo e vedrete che cosa riuscite a creare. Magari giusto un poco di compressione hard potrebbe essere utile per farla entrare in un mix ricco di synth pad.</p>
<p><strong>Demo</strong><br />
<object height="155" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Fplaylists%2F1128691&amp;g=1&amp;show_comments=true&amp;auto_play=false&amp;show_playcount=true&amp;show_artwork=false&amp;color=37518c"></param><param name="allowscriptaccess"
                     value="always"></param><embed allowscriptaccess="always" height="155" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Fplaylists%2F1128691&amp;g=1&amp;show_comments=true&amp;auto_play=false&amp;show_playcount=true&amp;show_artwork=false&amp;color=37518c" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"> </embed></object></p>
<p>Produttore: <a href="http://www.audiothing.net" target="_blank">AudioThing</a><br />
Modello: Pong Glockenspiel<br />
Website: <a href="http://www.audiothing.net/instruments/pong-glockenspiel/" target="_blank">http://www.audiothing.net/instruments/pong-glockenspiel/</a><br />
Costo: $8 ~ 5€</p>
<p><a href="http://www.ageofaudio.com/software/audiothing-pong-glockenspiel/">AudioThing &#8211; Pong Glockenspiel</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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		<title>The Right Sound 6 &#8211; Tutorial di registrazione audio &#8211; Il Contrabasso</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Capozzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Capozzi]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Mirra]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Deidda]]></category>
		<category><![CDATA[il Contrabasso]]></category>
		<category><![CDATA[Pasquale Faggiano]]></category>
		<category><![CDATA[The Right Sound 6]]></category>
		<category><![CDATA[The Right Sound 6 - Tutorial di registrazione audio - Il Contrabasso]]></category>
		<category><![CDATA[Tutorial di registrazione audio]]></category>
		<category><![CDATA[www.recoastudios.com]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’attuale video di The Right Sound si parlerà di Contrabasso, uno strumento che in modo sempre più incisivo è entrato a far parte di tutti i generi musicali acustici, fermo restando una predilezione particolare per la musica classica ed il Jazz. Lo studio è sempre quello di Pasquale Faggiano, visitabile al link www.recoastudios.com con assorbimento [...]<p><a href="http://www.ageofaudio.com/video/the-right-sound-6-tutorial-di-registrazione-audio-il-contrabasso/">The Right Sound 6 &#8211; Tutorial di registrazione audio &#8211; Il Contrabasso</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nell’attuale video di The Right Sound si parlerà di Contrabasso, uno strumento che in modo sempre più incisivo è entrato a far parte di tutti i generi musicali acustici, fermo restando una predilezione particolare per la musica classica ed il Jazz.</strong></p>
<p><iframe width="480" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/ftpMXnr_aIM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Lo studio è sempre quello di <strong>Pasquale Faggiano</strong>, visitabile al link www.recoastudios.com con assorbimento acustico di alto profilo che consente di poter apprezzare bene le diverse sfumature che i due Contrabbassisti hanno cercato di evidenziare durante le riprese. Di<strong> Dario Deidda </strong>si sa già molto; l’altro musicista,<strong> Beppe Mirra</strong>, anch’egli salernitano, dal curriculum classico invidiabile, qualcuno può averlo scorto nel Concerto di Natale che l’Orchestra del Teatro Verdi di Salerno ha tenuto lo scorso dicembre alla Camera dei Deputati.<br />
Perché due musicisti di così diversa estrazione? Proprio per poter apprezzare uno strumento che nell’ultimo periodo è stato ampiamente usato in decine e decine di produzioni audio di qualsiasi genere, tale che anche software house mondiali, come ad esempio, la <strong>Spectrasonic</strong>s con il suo <strong>Trilian</strong>, gli ha dedicato diverse librerie di campionamenti.<br />
Vi invito a porre molta attenzione sulle diverse riprese fatte anche all’aperto, per sottolineare proprio quanto può offrirvi il <strong>Contrabasso</strong> in termini di sonorità e duttilità.</p>
<p>Buona visione!</p>
<p><a class="highslide img_16" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/contrabbasso.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/contrabbasso.jpg" alt="" title="contrabbasso" width="0" height="0" class="alignleft size-full wp-image-11520" /></a></p>
<p><a href="http://www.ageofaudio.com/video/the-right-sound-6-tutorial-di-registrazione-audio-il-contrabasso/">The Right Sound 6 &#8211; Tutorial di registrazione audio &#8211; Il Contrabasso</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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		<title>Cavi &amp; Musica – Parte seconda</title>
		<link>http://www.ageofaudio.com/hardware/cavi-musica-parte-seconda/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 19:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Savio Aversano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hardware]]></category>
		<category><![CDATA[Cavi & Musica – Parte seconda Savio Aversano]]></category>
		<category><![CDATA[effetto Maxwell]]></category>
		<category><![CDATA[Tnt-audio-Lucio Cadeddu]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci eravamo lasciati così: &#8220;…..Alla luce di quanto fin ora esposto nascono spontanee alcune domande: quanto influiscono realmente sul suono i parametri analizzati? Cosa preferire nella scelta di un cavo? Esistono regole generali da seguire?&#8230;&#8230;. To be continued….. alla prossima puntata&#8221; Ebbene, a questo punto, più che addentrarci in dissertazioni tecniche (che forse la maggior [...]<p><a href="http://www.ageofaudio.com/hardware/cavi-musica-parte-seconda/">Cavi &#038; Musica – Parte seconda</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ci eravamo lasciati così: &#8220;…..Alla luce di quanto fin ora esposto nascono spontanee alcune domande: quanto influiscono realmente sul suono i parametri analizzati? Cosa preferire nella scelta di un cavo? Esistono regole generali da seguire?&#8230;&#8230;.</p>
<p>To be continued….. alla prossima puntata&#8221;</strong></p>
<p>Ebbene, a questo punto, più che addentrarci in dissertazioni tecniche (che forse la maggior parte di voi lettori non gradirebbe!), vorrei condividere alcune considerazioni ulteriori rispetto a quanto già visto nella precedente puntata:</p>
<p><strong>1)</strong> Probabilmente la fisica attuale permette di spiegare solo in parte il suono di un cavo e la fisica quantistica è ancora molto giovane in questo settore. Ecco quindi che l’unione delle esperienze degli “ascoltoni” e i valori dei “misuroni” insieme potranno meglio guidarci nella scelta giusta.</p>
<p><a class="highslide img_19" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/5.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/5-300x204.jpg" alt="" title="5" width="300" height="204" class="alignleft size-medium wp-image-11505" /></a><br />
