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	<title>Age of Audio</title>
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	<description>Blog di recensioni musicali</description>
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		<title>Un futuro nuvoloso (parte 3)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 09:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa De Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon Cloud Drive]]></category>
		<category><![CDATA[Apple iCloud]]></category>
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		<description><![CDATA[All’inizio eravamo felici con i nostri piccoli lettori mp3 da 512 MB. Eravamo al settimo cielo perché i brani non “saltavano” come accadeva per i vecchi lettori cd portatili. Le canzoni che potevamo caricarci non erano tantissime, ma ci mettevamo tanta cura nello scegliere le più belle, quelle che DOVEVANO essere sempre con noi. Ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>All’inizio eravamo felici con i nostri piccoli lettori mp3 da 512 MB. Eravamo al settimo cielo perché i brani non “saltavano” come accadeva per i vecchi lettori cd portatili. Le canzoni che potevamo caricarci non erano tantissime, ma ci mettevamo tanta cura nello scegliere le più belle, quelle che DOVEVANO essere sempre con noi.</strong></p>
<p><a class="highslide img_7" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Fig.-1-copertina.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Fig.-1-copertina.jpg" alt="Fig. 1 copertina" title="Fig. 1 copertina" width="488" height="320" class="aligncenter size-full wp-image-12380" /></a></p>
<p>Ad un certo punto qualcosa è cambiato ed abbiamo sentito la necessità di avere a portata di mano in ogni momento tutta la discografia di Frank Zappa (88 album, N.d.A.). Ed ecco fioccare lettori mp3 da 2GB…20GB…160GB! Con l’uscita dell’<strong>iPod Touch</strong>, mi era subito parso molto strano il fatto che, invece di incrementare la memoria del precedente iPod Video (che arrivava a più di 100GB), il dispositivo si presentava con un numero massimo di giga alquanto esiguo (16GB). Evidentemente la <strong>Apple</strong> stava già preparando il colpaccio, intuendo che la nostra ingordigia stava superando il concetto stesso di memoria di massa.<br />
E se, senza essere dotati di un grosso hard disk fisico, avessimo a disposizione quando vogliamo tutta la nostra musica, continuando ad avere ancora uno spazio illimitato di storage? Questo è in parole povere quello che il cloud computing ci consente di fare. Sebbene tardi ad esplodere in Italia, il resto del mondo ha già scelto: il futuro della musica è esclusivamente online.<br />
I servizi di cui si sente parlare più spesso sono <strong>Amazon Cloud Drive</strong>, <strong>Apple iCloud</strong>, <strong>Google Music</strong> ed MP3Tunes. In questa lista si nota l’assenza della <strong>Microsoft</strong>, che finora ha puntato su una piattaforma “generica” di servizi (Azure). Inoltre Google Music, così come Spotify (caso a parte di cui parleremo prossimamente), non è attualmente disponibile in Italia.</p>
<p>Le principali variabili di tali serivizi di cloud computing per l’immagazzinamento virtuale di brani musicali sono:</p>
<p>• quantità di free storage;<br />
• costo dell’extra storage;<br />
• sincronizzazione automatica o manuale dei propri files;</p>
<p><strong>AMAZON CLOUD DRIVE </strong></p>
<p><a class="highslide img_8" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Fig.-2-amazon-cloud-drive.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Fig.-2-amazon-cloud-drive-150x150.jpg" alt="Fig. 2 amazon cloud drive" title="Fig. 2 amazon cloud drive" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-12399" /></a>A chi possiede un account su Amazon (gratuito), Cloud Drive (<span style="color: #ff0000;">Fig. 2</span>) offre un “locker” di 5GB. Uno spazio così limitato non è sufficiente a soddisfare le esigenze dell’ascoltatore medio. I costi per l’extra storage sono di 20 dollari l’anno per un “armadietto” di 20GB, un buon compromesso se la nostra libreria si aggira intorno a questa grandezza. Ulteriore extra space ci costerà 1 dollaro per giga e il minimo passo consentito per gli incrementi è di 50GB. Naturalmente i brani acquistati direttamente su Amazon non peseranno minimamente sui nostri preziosi gigabytes di memoria online. Inoltre se si acquista un intero album digitale, Amazon ci premierà con 20GB di storage gratuiti per un intero anno. Come fare a caricare online i brani della nostra libreria? In due modi, entrambi ancora non ottimali. Il primo consiste in una sincronizzazione manuale che porta con sé due svantaggi: richiede molto tempo e pazienza; ci fa perdere vitali informazioni dei files, lasciandoci con numerosi brani di “Unknown Artist”. Il secondo metodo è quello consigliato da Amazon. Si tratta di un’app che ricerca le canzoni nel vostro database e le sincronizza automaticamente. Sarebbe comodo se non fosse tremendamente lento e pieno di errori.</p>
<p><strong>APPLE iCLOUD</strong></p>
<p><a class="highslide img_9" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Fig.-3-apple-icloud.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Fig.-3-apple-icloud-150x150.jpg" alt="Fig. 3 apple icloud" title="Fig. 3 apple icloud" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12400" /></a>Come ci aspetteremmo, tutti i brani acquistati su iTunes Store vengono automaticamente e gratuitamente inseriti nella nuvola virtuale che Apple ha allestito per noi. Oltre a questa opzione, in linea con Cloud Drive (<span style="color: #ff0000;">Fig.3</span>) ci vengono dati 5GB di storage gratuiti. Nel caso questi non fossero sufficienti, i costi annui per l’extra storage sono i seguenti: 16€/10GB, 32€/20GB, 80€/50GB. Come sempre il vantaggio della mela sta nella sua “organicità”: se si possiede un dispositivo Apple, la scelta di iCloud appare quasi obbligata, soprattutto per iPhone e iPad. Se non si possiede un Mac ma si è soliti utilizzare iTunes anche su pc per l’ascolto e l’organizzazione dei propri file sonori, iCloud apparirà troppo invitante rispetto agli altri servizi grazie all’esistenza di <strong>iTunes Match</strong>. Questa app ci permette di sincronizzare online tutti i brani della nostra libreria (compresi quelli non acquistati presso iTunes Store) con una semplicità e velocità che non ha rivali. Ricordiamo anche che la potente Apple ha costruito negli anni solidi legami con alcuni famosi artisti ed etichette discografiche, per cui potrebbe riservare in futuro alcune esclusive ai propri utenti. L’arma a doppio taglio di Apple è sempre la stessa: non sarà possibile riprodurre i file senza un dispositivo con sistema operativo iOS oppure con software diversi da iTunes dal momento che con iCloud non potremo accedere alle nostre librerie semplicemente aprendo un browser.</p>
<p><strong>GOOGLE MUSIC </strong></p>