<strong>2)</strong><strong> Evitare gli eccessi.</strong> Salvo specifiche necessità, valori quali resistenza, capacità ed induttanza  andrebbero tenuti abbastanza bassi, per non incorrere in alterazioni della risposta in frequenza. Deve comunque essere ricordato, come già specificato in precedenza, che generalmente nei cavi in commercio i valori di resistenza,capacità ed induttanza sono tali che in un corretto interfacciamento tra sorgente e apparecchiatura ricevente non si determinano alterazioni rilevanti della risposta in frequenza .</p>
<p><strong>3)</strong> <strong>Evitare lunghezze inutili. </strong>Usare cavi della lunghezza giusta fa bene alle tasche ed alle prestazioni.</p>
<p><strong>4)</strong><strong> Ottimizzare le connessioni.</strong> E’ quasi inutile usare cavi costosissimi se poi questi vengono connessi alle elettroniche mediante connettori scadenti o peggio ancora ossidati. Il connettore non svolge solo un ruolo meccanico, ma principalmente elettrico. Non vorremmo, dopo aver curato il tutto, che parte della nostra musica si fermasse proprio sul connettore. <a class="highslide img_20" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Amphenol.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Amphenol-300x230.jpg" alt="" title="Amphenol" width="300" height="230" class="alignleft size-medium wp-image-11502" /></a>Ovviamente abbiamo già esaminato in precedenza (vedi prima parte) l’importanza di una corretta saldatura, così come quella di evitare di accoppiare molti metalli differenti (effetto termocoppia).</p>
<p><strong>5)</strong> <strong>Scegliere il cavo in funzione dell’impiego.</strong> In un cavo microfonico che lavora con tensioni bassissime la schermatura sarà particolarmente importante, mentre in un cavo di segnale, magari lungo pochi centimetri o max qualche metro, la capacità sarà più rilevante della resistenza. Gli stessi parametri, però, avranno un ruolo marginale &#8211; se non insignificante &#8211; in un cavo di potenza lungo molti metri e che trasporta tensioni elevate. Ovviamente, e non mi stanco mai di ripeterlo, tutte queste considerazioni vanno fatte sempre “cum grano salis”, senza esagerazioni.<br />
Nei<strong> cavi di potenza</strong>, per ottenere le migliori prestazioni in termini di segnale, un cavo deve essere caratterizzato da bassa resistenza e da bassa induttanza. Per abbassare la resistenza è sufficiente aumentare la sezione del cavo; per diminuire l’induttanza occorre  diminuire la superficie della spira descritta dal cavo. Per questo motivo, le piattine composte da due conduttori affiancati ad una distanza dell’ordine del centimetro sono da evitare, perché certamente caratterizzate da induttanza elevata e quindi perdita di alte frequenze.<br />
Generalmente è difficile realizzare cavi di sezione elevata e bassa induttanza (i centri delle due sezioni sono necessariamente distanti). Per cercare di ottimizzare resitenza, induttanza e costi si potrebbero usare cavi a quattro poli accoppiati radialmente due a due.</p>
<p>I <strong>cavi con conduttore unico</strong>, a parere di molti “ascoltoni”, sembrano suonare meglio di quelli multifilari, ma ovviamente hanno una resistenza meccanica peggiore (se sollecitati il conduttore unico può spezzarsi). Confrontando all’ascolto i<strong> cavi multifilari</strong> (ovviamente in linea molto teorica, volendo generalizzare) con quelli a sezione unica, per i primi viene descritta una migliore apertura sugli alti, ma anche una maggiore asprezza. Ai cavi a sezione unica invece, è attribuita una minore apertura sugli alti, però con una maggiore eufonicità nonché un migliore controllo delle basse frequenze (più asciutte e nette). Varie teorie (misuroni) hanno cercato di spiegare questo effetto: formazione di ossido di rame tra i vari filamenti che incoraggia una conduzione non lineare, effetto pelle e conduzione differente delle diverse frequenze, effetto Maxwell, resistenza, capacità, induttanza…….</p>
<p>Non dobbiamo dimenticare, però, quanto detto in precedenza: il reale suono di un cavo non è facilmente spiegabile con le soli leggi della fisica! Soddisfatte le leggi fondamentali, quindi, l’ascolto avrà sempre un ruolo fondamentale nella scelta del cavo giusto per una data applicazione.<br />
Se poi aggiungiamo la percezione della corretta immagine stereofonica e/o multicanale, con descrizione della scena sonora, della tridimensionalità etc..,vediamo che anche in questo caso cavi diversi possono avere comportamenti diversi all’ascolto.</p>
<p>In conclusione e ricordando da dove siamo partiti: “…La nostra musica “scorre” attraverso i cavi componenti audio a tutti gli effetti…”, credo che bisogna dedicare ai cavi un’adeguata attenzione con una giusta proporzione di budget e di tempo rispetto alle apparecchiature utilizzate, evitando comunque gli eccessi.</p>
<p>Buon ascolto<br />
Savio Aversano</p>
<p><strong>Bibliografia </strong></p>
<p><strong>Audioreview n. 97 V. Curci:</strong> I Cavi di segnale vediamoli da vicino.<br />
<strong>Audioreview n. 54 P. Nuti:</strong> Mito e realtà dei cavi<br />
<strong>Audioreview n. 55 P. Nuti:</strong> Ancora cavi<br />
<strong>Audioreview n. 76 F. Maffioli:</strong> Alla ricerca del cavo perduto<br />
<strong>Tnt-audio-Lucio Cadeddu:</strong> Come scegliere i cavi<br />
<strong>Tnt-audio-Lucio Cadeddu:</strong>  Monografia sul biwiring, biamping, multiamplificazione<br />
<strong>Thorsten Loesch:</strong> La Nuda Verità sui cavi<br />
<strong>Pezzi:</strong> Elettrotecnica generale, Zanichelli</p>
<p><a href="http://www.ageofaudio.com/hardware/cavi-musica-parte-seconda/">Cavi &#038; Musica – Parte seconda</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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		<item>
		<title>Cinque Sequencer gratuiti o a basso costo     (Parte 1)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 11:34:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Baldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[Acid Pro della Sony]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Baldi]]></category>
		<category><![CDATA[Cinque Sequencer gratuiti o a basso costo (Parte 1)]]></category>
		<category><![CDATA[Winamp]]></category>

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		<description><![CDATA[Molte sono le case produttrici di software di ultima generazione che hanno fatto la storia nel campo della produzione audio dei giorni nostri, quali la Digidesign, Steinberg, Ableton e Cakewalk. Con i loro prodotti abbiamo modo di dare alla luce output di qualità che occupano tutt&#8217;ora il mercato globale dell&#8217;audio, dall&#8217;home studio fino agli studi [...]<p><a href="http://www.ageofaudio.com/software/cinque-sequencer-gratuiti-o-a-basso-costo/">Cinque Sequencer gratuiti o a basso costo     (Parte 1)</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Molte sono le case produttrici di software di ultima generazione che hanno fatto la storia nel campo della produzione audio dei giorni nostri, quali la Digidesign, Steinberg, Ableton e Cakewalk. Con i loro prodotti abbiamo modo di dare alla luce output di qualità che occupano tutt&#8217;ora il mercato globale dell&#8217;audio, dall&#8217;home studio fino agli studi professionali.</strong></p>
<p>Purtroppo, non tutti possono avere accesso a questi software per diversi motivi, soprattutto di natura economica: pertanto, oggi faremo una carrellata sui sequencer gratuiti e/o &#8220;low cost&#8221;.</p>
<p><strong>AUDIOTOOL </strong></p>
<p>Rompiamo il ghiaccio con un sequencer modulare che mi ha colpito molto, Audiotool. A differenza degli altri prodotti che si conoscono, non si installa su un sistema operativo, bensì è avviato direttamente via browser, data la sua natura clouding, ed è scritto in Flash. L&#8217;interfaccia si presenta con un piano di lavoro su cui poggeremo via drag&#8217;n'drop dal browser a lato i nostri moduli strumento/effetto, collegandoli come se fossero strumenti analogici. Fra i plugin presenti nel pacchetto troveremo emulatori di <strong>TB303</strong>,<strong> TR808</strong> e <strong>TR909</strong>.</p>
<p><a class="highslide img_26" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Audiotool.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-medium wp-image-11379" title="Audiotool" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Audiotool-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Malgrado la sua natura flash, che può condizionare una valutazione oggettiva di questo prodotto, la qualità audio dei plugin interni è considerevole, presentando anche un audio editing con funzionalità piuttosto semplici, ma intuitivi e non macchinosi; inoltre è possibile anche mappare i nostri controllers midi ai suoi moduli. Una mancanza di questo sequencer (ricordiamo che stiamo parlando comunque di un flash) è il supporto VST ed inoltre il software stesso (sempre per via della sua natura) potrebbe risultare molto pesante a causa delle risorse che necessita per il suo utilizzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pro</strong></p>
<p>I progetti sono reperibili via clouding, quindi possiamo lavorare su qualsiasi sistema Win, OSX o Linux, che abbia installato un browser con flash come plugin<br />
Ha un buon routing, grazie al sistema dei cavetti che ricorda quello di Reason, prodotto della Propellerhead<br />
Ha un ottimo midi learning.</li>
</ul>
<p><strong>Contro</strong></p>
<p>Il prodotto potrebbe risultare lento e pesante per via della sua natura di tipo flash<br />
Non supporta VST e altri protocolli<br />
Non sembra avere impostazioni driver audio.</p>
<p><strong>ULTERIORI DETTAGLI</strong></p>
<p><strong>Piattaforma:</strong> browser<br />
<strong>Architettura</strong>: -<br />
<strong>Multicore</strong>: -<br />
<strong>Prezzo:</strong> nessuno<br />
<strong>N. tracce:</strong> audio/MIDI illimitate<br />
<strong>Protocolli supportati:</strong> nessuno<br />
<strong>Driver audio</strong>: -<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.audiotool.com">www.audiotool.com</a></p>
<p><strong>ARDOUR </strong></p>
<p>Ardour (oggi alla v2.8) è un multitraccia audio scaricabile dal sito via donazione ed è disponibile per sistemi operativi Linux e OsX. L&#8217;ambiente di lavoro è molto facile ed intuitivo, presentando supporto ai protocolli LADSPA e VST. Inoltre il suo workflow &#8220;familiare&#8221; si avvicina molto agli ambienti tipo Protools della Digidesign, mettendo in campo un audio editing davvero efficiente ed intuitivo. Anche se l&#8217;utilizzo potrebbe risultare macchinoso all&#8217;inizio &#8211; per il suo sistema di routing che necessita di qualche passaggio &#8220;scomodo&#8221; -, Ardour con una buona pratica si propone come una valida alternativa per lavori di registrazione e di missaggio. In più c&#8217;è da aggiungere che la v3 di Ardour è in fase alpha con diversi aggiornamenti, tra i quali spicca che sarà aggiunto il supporto MIDI.</p>
<p><a class="highslide img_27" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Ardour.png" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Ardour-300x288.png" alt="" title="Ardour" width="300" height="288" class="alignleft size-medium wp-image-11374" /></a></p>
<p><strong>Pro</strong></p>
<p>Navigazione lineare<br />
Buon audio editing<br />
Interfaccia gradevole ed intuitivo</p>
<p><strong>Contro</strong></p>
<p>Sistema routing un po&#8217; macchinoso, soprattutto in ambiente GNU/Linux con Jack<br />
Assenza del supporto MIDI<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>ULTERIORI DETTAGLI</strong></p>
<p><strong>Piattaforma:</strong> GNU/Linux &#8211; OsX<br />
<strong>Architettura:</strong> 32bit e 64bit<br />
<strong>Multicore:</strong> sì<br />
<strong>Prezzo:</strong> donazione<br />
<strong>N. tracce:</strong> Audio illimitate, MIDI assente<br />
<strong>Protocolli supportati:</strong> LADSPA, VST e AU<br />
<strong>Driver Audio:</strong> JACK e CoreAudio<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.ardour.org">www.ardour.org</a></p>
<p><strong>LMMS: LINUX MULTIMEDIA STUDIO </strong></p>
<p>Questo sequencer<strong> open source</strong> si presenta con un&#8217;interfaccia che si rifà molto al prodotto della Image Line, FL Studio. Anche se trattasi di un software nativo del sistema operativo Linux, LMMS è disponibile anche per<strong> Windows </strong>con supporto a <strong>VST</strong> e<strong> LADSPA</strong>, mostrando anche un worflow veloce e pratico. </p>
<p><a class="highslide img_28" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/lmms-0.4.0-3.png" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/lmms-0.4.0-3-300x181.png" alt="" title="lmms-0.4.0-3" width="300" height="181" class="alignleft size-medium wp-image-11387" /></a><br />
Il suo sistema, basato sui pattern, ci dà la possibilità di comporre con molta facilità ed in tempi brevi musica elettronica a parer mio orientati molto sulla club, house, techno, dance e affini. I suoi moduli interni presentano una qualità discreta, sono capaci comunque di portarci qualche soddisfazione con qualche elaborazione in più. Uno dei lati fastidiosi di questo software è che, non essendo ancora alla versione 1 (oggi siamo alla versione 0.4), presenta ancora dei bugs, ma il software viene continuamente aggiornato e migliorato, rivelandosi una valida alternativa step-sequencer, quasi a voler lanciare un guanto di sfida al suo diretto rivale FL Studio.</p>
<p><strong>Pro</strong></p>
<p>Rapido per la produzione di musica elettronica per il suo sistema pattern-based<br />
Buona drummachine e discreti plugin interni</p>
<p><strong>Contro</strong></p>
<p>Non essendo ancora in una versione completa, presenta qualche bug<br />
Audio editing troppo essenziale</p>
<p><strong>ULTERIORI DETTAGLI</strong></p>
<p><strong>Piattaforma:</strong> GNU/Linux &#8211; Windows<br />
<strong>Architettura:</strong> 32bit e 64bit<br />
<strong>Multicore:</strong> si<br />
<strong>Prezzo:</strong> nessuno<br />
<strong>N. tracce:</strong> Audio/MIDI illimitate<br />
<strong>Protocolli supportati</strong>: LADSPA e VST<br />
<strong>Driver Audio:</strong> JACK e ASIO<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.lmms.sourceforge.net">www.lmms.sourceforge.net</a></p>
<p><strong>ZYNEWAVE PODIUM </strong></p>
<p>Zynewave Podium, rispetto ai precedenti software citati, segue un ambiente molto più diretto e lineare come i classici <strong>Cubase</strong> della Steinberg e <strong>Sonar</strong> della Cakewalk. Disponibile solo per sistema operativo Windows e con supporto VST, Podium presenta una versione a basso costo ed una gratuita le cui limitazioni (oltre a una versione meno recente) sono le seguenti: l&#8217;utilizzo dei plugin non sfrutta il sistema multicore, è disponibile una sola I/O Midi, il mixer non è disponibile a 64bit, mentre surround e rewire sono disattivati. </p>