<p><a class="highslide img_10" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Fig.-4-google-music.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Fig.-4-google-music-150x150.jpg" alt="Fig. 4 google music" title="Fig. 4 google music" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-12401" /></a>Per adesso non è ancora possibile utilizzare Google Music (<span style="color: #ff0000;">Fig.4</span>) in Italia. Gli unici ad averlo testato sono gli utenti americani, ma le informazioni che si trovano in rete sono esaltanti. Si tratta dell’unico (per ora) servizio totalmente gratuito. Come gli altri servizi descritti in precedenza, anche Google Music è gemellato con uno shop online. Si tratta naturalmente di <strong>Android Market.</strong> A differenza del rivale iCloud, Google Music non pone però barriere sul suo utilizzo con dispositivi non-Android. Come sempre il tasto dolente (l’unico forse) riguarda la sincronizzazione dei brani. Così come Cloud Drive, anche Google Music richiede l’istallazione di un piccolo software, Music Manager, per effettuare ricerca nelle cartelle e upload dei nostri brani. Il programma in questione, pur presentando meno bugs di Amazon, è parecchio lento e ancora molto distante dalla praticità di iTunes Match. Inoltre, dopo aver selezionato una delle due opzioni “iTunes folder” oppure “other folder”, se inseriremo nuovi brani in una di queste cartelle, Music Manager aggiornerà automaticamente la nostra nuvola senza darci possibilità di scelta. Una volta effettuato il noiosissimo upload, Google Music si fa perdonare con diversi vantaggi. Il primo è certamente economico. Lo storage è limitato a 20.000 brani (all’incirca 80GB) senza possibilità di ampliarlo, ma il tutto è completamente gratuito e lo spazio concesso è più che soddisfacente. Ulteriori vantaggi sono sia i prezzi competitivi di Android Market rispetto ad iTunes Store, sia la funzione “Artist Hub” con la quale artisti indipendenti possono vendere la propria musica senza intermediari, fissando personalmente i prezzi dei loro brani e ricevendo il 70% di profitto. In più, si possono ascoltare per una volta tutti i brani dei nostri amici sul social Google+, opzione non ancora ben chiarita e che non piace tanto alle case discografiche. Quest’ultimo aspetto è il più controverso e ne parleremo meglio quando tratteremo di Spotify. Sebbene il market di Android non sia ancora fornito come lo store di iTunes, Google Music con la sua filosofia del free e dello sharing sembra essere l’unico servizio in grado di contrastare lo strapotere di Apple.</p>
<p><strong>MP3Tunes</strong></p>
<p><a class="highslide img_11" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Fig.-5-mp3tunes.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Fig.-5-mp3tunes-150x150.jpg" alt="Fig. 5 mp3tunes" title="Fig. 5 mp3tunes" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12402" /></a>Citiamo anche un servizio che non può competere con le grandi multinazionali, ma che è stato pioniere del cloud computing nella musica. MP3Tunes (<span style="color: #ff0000;">Fig.5</span>) si dichiara <strong>MSP</strong>, <strong>M</strong>usic <strong>S</strong>ervice <strong>P</strong>rovider, dando così una vera e propria definizione a questi servizi ai quali finora non abbiamo saputo dare un vero e proprio nome. Il servizio ha un suo player, Locker, (armadietto, appunto, termine copiato poi da Cloud Drive) eseguibile su Windows, OS X, Linux, iOS e Android. Lo spazio gratuito a disposizione è di appena 2GB. Se si vuole extra space e l’eliminazione delle fastidiose pubblicità, i prezzi sono i seguenti: 40$/50GB, 75$/100GB, 140$/200GB. I prezzi non sono molto competitivi e il programma per la sincronizzazione automatica, LockerSync, presenta gli stessi difetti già ampiamente citati nei casi precedenti, ma il caso di questo MSP è tuttavia molto interessante, se non altro per la sua lungimiranza (è stato fondato nel febbraio 2005). MP3Tunes non ha negozi “proprietari” come Amazon, Apple e Android. Fino a poco tempo fa consentiva ai suoi utenti di acquistare musica sui principali e-shops (Amazon, iTunes, Rhapsody, 7digital, Napster e Zune). Dopo una causa con EMI (di cui parleremo nel prossimo approfondimento) attualmente MP3Tunes Store è chiuso, permettendo agli iscritti di acquistare musica solo su Amazon.</p>
<p><a class="highslide img_12" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/fig.-6-tabella.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/fig.-6-tabella.jpg" alt="fig. 6 tabella" title="fig. 6 tabella" width="659" height="206" class="aligncenter size-full wp-image-12398" /></a><br />
Nella <span style="color: #ff0000;">Fig.f6</span> sono riassunte le principali caratteristiche dei servizi sopracitati, mettendoli a confronto.<br />
Dopo questa panoramica sui più famosi Music Service Providers, nella quarta parte di “Un futuro nuvoloso” metteremo a fuoco le questioni legali che questi nuovi mezzi si portano dietro, parlando di DRM, pirateria e lotte giudiziarie contro le major.</p>
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		<title>Novation UltraNova</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 16:01:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Campeglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hardware]]></category>
		<category><![CDATA[Synth]]></category>
		<category><![CDATA[Novation]]></category>
		<category><![CDATA[recensione Novation UltraNova]]></category>
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		<description><![CDATA[Conoscere da vicino il Novation Ultranova è una esperienza che non lascia indifferenti, già dal primo approccio. Per quanto si tenti di resistere al suo fascino e di conservare il migliore e più smaliziato aplomb è difficile non restare stregati da quello che è forse il piu “fashioned” dei synth VA in circolazione. Dal formato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Conoscere da vicino il Novation Ultranova è una esperienza che non lascia indifferenti, già dal primo approccio. Per quanto si tenti di resistere al suo fascino e di conservare il migliore e più smaliziato aplomb è difficile non restare stregati da quello che è forse il piu “fashioned” dei synth VA in circolazione. </strong></p>
<p><a class="highslide img_15" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/novation_ultranova_1.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/novation_ultranova_1.jpg" alt="novation ultranova 1" title="novation_ultranova_1"  class="aligncenter size-full wp-image-12353" /></a></p>
<p>Dal formato compatto (un tre ottave classici tasti Novation), l’Ultranova ha nel design innovativo e ricco di stile uno dei suoi molti pregi, a partire dalla pulsanteria e wheels retro-illuminati sul complessivo magnifico fondo blu. Comparato, ad esempio, con molti dei suoi maggiori concorrenti, come il MicroKorg o l’Alesis Micron, fa’ un po’ la figura del cigno in uno stagno di anatre.</p>
<p>Il concetto tecnologico e musicale dell’Ultranova è abbastanza lineare. Ultranova è un classico Virtual Analog a tre oscillatori, monotimbrico e polifonico a 18 voci. Per ogni oscillatore sono presenti una settantina di forme d’onda. Il segnale viene convogliato in due filtri di stampo classico (Lowpassp,Hipass,Bandpass) ed è assegnabile a 6 inviluppi e 3 lfo. Se a questo aggiungiamo 5 slot effetti si delinea il quadro di un synth completo seppur nella sua architettura abbastanza tipica. La marcia in piu la offre il vocoder interno, gestibile mediante il microfono cardioide in dotazione ovvero connettendo un qualsiasi microfono esterno collegato all’entrata XLR.</p>