<p><a class="highslide img_29" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/zynewave_podium.png" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/zynewave_podium-300x169.png" alt="" title="zynewave_podium" width="300" height="169" class="alignleft size-medium wp-image-11390" /></a><br />
Mettendo da parte tutto questo, Podium presenta una buona organizzazione data dal suo comodo sistema di layout e navigazione che ci permettono di organizzare al meglio il nostro progetto e la visualizzazione delle tracce. Tuttavia, a differenza dei sequencer visti prima, presenta pochissimi plugin interni; inoltre il suo sistema routing risulta leggermente macchinoso, come ad esempio operazioni di sidechain che bisogna fare più di qualche passaggio per renderla effettiva. Una mancanza veramente fondamentale che ho trovato in questo software (ma lo sviluppatore ha promesso di porre rimedio a stretto giro) è il time stretching, totalmente assente. Malgrado ciò, l&#8217;editing sia audio che midi non presenta ulteriori carenze.</p>
<p><strong>Pro</strong></p>
<p>Navigazione e layout molto veloci e intuitivi<br />
Editing audio/MIDI soddisfacente.</p>
<p><strong>Contro</strong></p>
<p>Mancanza del time-stretching<br />
Nella versione gratuita, i plugin sono limitati all&#8217;utilizzo di un solo processore</p>
<p><strong>ULTERIORI DETTAGLI</strong></p>
<p><strong>Piattaforma:</strong> Windows<br />
<strong>Architettura:</strong> 32bit e 64bit<br />
<strong>Multicore:</strong> non usufruibile per i plugin nella versione gratuita &#8211; disponibile per la versione a pagamento<br />
<strong>Prezzo:</strong> Gratuito &#8211; 50 US$ (un anno di aggiornamenti)<br />
<strong>N. tracce:</strong> Audio/MIDI illimitate<br />
<strong>Protocolli supportati:</strong> VST<br />
<strong>Driver Audio:</strong> ASIO<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.zynewave.com">www.zynewave.com</a></p>
<p><strong>REAPER </strong></p>
<p>Ultimo software di questa prima carrellata è<strong> Cockos Reaper</strong>, un sequencer a basso costo la cui demo shareware &#8211; scaricabile dal sito &#8211; non presenta alcuna limitazione di utilizzo se non l&#8217;attesa della finestra che vi richiederà una licenza. Disponibile per Windows e OsX sia a 32bit che a 64bit, Reaper è una delle valide alternative low cost presente in rete. Il suo ambiente di lavoro completamente personalizzabile con il suo sistema docking e la possibilità di ridisegnare il suo theme a piacimento lo rendono confortevole per chi vuole una postazione altamente personalizzata. </p>
<p><a class="highslide img_30" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/reaper.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/reaper-300x233.jpg" alt="" title="reaper" width="300" height="233" class="alignleft size-medium wp-image-11392" /></a></p>
<p>L&#8217;editing audio e la navigazione ricordano molto l&#8217;ambiente di <strong>Acid Pro della Sony</strong>, permettendo il looping automatico ai clip senza doverli clonare in successione, come spesso capita nel campo della musica elettronica. Il suo sistema di editing midi è (nella versione 4) abbastanza avanzata rispetto alle <em>release </em>precedenti, risultando sempre più comodo e veloce, permettendoci addirittura di scegliere di visualizzare più clip midi in una sola finestra. Il suo sistema routing si presenta come una matrice, dando così modo di poter visionare al meglio quello che vogliamo fare. Una delle particolarità di questo prodotto è che le sue tracce sono multifunzione: possono svolgere una funzione audio (mono e/o stereo), midi e folding. Anche se il software si offre con un&#8217;eseguibile di meno di 10mb, Reaper presenta un pacchetto di plugin che, seppur semplici e graficamente scarni, hanno una buona qualità di dinamica e di processo. Scritto dallo stesso sviluppatore di<strong> Winamp</strong>, questo software è in costante aggiornamento. La community del sito, inoltre, è molto attiva e rende disponibili tutti i themes e script applicabili creati. Davvero una valida alternativa per lavori di diversa natura quali composizione, produzione , editing e missaggio.</p>
<p><strong>Pro</strong></p>
<p>Anche se shareware, la versione scaricabile dal sito non presenta alcuna limitazione nel suo utilizzo<br />
Ambiente lavorativo completamente editabile<br />
Editing audio/MIDI ottimi.</p>
<p><strong>Contro</strong></p>
<p>Wrapper dei plugin un po&#8217; macchinosa.</p>
<p><strong>ULTERIORI DETTAGLI</strong></p>
<p><strong>Piattaforma:</strong> Windows e OsX<br />
<strong>Architettura:</strong> 32bit e 64bit<br />
<strong>Multicore:</strong> sì<br />
<strong>Prezzo: </strong>licenza scontata $60 &#8211; licenza completa $225<br />
<strong>N. tracce:</strong> Audio/MIDI illimitate<br />
<strong>Protocolli supportati:</strong> VST<br />
<strong>Driver Audio:</strong> ASIO<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.reaper.fm">www.reaper.fm</a></p>
<p><strong><br />
CONSIDERAZIONI FINALI</strong></p>
<p>Possiamo affermare senza timore di smentita che in rete possiamo trovare diverse alternative ai prodotti delle grandi case di produzione: software gratuiti come Rax&#8217;n'TraX, Kristal Audio Engine, Mu.Lab, MultitrackStudio ecc; software a basso costo come alcune versioni di Mu.Lab, Energy XT, Mixcraft, il tracker di terza generazione Renoise ecc. La mia scelta per questa prima puntata è ricaduta su questi cinque prodotti perché meritano una panoramica separata, in grado di far rilevare l&#8217;utilità di questi software che, senza spendere cifre esorbitanti, possono darci tutto il confort di un ambiente lavorativo semplice e diretto, con tutte le funzioni necessarie agli &#8220;addetti ai lavori&#8221; per lavorare sui nostri progetti.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Ilaria Graziano &amp; Francesco Forni &#8211; From Bedlam to Lenane</title>
		<link>http://www.ageofaudio.com/cd/ilaria-graziano-francesco-forni-from-bedlam-to-lenane/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 17:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa De Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD]]></category>
		<category><![CDATA[Bedlam]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forni]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Graziano]]></category>
		<category><![CDATA[Lenane]]></category>

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		<description><![CDATA[From Bedlam to Lenane è un eccezionale quanto inconsueto ponte che collega l’Italia allo swing di Reinhardt e al blues di Robert Johnson. Lo hanno costruito Francesco Forni e Ilaria Graziano, due musicisti napoletani con curriculum di tutto rispetto. Lui, trapiantato da anni nella capitale, ha all’attivo diversi lavori da solista ed è uno dei [...]<p><a href="http://www.ageofaudio.com/cd/ilaria-graziano-francesco-forni-from-bedlam-to-lenane/">Ilaria Graziano &#038; Francesco Forni &#8211; From Bedlam to Lenane</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>From Bedlam to Lenane è un eccezionale quanto inconsueto ponte che collega l’Italia allo swing di Reinhardt e al blues di Robert Johnson. Lo hanno costruito Francesco Forni e Ilaria Graziano, due musicisti napoletani con curriculum di tutto rispetto.</strong></p>