<p>Non e&#8217; tutto. L&#8217;Ultranova incorpora anche una interfaccia audio/midi usb di buona fattura. La versione da noi provata consente una latenza non eccezionale, circa sette millisecondi, ma si e&#8217; rivelata stabile nel funzionamento e dotata di soddifacente conversione del suono in cuffia e sui monitor. </p>
<p><strong>La tastiera ed i controllers.</strong></p>
<p><a class="highslide img_16" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/novation_ultranova_2.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/novation_ultranova_2-150x150.jpg" alt="novation ultranova 2" title="novation_ultranova_2" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-12354" /></a>Lo si ammetta o no il tasto synth di casa novation e&#8217; uno dei piaceri della vita per un keyboardist. Raramente si incontra una risposta ed una corsa cosi fluidi e usabili. Anche la sensibilita&#8217; all&#8217;aftertouch e&#8217; eccellente. Lo stesso dicasi per modwheel e pitchbend, anch&#8217;essi retroilluminati ed in materiale antiscivolo. Uno dei sicuri punti di forza dell&#8217;ultranova e&#8217; costituito proprio dal fatto di incorporare il background Novation nel settore controllers. Nella parte alta l’Ultranova alloca inoltre un sistema di 8+1 knobs assegnabili a diverse funzioni di controllo sulla falsariga dei Remote di casa.</p>
<p><strong>Il software di controllo: Novation Ultranova Editor</strong></p>
<p>Programmare un synth digitale hardware è da sempre una operazione laboriosa, soprattutto quando i parametri sono editabili su pagine differenti, spesso richiamabili grazie a combinazioni. Lo è fin dai primi synth a controllo digitale, e nel caso dell’Ultranova la situazione non cambia di molto. E’ una questione di ingombri. Ultranova aggiunge alla programmazione diretta sul synth un plugin VST che, caricato nel proprio DAW, consente l’editing di tutti i parametri del synth in maniera visuale. Gli stessi parametri sono salvabili per cui è possibile richiamarli assieme al progetto. Va detto, l’editor di Ultranova ha un design davvero interessante, ci sono voluti solo pochi secondi per entrare nel meccanismo e cominciare ad editare. Fancy ed usabile al contempo. Un paio di migliorativi sarebbero un randomizer (perchè diamine tutti i VA non montano un randomizer?) in grado di generare patch in maniera casuale, nonchè un accesso alle waveforms un po’ più semplice, ad esempio sostituendo frecce ad un uso smodato dei menu. Provare settanta waveforms dovendo aprire altrettante volte un menu può essere una operazione davvero noiosa. Molto agevole anche la gestione delle modulazioni, dei filtri e degli effetti.</p>
<p><strong>Il suono ed i presets</strong></p>
<p>L’Ultranova ha un suono che definirei alquanto “current”, la sensazione generale è quella di una tendenza naturale allo scoop centrale delle frequenze e quindi una buona, per non dire ottima predisposizione per l’utilizzo in generi come la dance o hip/hop. La gamma bassa è ben accentuata e pulita, la gamma alta un po’ “smooth” e comunque molto chiara. Il synth esce con circa trecento presets, appartenenti a varie categorie di generi e stili. Sinceramente, i presets sono un po’ la nota dolente del VA di casa Novation, in quanto potrebbero essere tranquillamente appartenenti ad un synth dei primi anni novanta. Eppure di acqua sotto i ponti ne è passata da allora. Qua e là c’è qualche riferimento a generi piu moderni come il dubstep o l’hip hop/rnb, però la sensazione generale è che la programmazione sia stata molto “cauta” e standard, e la maggior parte delle patch ha un gusto un po’ datato, e non in senso buono. Poco male, si dirà, basta programmare le proprie. In questo senso un randomizer avrebbe aiutato parecchio, almeno a generare scenari di partenza su cui effettuare il tweaking. Pare, tuttavia, che la Novation stia correndo un po’ ai ripari in quanto sul sito stanno comparendo un po’ alla volta alcuni soundset gratuiti da scaricare in formato sysex. Mettere al lavoro un pool di programmatori in gamba e realizzare dei refill anche a pagamento potrebbe essere una mossa vincente da attuare al più presto.</p>
<p><strong>Gli effetti, il vocoder e l’arpeggiatore</strong></p>
<p>Come accennato, gli slot per effetti sono cinque. Per ogni slot è possibile scegliere tra sette gruppi di effetti, quelli più classici. Per un futura versione suggeriremmo un approccio un po’ più “estremo” all’effettistica, in grado di modificare il suono in maniera più radicale. Sentiamo la mancanza, ad esempio, di un bitcrusher, di forme più devastanti di distorsione, di ring modulation, reverse delay. Cose così. Il vocoder aggiunge un piacevole diversivo. é facile da usare ed implementare. Unica pecca è la sua incapacità di modificare completamente il suono microfonato, in quanto nel mix synth/voce spesso la seconda appare troppo individuabile. Molto semplice, anche in questo caso, l’utilizzo dell’arpeggiatore, dotato di 33 patterns differenti, ed attivabile anche dal top del synth con un pulsante.</p>
<p><iframe width="600" height="335" src="http://www.youtube.com/embed/Yy8GyR-qyEY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Touch</strong><br />
Scolpire ed esplorare il suono usando gli encoder e i pulsanti è il bello dei synth. L&#8217;UltraNova rappresenta un passo avanti nel sound shaping &#8220;tattile&#8221;, e consente di assumere un controllo più fisico e approfondito del motore audio del synth. Premendo &#8220;Touch&#8221; all&#8217;interno della sezione &#8220;Animate&#8221;, si attiva una modalità speciale in cui basta sfiorare uno degli encoder touch-sensitive per triggerare gli inviluppi o altre destinazioni di modulazione. Tra le destinazioni possibili troviamo il pitch, il sync e la forma d&#8217;onda degli oscillatori, cutoff, resonance e distorsione del filtro, parametri degli effetti, livello delle mandate effetti, solo per citarne alcuni. (Premendo invece &#8220;Tweak&#8221; tornate al sistema di controllo rotativo tradizionale, che consente di assegnare agli encoder gli 8 parametri che usate più spesso in modo da averli sempre a portata di mano).</p>
<p>La funzione &#8220;Touch&#8221; mette &#8220;a portata di dita&#8221; alcuni parametri che sarebbero altrimenti sepolti nell&#8217;architettura complessa del synth. Potete assegnare 8 parametri a scelta agli encoder touch-sensitive dell&#8217;UltraNova, e &#8220;toccarne&#8221; anche più di uno alla volta per realizzare effetti creativi durante un live set.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>L’Ultranova è un synth ricco di virtù. Le sue maggiori sono l’usabililtà e la qualità costruttiva. La qualità timbrica è anche particolarmente buona, in particolare per il bilanciamento del suono. A volte avere un suono dettagliato e pulito, ricco di basse, è una panacea per tutti i mali sintetizzati. Il processing esterno può facilmente aggiungere rabbia ed originalità ad un siffatto segnale. Ottima la portabilità, la qualità dei materiali, la dotazione di entrate ed uscite. Se a questo aggiungiamo un aspetto da top model dei VA il quadro è completo. Nelle versioni successive si consigliano migliorativi sul fronte vocoder ed effetti. E soprattutto una attenzione alla questione presets.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI UTILI:</strong></p>