<p><a class="highslide img_35" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/12/ForniGraziano_cover-7-of-8.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/12/ForniGraziano_cover-7-of-8-300x300.jpg" alt="" title="ForniGraziano_cover (7 of 8)" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11191" /></a></p>
<p>Lui, trapiantato da anni nella capitale, ha all’attivo diversi lavori da solista ed è uno dei più impegnati nel progetto del collettivo romano Angelo Mai, “uno spazio indipendente per le arti” come si definiscono. Lei, che ha già lavorato con Forni nella live band Rainbow 4et, tra le tante cose ha più volte prestato la sua voce alla compositrice giapponese Yoko Kanno. </p>
<p>Come tutte le più grandi opere folk-blues, <strong>From Bedlam to Lenane</strong> racconta storie. Storie come quella di Tom O’ Bedlam, personaggio  di un anonimo poema del XVII secolo, che nella tradizione inglese rappresenta il prototipo di folle. Nella prima traccia, <strong>Mad Tom of Bedlam</strong>, i due si ispirano alla versione di Jolie Holland, ma la arricchiscono della classica struttura swing: l’esposizione del tema iniziale, lenta. Blues. E dopo un minuto la frenetica chitarra in levare delle colorate feste gipsy.</p>
<p>Guidata dalle sole voci e da un paio di chitarre acustiche, <strong>Love sails</strong> ha l’anima dei migliori duetti di Mark Lanegan e Isobel Campbell, conservando l’accento swing di cui l’album è intriso.</p>
<p>Il brano folk messicano<strong> Cancion Mixteca</strong>  è uno dei quattro che Forni e Graziano “rubano” dalla tradizione, insieme alla già citata prima traccia e ai successivi classici <strong>Be my husband</strong> di Nina Simone, rifatta fra tanti anche da Jeff Buckley, e<strong> Volver</strong> , quella di Fernando Maldonado e non la più famosa opera di Carlos Gardel. Si potrebbe obiettare sia un facile espediente suonare qualcosa che è già magnifico in partenza, ma la loro bravura sta nel rendere l’album così old-style che brani originali e “cover” si confondono con una magia.</p>
<p>La musicalità che vien fuori dal testo di<strong> La strada</strong> è lo strumento aggiunto, merito di un’interprete d’esperienza come la Graziano. Il tempo, che incalza sempre più, ricorda una specie di sirtaki greco e ci regala in conclusione un assolo degno dell’inimitabile Django.</p>
<p>Come in una rappresentazione teatrale, a metà disco vengono avanti gli attori per presentarsi con un monologo. </p>
<p><a class="highslide img_36" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/12/Forni.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/12/Forni-300x200.jpg" alt="" title="Forni" width="300" height="200" class="alignright size-medium wp-image-11193" /></a> In<strong> Rosaspina</strong> (ispirata alla fiaba per eccellenza dei fratelli Grimm?) Forni racconta “la storia di un uomo che viene da lontano”. E’ un blues in E minor perfetto: la storia, la sua voce, lo slide metallico in open tuning sulle corde di quella che sembra essere una vecchia parlor.</p>
<p>Tutta la grazia che Ilaria è capace di esprimere con la sua intonazione impeccabile si manifesta in<strong> Rosso che manca di sera</strong>, una serenata la cui poesia delle lyrics dimostra la completezza dei due musicisti, che nascondono uno sconfinato talento anche come parolieri.</p>
<p>Il manouche, portato in giro da chitarristi principalmente francesi o dei paesi bassi (vedi Lagrene, Debarre Rosenberg), compare in un disco italiano come un miracolo: <strong>On y va</strong> è una perla più unica che rara. I cori della Graziano, la tecnica di Forni alla chitarra, il goliardico assolo di kazoo e il testo, un po’ in francese (come tradizione richiede) e un po’ in italiano, dimostra la tesi sulla magia del duo di fare suo un genere “antico” che non è neanche mai stato troppo nelle corde degli italiani. Nella penultima traccia originale, si abbassano le luci accese dei cabaret parigini e i due tornano a dividersi le strofe in <strong>Crying</strong>,  una sorta di ninna nanna.</p>
<p><a class="highslide img_37" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/12/Francesco-F.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/12/Francesco-F-300x199.jpg" alt="" title="Francesco F" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-11205" /></a>Il disco si chiude con<strong> Lenane’s Blues</strong>, una delle canzoni più belle dell’album. Un riuscitissimo tentativo di blues modale in cui Forni si supera, concludendo con un breve assolo che è un piacere per le orecchie. Avremmo voluto ce ne regalasse di più di assoli, essendo forse uno dei migliori chitarristi blues in Italia. Ci accontentiamo lo stesso, perché quello che ha creato con Ilaria Graziano è più che soddisfacente: un disco unicamente acustico da ascoltare per ricordarci che voce aveva il rock quando era bambino.</p>
<p><strong>Thumbs up for:</strong> La strada, Rosaspina, Lenane’s blues<br />
<strong>Thumbs down for:</strong> Be my husband, Volver</p>
<p><strong>ILARIA GRAZIANO &#038; FRANCESCO FORNI – FROM BEDLAM TO LENANE</strong></p>
<p><a class="highslide img_38" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/12/Cover-Francesco-Forni.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/12/Cover-Francesco-Forni-300x300.jpg" alt="" title="Cover Francesco Forni" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11190" /></a></p>
<p><strong>TRACKLIST:</strong><br />
<strong>1.</strong>	Mad Tom of Bedlam<br />
<strong>2.</strong>	Love sails<br />
<strong>3.</strong>	Cancion mixteca<br />
<strong>4.</strong>	La strada<br />
<strong>5.</strong>	Rosaspina<br />
<strong>6.</strong>	Rosso che manca di sera<br />
<strong>7.</strong>	On y va<br />
<strong>8.</strong>	Crying<br />
<strong>9.</strong>	Be my husband<br />
<strong>10.</strong>	Volver<br />
<strong>11.</strong>	Lenane’s blues</p>
<p><a href="http://www.ageofaudio.com/cd/ilaria-graziano-francesco-forni-from-bedlam-to-lenane/">Ilaria Graziano &#038; Francesco Forni &#8211; From Bedlam to Lenane</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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		<title>Final Fantasy VII &#8211; Boss Theme Cover</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 18:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Castellano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Clavia Nord Electro 3]]></category>
		<category><![CDATA[Custom Eurorack Modular Synth]]></category>
		<category><![CDATA[Doepfer]]></category>
		<category><![CDATA[drums]]></category>
		<category><![CDATA[Final Fantasy VII]]></category>
		<category><![CDATA[Final Fantasy VII Boss Theme Cover]]></category>
		<category><![CDATA[M-Audio Axiom Pro 49]]></category>
		<category><![CDATA[MFB]]></category>
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		<description><![CDATA[Uso creativo del Clavia Nord Electro 3 con sintetizzatore modulare. Custom Eurorack Modular Synth (Doepfer, Tiptop Audio, MFB) Clavia Nord Electro 3 M-Audio Axiom Pro 49 Novation Xio 49 Squire Bass Toy Glockenspiel Drums Final Fantasy VII &#8211; Boss Theme Cover is a post from: Age Of Audio<p><a href="http://www.ageofaudio.com/video/final-fantasy-vii-boss-theme-cover/">Final Fantasy VII &#8211; Boss Theme Cover</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/sw5wn4CsahM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Uso creativo del Clavia Nord Electro 3 con sintetizzatore modulare.</p>
<p><strong>Custom Eurorack Modular Synth</strong> (Doepfer, Tiptop Audio, MFB)<br />
<strong>Clavia Nord Electro 3</strong><br />
<strong>M-Audio Axiom Pro 49</strong><br />
<strong>Novation Xio 49</strong><br />
<strong>Squire Bass</strong><br />
<strong>Toy Glockenspiel</strong><br />
<strong>Drums</strong></p>
<p><a class="highslide img_40" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/finalfantasy.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/finalfantasy-300x168.jpg" alt="" title="finalfantasy" width="1" height="1" class="alignleft size-medium wp-image-11162" /></a></p>
<p><a href="http://www.ageofaudio.com/video/final-fantasy-vii-boss-theme-cover/">Final Fantasy VII &#8211; Boss Theme Cover</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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		<title>Bud Spencer blues explosion &#8211; Do it</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 09:32:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso Senatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD]]></category>
		<category><![CDATA[Bud Spencer]]></category>
		<category><![CDATA[explosion]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’incessante attività live ed un’assidua produzione discografica composta da ben 3 cd e un ep in 5 anni: da qui partono i BSBE, pronti a tornare in onda con “Do It”, ovvero Dio Odia I Tristi, palese invito a fare qualcosa per essere più allegri. Come? Proviamo ad ascoltarli&#8230; &#160; Lo slide d’apertura scelto da [...]<p><a href="http://www.ageofaudio.com/cd/bud-spencer-blues-explosion-do-it/">Bud Spencer blues explosion &#8211; Do it</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un’incessante attività live ed un’assidua produzione discografica composta da ben 3 cd e un ep in 5 anni: da qui partono i BSBE, pronti a tornare in onda con “Do It”, ovvero Dio Odia I Tristi, palese invito a fare qualcosa per essere più allegri. Come? Proviamo ad ascoltarli&#8230;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo slide d’apertura scelto da Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio è un perfetto trampolino di lancio, 16 secondi di suspense e poi l’esplosione! “<strong>Più del minimo</strong>” fionda direttamente nel pieno sound in “stile Bud Spencer”, un colpo tra capo e collo, chitarra e batteria “zeppeliani” tanto essenziali quanto convincenti, una voce che riesce ad essere piacevolmente orecchiabile. Tutto questo però dura fino al minuto 01:36, momento in cui il duo ricorda all’ascoltatore che i BSBE danno il meglio dal vivo: la dimostrazione è la messa in scena di un mini concerto, un sali-e-scendi tra i capisaldi del rock riletti in chiave Viterbini. La ritmica è incessante, un continuo evolversi che arriva a toccare anche sonorità metal, tanto per non farsi mancare nulla. Il pezzo fa faticare a terminare, quasi a non voler deludere l’ascoltatore, magari già assorto e stupefatto davanti a queste montagne russe.</p>
<p><a class="highslide img_44" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/bud.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-medium wp-image-11136" title="bud" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/bud-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p>“<strong>Giocattoli</strong>” è la prosecuzione più naturale: slide e bacchettate sui bordi scatenano l’energia dovuta, in un inevitabile susseguirsi di idee che si intrecciano in un pezzo rock moderno con tanto di stop dietro ogni angolo e melodie ammiccanti: Chi si diverte di più, qui, forse sono proprio gli strumenti, che con un’innata spontaneità chiedono di poter continuare a “pazziare”(“divertirsi”, ma il dialetto napoletano ben rende l’idea).<br />
In “<strong>Cerco il tuo soffio</strong>” il sound, ora più seduto, è caratterizzato dalla presenza di un rhodes, riuscendo ad acquistare connotati più classici dove la chitarra elettrica si configura quasi ospite in un contesto radicale che associa lo sporco delle origini blues ad un’atmosfera coristica.<br />
“<strong>Rottami</strong>” è una bomba posta in isolamento, disinnescata un attimo prima di esplodere: la potenza del suono è millesimata nel tocco di Viterbini, il quale sembra non voler dar fastidio al vicino di casa nonostante lo stereo a palla. Sarebbe potuto essere un classico riffettone grunge, ma sono proprio queste scelte a rendere i Bud qualcosa che riesce ad essere facilmente apprezzabile, nonostante si possa buttare giù una lunga lista di “questo mi ricorda quello”.</p>
<p>L’elettrica va a riposare un paio di minuti nella reinterpretazione del classico “<strong>Jesus on the mainline</strong>”, roba che come minimo ti figuri Viterbini su una sedia a dondolo, con tanto di barba millenaria e 40 anni in più, con chissà quale esperienze da raccontare, ma invece gli anni sono molti di meno (le cose da dire decisamente no).</p>
<p><a class="highslide img_45" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Bud-1.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Bud-1-199x300.jpg" alt="" title="Bud 1" width="199" height="300" class="alignright size-medium wp-image-11148" /></a> “<strong>Skratch explosion</strong>” è la parentesi di un disk jockey blues, meritevole forse di un maggiore spazio. Scorre via “<strong>Dio odia i tristi”</strong>, senza lasciare l’imprinting auspicabile dalla title track, risultando a questo punto del disco quasi un po’ scorbutica… Però scorre via veloce, in pratica “<strong>Come un mare</strong>”, traccia successiva. Le luci si fanno soffuse, le dinamiche sono soavi e rilassanti, il contesto blues non smette di pulsare, ma in modo più discreto, mettendosi al servizio della melodia vocale, che quando vuole dimostra di poter fare cose egregie. Immancabile è la scossa ritmica, che arriva anche quando non te lo aspetti, il tutto però si mantiene su un sottile equilibrio, si balla ma non si “poga”, per intenderci. Si torna ad alzare la voce con “<strong>L’onda</strong>”, almeno musicalmente parlando. La base ritmica è di quelle rocciose, però la voce fa semplicemente finta di non accorgersene e delinea un linea melodica al limite del pop. Il connubio funziona alla grande e, per quanto risulti particolare, arriva addirittura a far immaginare un Vasco Brondi rock (non me ne vogliano i fan di tutte e 2 le parti).“<strong>Squarciagola</strong>” è un mix di attitudine cantautorale, inserti in pieno stile ‘90 e atmosfere blues, anche qui fa la sua comparsata uno special a 1000, e anche se orami si è là ad attenderlo, come il soldato che torna dalla guerra, da almeno 2 minuti, si riesce lo stesso ad uscirne con il sorriso sulle labbra.</p>
<p>“<strong>Hamburger in love</strong>”, revisione del pezzo già contenuto in “Happy” (2007), anticipa la chiusura lasciata a “<strong>Mi addormenterò</strong>”, che prevenendo qualche sbadiglio ci manda tra la braccia di Morfeo con una ninna nanna strascicata, roba da bluesman con parecchi calli sulle dita.</p>
<p><a class="highslide img_46" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Bud-Spencer-Blues-Explosion.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Bud-Spencer-Blues-Explosion-300x224.jpg" alt="" title="Bud-Spencer-Blues-Explosion" width="300" height="224" class="alignleft size-medium wp-image-11134" /></a><br />