<p><strong>Produttore:</strong> Novation</p>
<p><strong>Modello:</strong> Ultranova</p>
<p><strong>Website:</strong> www.novationmusic.com</p>
<p><strong>Distributore: </strong>www.midiware.com</p>
<p><strong>Prezzo:</strong> 615+ Iva</p>
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		<title>Behringer &#8211; Powerplay P16</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 14:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Scognamiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hardware]]></category>
		<category><![CDATA[Behringer - Powerplay P-16]]></category>
		<category><![CDATA[Behringer Powerplay P16 recensione]]></category>
		<category><![CDATA[mixer digitale X32]]></category>
		<category><![CDATA[review Behringer Powerplay P16]]></category>

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		<description><![CDATA[Behringer l&#8217;aveva annunciato e presentato per la prima volta al NAMM 2011, insieme al nuovo super-mixer digitale X32, frutto dell&#8217;unione di forze fra Behringer e Midas. Parlo del sistema Powerplay P16, composto dalla centralina P-16I, che si collega ai mixer personali P-16M e il tutto si può espandere a dismisura aggiungendo gli hub P-16D. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Behringer l&#8217;aveva annunciato e presentato per la prima volta al NAMM 2011, insieme al nuovo super-mixer digitale X32, frutto dell&#8217;unione di forze fra Behringer e Midas. Parlo del sistema Powerplay P16, composto dalla centralina P-16I, che si collega ai mixer personali P-16M e il tutto si può espandere a dismisura aggiungendo gli hub P-16D. </strong></p>
<p><a class="highslide img_22" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Behringer-P-16_2.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Behringer-P-16_2-1024x797.jpg" alt="Behringer Powerplay P-16 2" title="Behringer Powerplay  P-16 2" class="aligncenter size-large wp-image-12335" /></a></p>
<p>Non è certo una novità, il sistema di monitoraggio con “personal mixer” esiste già da anni e in questo settore la fa da padrona l&#8217;americana <strong>Aviom,</strong> e chi abbia mai suonato sui palchi “grossi” o registrato negli studi “grossi” sa di cosa parlo. Perché parlo di palchi e studi “grossi”? Perché “grosso” è anche il costo di un sistema Aviom: per una centralina e un set di 4 mixer forse non bastano 4000 euro! Ed è qui che zia <strong>Behringer </strong>viene in aiuto di noi comuni mortali, quelli che lavorano negli studi piccoli e suonano su palchi medio/piccoli con attrezzature buone ma “umanamente abbordabili”. Il sistema <strong>P16 </strong>è, insomma, una vera e propria manna venuta dal cielo, una salvezza per tutti quei musicisti che, com&#8217;è ovvio che sia, per esprimersi bene hanno bisogno innanzitutto di sentirsi bene, e poi di sentire bene anche tutto il resto del contesto musicale nel quale si stanno esibendo. <a class="highslide img_23" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Behringer-P-16_1.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Behringer-P-16_1-150x150.jpg" alt="Behringer Powerplay P-16 1" title="Behringer Powerplay  P-16 1" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-12334" /></a>Finora come abbiamo fatto, noi che non potevamo permetterci gli Aviom? Ci siamo inventati soluzioni assurde, abbiamo usato il vecchio <strong>Powerplay HA4700 </strong>(io sono convinto che questo sia il prodotto best-seller di Behringer! Esiste da quasi 10 anni e ce l&#8217;hanno veramente tutti!), o qualunque altro tradizionale amplificatore per cuffie in grado di portare lo stesso segnale su 4, 8 o più cuffie contemporaneamente. Il problema era che tutti sentivano la stessa cosa, quindi bisognava scordarsi di dire al tecnico “mi alzi il mio microfono e mi abbassi un po&#8217; le tastiere?”&#8230; ehm, no&#8230; non se po&#8217; fa! Oppure si poteva fare ma usando gli aux del mixer e quindi offrire monitoraggi mono e sempre molto approssimativi, con grande frustrazione sia per il musicista che per il fonico che perdeva più tempo a fare i monitor che tutto il resto. Con un sistema di personal monitor, invece, il fonico pensa a fare il fonico, e una volta assicuratosi di aver mandato i canali necessari alla centralina dei monitor, sono i musicisti a provvedere ognuno al proprio mix in cuffia. Ah! Che liberazione!</p>
<p><strong>Centralina P 16 I</strong></p>
<p>E allora vediamo come funziona il nuovo P16, il quale è finalmente disponibile dopo oltre un anno dalla sua prima presentazione. Cominciamo col dire che è sicuramente ispirato all&#8217;Aviom A16 ma non è la stessa cosa, qui forse c&#8217;è qualcosa in più. </p>
<p><a class="highslide img_24" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Behringer-P-16_3.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Behringer-P-16_3-150x150.jpg" alt="Behringer Powerplay P-16 3" title="Behringer Powerplay  P-16 3" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-12336" /></a>La centralina P-16I è molto sobria, solita robustezza Behringer, alluminio ben tagliato, ben verniciato, tutto elegante e solido. Sulla parte frontale ci sono 16 selettori per impostare il livello d&#8217;ingresso dei 16 canali singolarmente; di fianco ci sono le 6 uscite <strong>RJ-45 </strong>e un po&#8217; di LED vari che segnalano il modo d&#8217;utilizzo, la provenienza dei segnali, ecc. Sul lato posteriore invece abbiamo i 16 ingressi analogici bilanciati su connettore TRS e due ingressi lightpipe, perché questo gioiellino lo possiamo collegare all&#8217;impianto sia in analogico che in digitale attraverso due connessioni ADAT. Va da sé che la qualità audio è sui<strong> 24 bit </strong>a <strong>48 KHz</strong>. </p>
<p><strong>Mixer P-16 M</strong></p>
<p><a class="highslide img_25" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Behringer-P-16_6.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Behringer-P-16_6-150x150.jpg" alt="Behringer Powerplay P-16 6" title="Behringer Powerplay  P-16 6" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12339" /></a>Passiamo ad analizzare il pezzo forte del sistema, il <strong>mixer P-16M</strong>. Dai, guardatelo, non è carino? Secondo me ci sono delle soluzioni geniali. Non dimentichiamoci che è un sistema tutto digitale, ecco perché così pochi controlli per così tanti canali, ma tanta è anche la qualità e la versatilità. La connessione alla centrallina avviene tramite un singolo <strong>cavo CAT-5</strong>, insomma i normali cavi di rete, attraverso il quale passa sia l&#8217;alimentazione che i 16 canali digitali. Ah, da notare che Behringer, all&#8217;interno di ogni confezione del mixer, ci fa trovare anche un ottimo cavo da 5 metri! Pensano proprio a tutto, eh? Il mixer si alimenta sia dal cavo CAT-5 che da un eventuale alimentatore esterno (anch&#8217;esso in dotazione, ma non serve a meno che non si colleghino le unità in daisy chain). Quindi una volta accesa la centralina, collegato il cavo, acceso il mixer, ecco che siamo operativi. I tastini in basso ci fanno selezionare il canale, per ognuno dei quali abbiamo il volume, regolabile attraverso l&#8217;apposito encoder endless, il pan, anch&#8217;esso regolabile attraverso un encoder, e in più abbiamo una sezione di equalizzazione su tre bande, di cui la centrale è semiparametrica, e per finire abbiamo il volume master e un limiter. L&#8217;eq si può applicare anche sul master (o “main”). Un punto di forza? Un volume d&#8217;uscita spaventoso! Provato con cuffie <strong>Sony MDR 7506</strong> veniva fuori un volume da sfondare i timpani! Ma per fortuna c&#8217;è il limiter, il quale con un solo potenziometro consente di trovare sempre una regolazione ottimale senza schiacciare troppo il suono. E comunque il volume è così tanto che nella maggior parte dei casi non si renderà mai necessario tenerlo al massimo. Gli encoder di volume e pan sono anche dei push button: premendo l&#8217;encoder del volume si ha sotto mano la funzione mute, senza dover necessariamente usare il tasto apposito; invece, premendo l&#8217;encoder del pan si ottiene il reset al centro. I tastini mute e solo servono, appunto, per mettere in mute o in solo i singoli canali. <a class="highslide img_26" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Behringer-P-16_5.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/Behringer-P-16_5-150x150.jpg" alt="Behringer Powerplay P-16 5" title="Behringer Powerplay  P-16 5" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-12338" /></a>Poi ci sono le funzioni di collegamento link e group: con link si possono collegare i canali creando coppie stereo nelle combinazioni 1-2, 3-4, 5-6, ecc., e quando si crea un link fra due canali automaticamente questi vengono panpottati left-right, in modo che se, per esempio, sui canali 1 e 2 abbiamo il mix delle tastiere, ci basta linkarli per ottenere il mix stereo e regolarlo riferendoci ad esso usando il tasto di selezione del canale 1 oppure 2. I gruppi invece si possono creare fra 2 o più canali a scelta, e quando si effettua una regolazione su uno dei canali raggruppati, questa si riflette sugli altri canali in modo proporzionale.Per esempio, se ho 4 canali dedicati ai cori, sul 5 ho la voce del basso, sul 6 ho il tenore, sul 7 e sull&#8217;8 ho due soprani, posso cominciare col regolare ogni canale singolarmente, magari creando anche un certo panorama stereo, e una volta raggruppati, mi basterà regolare il volume di uno qualsiasi di quesi 4 canali per regolare tutto il gruppo in una sola volta. Ok, queste non sono funzioni nuove, sono le classiche cose che ci sono sempre state su tutti i mixer digitali dallo Yamaha Promix ad oggi, ma non è fighissimo sapere che tutto questo si possa fare in un piccolissimo mixer dedicato ai monitoraggi?</p>
<p><iframe width="520" height="294" src="http://www.youtube.com/embed/76ymTdwGTRg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>C&#8217;è anche la possibilità di memorizzare e richiamare delle snapshot dei mixaggi effettuati, e una cosa interessante è che quando il sistema si spegne, alla sua riaccensione tutto torna com&#8217;era stato lasciato, anche se non si è provveduto a salvare nulla. Questo sembra poco, invece è molto importante!</p>
<p>Un altro paio di finezze: sul retro, oltre all&#8217;ingresso RJ-45 per la connessione <strong>ULTRANET</strong>, c&#8217;è anche un&#8217;uscita che si può usare, come dicevo prima, per creare una catena (daisy chain) fra questi mixer. Quindi li possiamo collegare tutti alla centralina, passare per l&#8217;hub opzionale P-16D, oppure collegarli uno dietro l&#8217;altro usando queste uscite. </p>
<p>Inoltre, ci sono due uscite analogiche bilanciate, e anche queste sono molto importanti e ampliano di molto la versatilità, per esempio per usare il mixer con un sistema di monitor a terra oppure con un in-ear monitor. Di uscita cuffia, invece, ce n&#8217;è una sola. Peccato, ce ne fossero state due sarebbe stato più interessante. </p>
<p>Un&#8217;altra cosa carina è che sotto alla striscia dei pulsanti di selezione dei canali c&#8217;è un bel po&#8217; di spazio vuoto sulla carcassa di alluminio. Non vi viene niente in mente? Io dico “carta gommata”! Eh già, come facciamo a ricordarci per ogni canale cosa c&#8217;è? E allora ci attacchiamo una bella striscetta di carta gommata e col pennarello a punta sottile ci scriviamo sotto le nostre annotazioni.</p>
<p>E vogliamo parlare del sostegno da asta opzionale P-16MB? Sembra niente, ma anche quello è una genialata: nella confezione esce la base di ferro da avvitare al mixerino attraverso 3 viti a stella, questa base poi si può avvitare direttamente sulla vite di un&#8217;asta microfonica dritta oppure si può agganciare al braccetto aggiuntivo che ci consente di collegare il tutto lateralmente al tubo di una qualsiasi asta. E sulla base di ferro ci sono anche delle guide per fermare i cavi!</p>
<p>Insomma, Behringer in questo prodotto ci ha messo veramente tutto: potenza, pulizia del suono, versatilità, eleganza, ma soprattutto ha dato la possibilità, finalmente, di avere un vero e proprio sistema di monitoraggio personale ad un prezzo abbordabile, parliamo di circa <strong>180 euro per ogni mixer</strong> e circa <strong>220 euro per la centralina</strong>. Insomma, un piccolo studio con meno di 1000 euro si fa il sistema per quattro musicisti, ed il piccolo studio fa un nuovo grande passo verso il “grosso” studio!</p>
<p><strong>Pro: </strong></p>
<p>- prezzo abbordabile considerata la concorrenza esistente<br />
- alta flessibilità, numero di canali, unità collegabili<br />
- alto volume d&#8217;uscita in cuffia</p>
<p><strong>Contro:</strong></p>
<p>- una sola cuffia per mixer<br />
- per il collegamento ad un&#8217;asta c&#8217;è bisogno del kit opzionale</p>
<p>Alla Prossima <strong>Guido Scognamiglio</strong></p>
<p><strong>NOTIZIE UTILI:</strong></p>
<p><strong>Produttore</strong>:  Behringer<br />
<strong>Modello:</strong> P-16</p>
<p>Tutte le foto sono state scattate dal redattore Guido Scognamiglio e sono Copyright © www.ageofaudio.com</p>
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		<title>Roland Rc300 loopstation</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 22:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Pesce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chitarre]]></category>
		<category><![CDATA[drum machine]]></category>
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		<description><![CDATA[Roland ha finalmente rilasciato il discendente diretto della RC50, loopstation storica, che necessitava di una rimodernata. Come al solito quella che racconto è l&#8217;esperienza diretta di un utilizzatore non le descrizioni tecniche dei manuali o il fumo negli occhi dei produttori. Cominciamo col dire che RC300 non stravolge il mercato, non è così innovativa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roland ha finalmente rilasciato il discendente diretto della RC50, loopstation storica, che necessitava di una rimodernata. Come al solito quella che racconto è l&#8217;esperienza diretta di un utilizzatore non le descrizioni tecniche dei manuali o il fumo negli occhi dei produttori.</strong></p>
<p>Cominciamo col dire che RC300 non stravolge il mercato, non è così innovativa in un panorama gettonatissimo di looper, loops, a loostations, ma presenta alcune caratteristiche interessanti che possono dare al musicista una marcia in più. </p>