Fin ad ora i dischi dei Bud costituivano una sorta di foglio illustrativo per quel che sarebbe stato poi il live, perché i Bud sono, come detto inizialmente, animali da live. È troppo difficile catturare l’essenza che riescono ad esprimere dal vivo, le dita impossessate sulla chitarra, il sudore, le bacchette spezzate, 2 persone che suonano come una big band, tutto questo inscatolato in formato compact disc: eppure “<strong>Do It</strong>” ci prova più dei predecessori, spesso riuscendoci alla grande. I punti a favore sono innumerevoli, partendo soprattutto dalla modernità delle scelte stilistiche: sono convinto che il 99% dei musicisti, avendo a disposizione la stessa varietà di riff di Viterbini, non riuscirebbe a proporre nient’altro che roba trita e ritrita. Ma non è tutt’oro quel che luccica, l’eccessiva varietà proposta dal duo, mentre inscena questo “concerto insaccato”, può risultare, ad una generazione abituata ad ascolti molto easy, eccessivamente ridondante, oltre che proporsi come una scelta coraggiosa. Altro lato che non convince appieno sono le melodie vocali, in continua evoluzione, e spesso azzeccate (vedi “L’onda”), ma che sembrano, in alcuni tratti, ancora latenti di quel salto di qualità che possa far apprezzare i BSBE ad ogni orecchio, che sia questo amante del Mississippi o dei locali berlinesi alla “Paul Kalkbrenner”. Difetti che comunque sono destinati ad essere un ago nel pagliaio, in un contesto più che roseo: alla fine i Bud Spencer Blues Explosion questi sono, prendere o lasciare?</p>
<p><strong>Alla prossima&#8230; </strong>Alfonso Senatore</p>
<p>Tracklist:<br />
<strong>1.</strong>    Slide<br />
<strong>2.</strong>    Più del minimo<br />
<strong>3.</strong>    Giocattoli<br />
<strong>4.</strong>    Cerco il tuo soffio<br />
<strong>5.</strong>    Rottami<br />
<strong>6. </strong>   Jesus On The Mainline<br />
<strong>7.</strong>    Scratch Explosion<br />
<strong>8. </strong>   Dio odia i tristi<br />
<strong>9.</strong>    Come un mare<br />
<strong>10.</strong>    L&#8217;onda<br />
<strong>11.</strong>    Squarciagola<br />
<strong>12.</strong>    Hamburger<br />
<strong>13. </strong>   Mi addormenterò</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/CHzfleWc-2c" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>The Right Sound 5 – Tutorial di registrazione audio – Il basso elettrico</title>
		<link>http://www.ageofaudio.com/video/the-right-sound-5-tutorial-di-registrazione-audio-il-basso-elettrico/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 22:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Capozzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Deidda]]></category>
		<category><![CDATA[Il basso elettrico]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo video, si puntano i riflettori sul Basso Elettrico. Strumento spesso sottovalutato nelle produzioni musicali. Grazie alla RPM Edizioni e MIDImarket.it e al “Right Sound” tenteremo di ribaltarne le considerazioni e di farne apprezzare la corretta importanza! Si vede che quando si decise di produrre questi video, alla RPM non badarono a spese e [...]<p><a href="http://www.ageofaudio.com/video/the-right-sound-5-tutorial-di-registrazione-audio-il-basso-elettrico/">The Right Sound 5 – Tutorial di registrazione audio – Il basso elettrico</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In questo video, si puntano i riflettori sul Basso Elettrico. Strumento spesso sottovalutato nelle produzioni musicali. Grazie alla RPM Edizioni e MIDImarket.it e al “Right Sound” tenteremo di ribaltarne le considerazioni e di farne apprezzare la corretta importanza!</strong></p>
<p>Si vede che quando si decise di produrre questi video, alla RPM non badarono a spese e cercarono, già dal progetto iniziale, di porre l’attenzione su tutti i particolari, a partire dai musicisti. In questo video il Basso Elettrico viene presentato dall’apprezzatissimo<strong> Dario Deidda</strong>, musicista salernitano che non ha bisogno di presentazioni, data la sua presenza sui palchi più ambiti da tutti i musicisti italiani.</p>
<p><a class="highslide img_48" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Il-basso-2.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-medium wp-image-11091" title="Il basso 2" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Il-basso-2-300x152.jpg" alt="" width="300" height="152" /></a></p>
<p>Dario, oltre a presentarci alcuni riff molto coinvolgenti, ci dà anche una delucidazione sull’uso dei pick-up e un accenno sulla differenza tra bassi attivi e passivi. Ne sottolinea le peculiarità e mostra con grande abilità quali possano essere i vantaggi e svantaggi nell’usare il basso in diverse modalità di ripresa microfonica, ovvero con l’uso di DI Box.</p>
<p>È inutile sottolineare che, data la produzione di frequenze di <strong>range medio-basso</strong>, se non vi munite di monitor all’altezza della situazione, sarà ben difficile apprezzare le differenze sonore.<br />
Per lo stesso motivo, vi sconsiglio stavolta l’uso delle cuffie.</p>
<p><center><br />
<object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Ulocgax7PTE?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Ulocgax7PTE?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></center><br />
&nbsp;</p>
<p>Buona visione!</p>
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		<item>
		<title>Florence + the Machine &#8211; Ceremonials</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 21:45:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa De Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD]]></category>
		<category><![CDATA[Ceremonials]]></category>
		<category><![CDATA[Florence]]></category>
		<category><![CDATA[heaven]]></category>
		<category><![CDATA[the Machine]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua a sfornare successi la “macchina” inglese in cui tutti gli ingranaggi ben oliati funzionano perfettamente in sincrono. Ed il merito di ciò va riconosciuto al suo motore e cuore pulsante: Florence Welch. Come il successo commerciale della Apple è dovuto al suo “creare” il mercato piuttosto che seguirlo, così Florence + The Machine è [...]<p><a href="http://www.ageofaudio.com/cd/florence-the-machine-ceremonials/">Florence + the Machine &#8211; Ceremonials</a> is a post from: <a href="http://www.ageofaudio.com">Age Of Audio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Continua a sfornare successi la “macchina” inglese in cui tutti gli ingranaggi ben oliati funzionano perfettamente in sincrono. Ed il merito di ciò va riconosciuto al suo motore e cuore pulsante: Florence Welch. </strong></p>
<p>Come il successo commerciale della Apple è dovuto al suo “creare” il mercato piuttosto che seguirlo, così <strong>Florence + The Machine</strong> è una di quelle poche band che invece di piegare la testa di fronte al &#8220;<em>mainstream</em>&#8220;, coraggiosamente osa e riesce a modificarlo a suo piacimento.</p>
<p><a class="highslide img_53" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Florence-1-.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-medium wp-image-11044" title="Florence  1" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Florence-1--300x187.jpg" alt="Florence" width="300" height="187" /></a><br />