<p><a class="highslide img_30" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/rc300.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/rc300-300x126.jpg" alt="" title="rc300" width="300" height="126" class="alignnone size-medium wp-image-12240" /></a></p>
<p>- 3 canali stereo indipendenti che consentono di registrare fino a 3 ore di audio digitale<br />
- volumi separati<br />
- 16 effetti digitali professionali (questa è la vera novità)<br />
- 1 pedale di controllo programmabile<br />
- uscite audio main e sub<br />
- uscita cuffia<br />
- MIDI in-out e thru<br />
- ingresso line in stereo/mono (2 ingressi mono L-R)<br />
- ingresso microfonico XLR con alimentazione phantom<br />
- 4 ingressi per pedali esterni (2 ingressi stereo)<br />
- decine di loop di batteria<br />
- ingresso aux<br />
- USB per scaricare i file in 44khz 16bit<br />
- USB per utilizzare la loopstation come scheda audio  2 canali (interessante questa possibilità!!!)</p>
<p><strong>Il primo approccio &#8211; riflessioni del primo utilizzo</strong></p>
<p><a class="highslide img_31" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/rc300dettaglio.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/rc300dettaglio-300x94.jpg" alt="" title="rc300dettaglio" width="300" height="94" class="alignleft size-medium wp-image-12242" /></a>E&#8217; semplice da usare, intuitiva, più facile di qualsiasi altra loopstation che abbia provato. I pedali sono tutti a vista. Ognuno col suo stop, il suo undo, il suo volume, insomma è tutto lì, niente di occulto!<br />
E&#8217; precisa, non ho sentito gap di registrazione come nella RC50. Gli effetti sono semplici da attivare ma scomodi da cambiare. La sincronizzazione funziona bene, in tempo reale.<br />
C&#8217;è un comodo <strong>start-stop</strong> generale anche questo a vista.<br />
Anche i comandi piccoli sono manovrabili con i piedi, lo dico per chi come me adora suonare scalzo.<br />
Ogni tanto si blocca, ci sono bug che sicuramente correggeranno, basta sapere dove sono però, perché se si blocca va proprio in tilt e dal vivo può essere un problema(!). Mi è successo solo una volta ma leggendo sui forum sono tanti quelli che si lamentano.<br />
Non sono riuscito a riprodurre l&#8217;errore né a farne una statistica, ma ho capito che se fermo tutto con lo stop generale al posto di spegnere ogni canale la probabilità di blocco si riduce drasticamente.<br />
La prima domanda di rito: entrerà nella borsa? 53,6cm&#8230; la RC50 era 47,2cm e pesava un kg in meno (è entrata!)<br />
Il passaggio da una patch all&#8217;altra ha circa un secondo di latenza.</p>
<p><strong>Effetti digitali</strong></p>
<p>La pedaliera ha 16 effetti digitali. Credo che Roland potesse osare un po&#8217; di più. Gli effetti vanno dalla distorsione (mediocre), al transpose (ho subito pensato che fosse utile per fare qualche variazione ma lo userò mai?), delay (questo mi piace), una sorta di vocoder (#*?!), phaser, modulator, flanger, a qualche filtro di poco più fantasioso.<br />
Personalmente non ne faccio grande uso nel live perché sono scomodi da variare. Se si utilizza un pedale esterno allora le cose vanno meglio. Il fatto è che ogni effetto ha delle varianti (es. la distorsione ha varie tipologie di drive) e non sono facilmente accessibili, soprattutto se vogliamo seguire un&#8217;idea &#8220;al volo&#8221;, meglio di niente comunque, almeno quando mi serve un effetto non devo accendere un pc o altre pedaliere (ovviamente dipende dall&#8217;effetto&#8230;).<br />
Il riverbero è un parametro della patch, quindi è come se fosse un effetto in più selezionabile da menù con valori 0-100.<br />
Tutti gli effetti ad esclusione del riverbero possono essere impostati come generali, su tutte le tracce contemporaneamente real-time oppure in input, quindi registrati sulle tracce. Questa possibilità è utilissima se si vogliono utilizzare più effetti in una song.</p>
<p><a class="highslide img_32" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/rc300_retro.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/04/rc300_retro-300x43.jpg" alt="" title="rc300_retro" width="300" height="43" class="alignnone size-medium wp-image-12241" /></a></p>
<p><strong>RC300 vs RC50</strong> (anche per chi non sa cos&#8217;è la RC50)</p>
<p>Essendo un utilizzatore di RC50 ora quasi convertito alla Rc300 posso farne un&#8217;analisi pratica.<br />
Ho comprato la RC300 perché volevo un prodotto che integrasse anche gli effetti per evitare di dover portare in giro più pedaliere. La cosa è riuscita al 50% perché gli effetti lasciano un po&#8217; a desiderare sia per qualità che per fantasia che per manovrabilità. Quindi ho risolto il problema non per tutte le situazioni live.<br />
<strong>+</strong> E&#8217; più intuitiva e con meno funzioni nascoste. Il manuale si è drasticamente ristretto.<br />
<strong>-</strong> E&#8217; più lunga e larga di circa 5cm, più alta di 1cm, più pesante di 1kg (536 mm, 231 mm, 76 mm 3,9kg).<br />
<strong>+</strong> La memoria è notevolmente superiore, ma diciamo la verità quella della RC50 era sufficiente.<br />
<strong>- </strong> Hanno rimosso il FADE IN delle tracce, perchè?!<br />
<strong>+</strong> La possibilità di utiizzarla come scheda audio usb è interessante. I driver vanno scaricati dal sito.<br />
<strong>+</strong> Gli undo sono separati per canale e non relativi all&#8217;ultima registrazione effettuata come nella RC50.<br />
<strong>+</strong> C&#8217;è il MIDI Thru.<br />
<strong>+</strong> Il Midi sync finalmente funziona ed è possibile utilizzare la pedaliera come slave!<br />
<strong>=</strong> Il tasti per il reverse sono stati rimossi bisogna andare nei menù (tragico per chi li usava&#8230; ma chi li usava?!)<br />
<strong>-</strong> La conversione D/A è passata da 24 bit a 16bit.<br />
<strong>+</strong> Il pedale &#8211; per chi usa i pedali &#8211; può rappresentare un plus.<br />
<strong>=</strong> Il tap tempo si è ristretto ma è possibile comunque farlo con il primo pedale di stop.<br />
<strong>+</strong> L&#8217;alimentatore è molto piccolo, tipo quello dei cellulari.<br />
<em>Per chi ha una RC50 &#8211; e la sa usare &#8211;  vale la pena cambiarla? </em><br />
Direi di no, ma ci sono solo 3 ragioni per cambiare la pedaliera che secondo me possono far pendere la risposta verso il si:</p>
<p><strong>1)</strong> ho bisogno di 3 ore di registrazione  (non certo dal vivo&#8230; )<br />
<strong>2) </strong>mi servono gli effetti e mi accontento di un&#8217;effettistica standard non troppo complessa (il mio caso)<br />
<strong>3)</strong> mi hanno offerto molto per la RC50 e con pochi soldi me la cambio così sono aggiornato!</p>
<p>Per il resto siamo lì, non cambierà la vita di nessuno, soprattutto al bravo utilizzatore della RC50 che ha già automatizzato operazioni di routine.</p>
<p><strong>PRO</strong></p>
<p>Facile da usare.<br />
Effetti e pedale on board.<br />
Precisa e &#8211; se rimuovono qualche piccolo bug &#8211; anche affidabile.</p>
<p><strong>CONTRO</strong></p>
<p>E&#8217; grande, ma se proprio vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno diciamo che è spaziosa.<br />
Gli effetti sono pochi, difficili da programmare in un live e abbastanza scontati.<br />
Perché Roland ha rimosso il fade in delle tracce?<br />
il prezzo non è proprio per tutte le tasche.</p>
<p><strong>Cosa non è</strong><br />
Non è una RC30 con un pedale in più, sia chiaro!</p>
<p><strong>Il parere</strong></p>
<p>Non ancora il prodotto ideale, ma la migliore loopstation del mercato oggi.</p>
<p><strong>Produttore</strong>: <a href="http://www.roland.com" title="www.roland.com" target="_blank">www.roland.com</a><br />
<strong>prezzo</strong>: circa 470,00 euro </p>
<p><object width="560" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/kQXb6s8wSuQ?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/kQXb6s8wSuQ?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><object width="560" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/B1Oy2IUbybY?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/B1Oy2IUbybY?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><a href="http://www.ageofaudio.com/author/fabio-pesce">Altri articoli di Fabio Pesce</a><br />
<a href="http://www.ageofaudio.com/la-redazione/fabio-pesce" title="Fabio Pesce">Bio</a></p>
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		<title>AKAI MPK Mini</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 22:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Castellano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hardware]]></category>
		<category><![CDATA[AKAI MPK Mini]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione AKAI MPK Mini]]></category>
		<category><![CDATA[Review AKAI MPK Mini]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;AKAI MPK Mini è un controller nato dalla fusione di due precedenti prodotti AKAI, l&#8217;LPK25 e l&#8217;LPD8. Abbiamo a disposizione 25 tasti mini, 8 pad, 8 knob, arpeggiatore e altre funzioni, il tutto condensato in uno strumento lungo poco più di 30 cm, perfetto da affiancare ad un portatile (da qui lo slogan &#8220;Laptop Production [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;AKAI MPK Mini è un controller nato dalla fusione di due precedenti prodotti AKAI, l&#8217;LPK25 e l&#8217;LPD8. Abbiamo a disposizione 25 tasti mini, 8 pad, 8 knob, arpeggiatore e altre funzioni, il tutto condensato in uno strumento lungo poco più di 30 cm, perfetto da affiancare ad un portatile (da qui lo slogan &#8220;Laptop Production Keyboard&#8221;) o da utilizzare in spazi ristretti senza rinunciare alla qualità AKAI.</strong></p>
<p><a class="highslide img_39" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/AKAI-MPKmini-1.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/AKAI-MPKmini-1.jpg" alt="AKAI-MPKmini-1" title="AKAI-MPKmini-1" class="alignnone size-full wp-image-12158" /></a></p>
<p><strong>CONFEZIONE</strong></p>
<p>La confezione è molto semplice, insieme al controller troviamo il cavo USB, il CD con il manuale in formato PDF e l&#8217;editor per OSX/Windows, le istruzioni per la sicurezza e la garanzia e un coupon per avere uno sconto su Ableton Live o Ableton Suite. Abbiamo girato un breve video per mostrarvi l&#8217;un-boxing dell&#8217;AKAI MPK mini, potete vederlo qui sotto:<br />
<iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/JXoY1eJiLMk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br/></p>
<p><strong>UTILIZZO</strong></p>
<p>Abbiamo testato il prodotto sia su PC con<strong> Windows 7</strong> sia su un iMAC con <strong>OSX Snow Leopard </strong> senza incontrare alcun problema, utilizzando per lo più due software della Native Instruments: Massive e Kontakt. Basta collegare il cavo USB al computer e nel giro di pochi secondi, senza dover installare driver aggiuntivi, l&#8217;MPK mini è pronto ad inviare segnali MIDI al vostro sequencer/DAW di fiducia. Essendo un connettore <strong>mini-USB</strong> come la maggior parte dei piccoli controller (per intenderci, come la serie Nano di Korg) è consigliabile stare attenti a non forzare l&#8217;ingresso o a prevenire eventuali botte che potrebbero danneggiare questo tipo di connettore. Durante il test, e nei successivi giorni di utilizzo, non sono stati riscontrati problemi funzionali nè hardware nè software.</p>
<p><a class="highslide img_40" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/AKAI-MPKmini-2.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/AKAI-MPKmini-2-150x150.jpg" alt="AKAI-MPKmini-2" title="AKAI-MPKmini-2" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-12159" /></a><br/></p>
<p><strong>I tasti</strong>, sebbene mini, sono molto buoni e consentono di suonare senza troppi impedimenti. Nonostante il prezzo, non hanno nulla a che vedere con mini-tasti di fascia economica; l&#8217;action è molto buona, l&#8217;unica pecca è la risposta dinamica nel <strong>range 0-40 di velocity </strong>che presenta qualche salto brusco, ma tutto sommato lascia molto soddisfatti.</p>
<div class="break"></div>
<p><a class="highslide img_41" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/AKAI-MPKmini-5.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/AKAI-MPKmini-5-150x150.jpg" alt="AKAI-MPKmini-5" title="AKAI-MPKmini-5" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-12162" /></a><strong>I pad</strong>, invece, sono decisamente ottimi. La risposta dinamica è molto buona e non c&#8217;è rischio di premerli per sbaglio come accade con pad economici troppo morbidi. Da notare che i bordi di ogni pad si illuminano di rosso quando si azionano, probabilmente più per una questione estetica che di utilità vera e propria.</p>
<div class="break"></div>
<p><a class="highslide img_42" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/AKAI-MPKmini-3.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/AKAI-MPKmini-3-150x150.jpg" alt="AKAI-MPKmini-3" title="AKAI-MPKmini-3" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-12160" /></a><br/></p>
<p><strong>I knob</strong> (chiaramente non a corsa continua, cioè non <em>encoder</em>) non sono nè troppo duri nè troppo morbidi. Nonostante le dimensioni sono ben distanziati e i virtuosi dei potenziometri possono cimentarsi nel controllarne due insieme con una sola mano senza eccessive difficoltà. A voler essere proprio pignoli manca la numerazione sotto i knob (che invece è presente per i pad).</p>
<div class="break"></div>
<p><strong>FUNZIONI</strong></p>
<p><a class="highslide img_43" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/AKAI-MPKmini-4.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/AKAI-MPKmini-4-150x150.jpg" alt="AKAI-MPKmini-4" title="AKAI-MPKmini-4" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-12161" /></a>Sul bordo sinistro sono presenti <strong>10 pulsanti </strong>per accedere a diverse funzioni. Dal basso, oltre i classici octave up e down, per spostare il range di ottave che si suonano, troviamo un pulsante Sustain (che agisce proprio come sostituto di un pedale per il sustain) e un pulsante Program che serve a richiamare 4 preset generali dell&#8217;MPK mini (selezionabili tenendo premuto il pulsante Program insieme ad un o dei tasti con l&#8217;etichetta Prog 1-4, da LA a DO della seconda ottava). Ad ogni preset corrisponde un&#8217;assegnazione diversa di CC/NOTE dei pad e dei knob. I preset sono modificabili facilmente tramite l&#8217;editor presente nel CD o scaricabile direttamente dal sito AKAI.</p>