Da un nascente gruppo “indie” ci aspetteremmo infatti dei riff (sempre gli stessi) suonati da Telecaster con un lieve overdrive ed un cantante che come al solito emula (male) Ian Curtis. Tutt’altra storia quella di <strong>Ceremonials</strong>, che si colloca, secondo le dichiarazioni di Miss Welch, nell’ambito del “chamber soul”, neologismo che descrive magnificamente il sound di questo secondo album: un inedito matrimonio tra il soul (quasi gospel da messe afroamericane) e la “chamber music” (musica da camera).</p>
<p>Connubio nobilissimo che evidenzia il sofisticato ambiente nel quale Florence riceve la sua educazione fin da bambina: una madre professoressa di studi sul rinascimento ad Harvard ed un padre famoso pubblicitario fanno della cantante un interessante mix tra l’armonia del classicismo ed il rumoroso caos della modernità.<br />
I primi due singoli pubblicati mettono subito in chiaro una cosa: questo non è un disco di canzonette orecchiabili. Che Florence fosse brava a sfornare singoli da classifica lo ha già ampiamente dimostrato nell’esordio con<strong> Lungs</strong>. Stavolta “la macchina” è salpata alla volta di porti più ambiziosi.</p>
<p><a class="highslide img_54" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Florence-3.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignright size-medium wp-image-11054" title="Florence 3" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Florence-3-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p>Il primo singolo <strong>What the water gave me</strong> è il suono di una moderna cerimonia sacra. I primi 40 secondi fanno pensare che nel cosiddetto indie liberarsi dei Joy Division sia impossibile. Ma basta aspettare e il brano riesce a prendere la sua strada: arpe e cori celestiali si alzano alti, spinti da un basso elettrico un po’ new wave, essenziale ma mai così presente.</p>
<p>Il secondo e attualmente ultimo singolo, <strong>Shake it out</strong>, è il biglietto d’ingresso per Florence nell’olimpo delle dive abitato da Kate Bush e Tori Amos: un crescendo di organi e backup vocals portano alla memoria il talento di Annie Lennox in No more I love yous.</p>
<p>In tutti i brani si respira una grandiosità sempre al limite, in bilico tra eccellenza ed esagerazione, tipica di alcune ballads degli anni ’80 (e qui gli Eurythmics della Lennox calzano a pennello).<br />
La tracklist è dominata dalla tradizione gospel, come si ascolta in<strong> Never let me go</strong>,<strong> No light no light</strong>, <strong>Leave my body e Only if for a night</strong> (a mio avviso probabile singolo estratto, data la sua intensità). Le costanti sono una sezione ritmica spoglia, formata quasi dai soli rullante, cassa e il tintinnio di qualche cimbalo, votati esclusivamente a tenere il tempo senza voler essere troppo melodici, mentre l’armonia è affidata agli emozionanti cori da chiesa, uniti ad organi, harmonium e pesanti accordi al piano, in cui tutti i suoni si mantengono sospesi a mezz’aria in un sustain infinito.</p>
<p>Da non confondere con Breaking Dawn, capitolo della Twilight Saga alla quale il nome Florence + The Machine è legato (Heavy in your arms è uno dei main title di Eclipse),<strong> Breaking Down</strong>, con il suo ensamble di archi, suona come la “musica da camera moderna” degli Arcade Fire.</p>
<p><a class="highslide img_55" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Florence-2.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-medium wp-image-11057" title="Florence 2" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Florence-2-300x275.jpg" alt="" width="300" height="275" /></a></p>
<p>Di<strong> Lover to Lover </strong>conquista quella sua anima blues, che si sposa alla perfezione con la voce “nera” che Florence riesce a tirar fuori con una semplicità imbarazzante. Uno di quei brani che hanno come effetto collaterale quello di farti alzare all’improvviso dalla sedia, cantando posseduti “praise the lord!”.</p>
<p>E se <strong>Seven devils</strong> piace tanto con il suo lato dark, nascosto nell’inquietante staccato di piano,<strong> Heartlines</strong> non convince. E’ l’esatta dimostrazione del labile confine tra maestosità ed eccesso d’impeto che fa “sballare” chi vuole troppo, come nel Black Jack. Un intro di batteria swing che si trasforma poi in qualcosa di simil-africano che stona non poco con l’organicità del resto del disco. Anche il chorus risulta troppo troppo facile, sia nel testo che nella melodia. Il brano ideale se si vuole lanciare una raccolta fondi per l’abolizione del debito pubblico nel Terzo Mondo.</p>
<p><strong>Spectrum</strong> e <strong>All this heaven too</strong> usano la formula di successo di Lungs, portando con sé lo stile delle riuscitissime Drumming song e The dog days are over, seppure regalandoci piacevoli riferimenti alla dance anni ’80 (la prima) ed improvvisi, eleganti cambi di tonalità (la seconda), ennesima prova della maturità artistica raggiunta.</p>
<p>Ceremonials è un album delicato eppure monumentale, circondato da una magica sacralità. La voce di Florence Welch, a tratti lirica, a tratti soul, con quel continuo vibrato interrotto, commuove. E sapete chi ci ha messo lo zampino in quegli ampi riverberi di cui è permeato l’intero album? Una storica enorme sala ripresa dall’acustica impeccabile: Abbey Road, ladies and gentlemen.<br />
Da ascoltare anche la versione deluxe dell’album, appena rilasciata. La tracklist passa da 12 brani a 20 e contiene non poche perle (bonus tracks, demo e versioni acustiche) che lascerò scoprire a chi vorrà approfondire la conoscenza di quest’imprevedibile red-head inglese che ha davanti a sé un bel po’ di anni al vertice delle classifiche.</p>
<p><strong>Thumbs up for: </strong> Only if for a night, What the water gave me, Shake it out, Seven devils</p>
<p><strong>Thumbs down for:</strong> Heartlines</p>
<p><strong>FLORENCE + THE MACHINE – CEREMONIALS</strong></p>
<p><strong>Prodotto da:</strong> Island</p>
<p><a class="highslide img_56" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Florence-copertina.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-medium wp-image-11064" title="Florence copertina" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2011/11/Florence-copertina-298x300.jpg" alt="" width="298" height="300" /></a></p>
<p><strong>TRACKLIST:</strong></p>
<p><strong>1.</strong> Only if for a night<br />
<strong>2.</strong> Shake it out<br />
<strong>3.</strong> What the water gave me<br />
<strong>4.</strong> Never let me go<br />
<strong>5.</strong> Breaking down<br />
<strong>6.</strong> Lover to lover<br />
<strong>7.</strong> No light, no light<br />
<strong>8.</strong> Seven devils<br />
<strong>9.</strong> Heartlines<br />
<strong>10.</strong> Spectrum<br />
<strong>11.</strong> All this and heaven too<br />
<strong>12.</strong> Leave my body</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le foto utilizzate in quest&#8217;articolo sono copyright © del sito ufficiale www.florenceandthemachine.net</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/WbN0nX61rIs" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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