<p>Più su troviamo due pulsanti per comandare <strong>l&#8217;arpeggiatore</strong>, funzione a mio avviso utilissima per un controller del genere. Il pulsante On/Off oltre ad attivare e disattivare l&#8217;arpeggiatore, può essere usato per selezionare (tenendolo premuto) diverse funzioni dell&#8217;arpeggiatore (come per i preset/program, basta guardare l&#8217;etichetta in corrispondenza dei tasti): la velocità relativa dell&#8217;arpeggiatore espressa in valori come 1/4, 1/8, 1/16 &#8230;, la modalità di esecuzione dell&#8217;arpeggio come <em>Up</em> ((verso l&#8217;alto), <em>Down</em> (verso il basso), <em>Inclusive</em> (dal basso verso l&#8217;alto ribattendo le note), <em>Exclusive</em> (su e giù senza ribattere), <em>Random </em>(ordine casuale delle note premute), <em>Order </em> (l&#8217;esatto ordine in cui sono state premute le note) ed è possibile anche scegliere per quante ottave spalmare l&#8217;arpeggio con i tasti etichettati ARP OCT 0-3. A fianco troviamo anche un pulsante per il <strong>TAP TEMPO</strong> dell&#8217;arpeggiatore che però sarà disabilitato se dall&#8217;editor si sceglie di sincronizzare il tempo dell&#8217;MPK mini con il tempo di un host come un sequencer o DAW.</p>
<p><strong>EDITOR</strong></p>
<p><a class="highslide img_44" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/Akai-Editor.png" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/Akai-Editor-150x150.png" alt="Akai-Editor" title="Akai-Editor" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-12175" /></a>L&#8217;editor è abbastanza semplice da utilizzare per personalizzare i sengali MIDI inviati dai knob/pad. Il piccolo manuale presente nel CD (o scaricabile dal sito AKAI) ne spiega rapidamente l&#8217;utilizzo che è abbastanza intuitivo. C&#8217;è da dire però che ormai la maggior parte dei virtual instrument in commercio offre la possibilità di sfruttare il <em>MIDI Learn</em> (la possibilità di assegnare un CC MIDI dal controller al parametro del virtual instrument o effetto) e quindi l&#8217;utilizzo dell&#8217;editor può risultare superfluo per la maggior parte degli utilizzi <em>rapidi</em> dei knob.</p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p><strong>Pro:</strong> Buon rapporto qualità/prezzo, controlli molto buoni, compatto e semplice da usare</p>
<p><strong>Contro:</strong> Manca un controllo per il pitch bending, la risposta dinamica dei tasti nel range 0-40 di velocity non è precisa</p>
<p><strong>INFORMAZIONI</strong></p>
<p><strong>Produttore:</strong> AKAI<br />
<strong>Modello:</strong> MPK Mini<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.akaipro.com/mpkmini">http://www.akaipro.com/mpkmini</a></p>
<p>Foto: <a href="http://djfresella.it/">Paolo Colacicco</a></p>
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		<item>
		<title>Cinque sequencer gratuiti e a basso costo (Parte 2)</title>
		<link>http://www.ageofaudio.com/software/cinque-sequencer-gratuiti-e-a-basso-costo-parte-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 14:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Baldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[Cinque sequencer gratuiti e a basso costo (Parte II)]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’episodio precedente abbiamo parlato di alcuni ambienti lavorativi che il web ci mette a disposizione gratuitamente e a basso costo, quali Audiotool, Reaper, Podium, Ardour e LMMS. Anche in questa seconda parte vi mostrerò altri sequencer gratuiti e a basso costo che non sono da meno da quelli argomentati la volta scorsa. ENERGY XT Energy [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nell’<a href="http://www.ageofaudio.com/software/cinque-sequencer-gratuiti-o-a-basso-costo">episodio precedente</a> abbiamo parlato di alcuni ambienti lavorativi che il web ci mette a disposizione gratuitamente e a basso costo, quali Audiotool, Reaper, Podium, Ardour e LMMS. Anche in questa seconda parte vi mostrerò altri sequencer gratuiti e a basso costo che non sono da meno da quelli argomentati la volta scorsa.</strong></p>
<p><strong>ENERGY XT</strong></p>
<p><a class="highslide img_50" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/energyxt.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/energyxt-300x112.jpg" alt="energy xt" title="energy xt" width="300" height="112" class="alignright size-medium wp-image-12039" /></a><strong>Energy XT </strong>è un prodotto che, anche se si mostra come un multitraccia abbastanza semplice e basilare, nasconde delle features molto particolari e il suo ambiente lavorativo risulta molto leggero, tant’è vero che l’avvio del programma è quasi istantaneo. Un software che personalmente consiglierei principalmente per chi vuole avere cominciare ad affacciarsi alla musica elettronica e avere una base (e non limitativa per numero tracce ed effetti) di strumenti per le proprie composizioni.<br />
Disponibile per Windows, <strong>OsX </strong>e <strong>Linux</strong>, gli aggiornamenti e le novità non tardano ad arrivare, infatti da poco è disponibile anche una versione per <strong>iOS</strong>.<br />
Una delle particolarità portanti di questo prodotto è il suo ambiente lavorativo che si presenta semi-modulare, dove il sequencer stesso, gli strumenti, gli effetti e tutti gli In e Out midi e audio, sono posti come “moduli” linkabili fra loro per farli interagire e avere quindi dei routing anche abbastanza complessi. Non ci sono limiti di tracce, midi o audio che siano, come anche per gli effetti che possono essere aggiunti a numeri sproporzionati fin quando la CPU comincierà a chiedere aiuto.<br />
Parlando invece dell’aspetto editing, Energy XT permette modifiche midi ai clip interessati stesso sulla visuale dell’arranger senza aprire altre finestre. Inoltre per quanto riguarda le automazioni, quest’ultime vengono registrate ed editate stesso nei clip della traccia su cui stiamo lavorando, mentre invece per quanto riguarda l’audio, il programma possiede un editing abbastanza basilare e semplice con cui lavorare, incluso un <strong>time stretching</strong> con un calcolo di tipo <strong>Elastique</strong>.<br />
Cosa presente anche nel prodotto della ImageLine FL Studio, Energy XT è possibile utilizzarlo, oltre che in modalità ReWire, anche come uno strumento o effetto, e quindi integrarlo all’interno di qualsiasi altro sequencer che supporti il protocollo VST. Tuttavia, sia il rewire che l’adattamento via VST verso gli altri sequencer sono modalità acquistabili separatamente.<br />
Altra peculiarità di questo prodotto è anche la possibilità di installare questo prodotto in una chiavetta USB, avendo così la possibilità di portarsi il proprio sequencer ovunque si voglia (è possibile acquistare anche una chiavetta stesso dal sito con il prodotto già all’interno).</p>
<p><strong>Pro:</strong></p>
<p>●	Interfaccia semplice e lineare<br />
●	Editing abbastanza diretto e buon sistema drag&#038;drop con il suo browser laterale</p>
<p><strong>Contro:</strong></p>
<p>●	Non ha supporto 64bit<br />
●	Il mixer presenta un db meter solo grafico e senza valori e nemmeno un segnale di clipping<br />
●	Il sistema rewire è un modulo da acquistare separatamente come anche il protocollo vst e usare energy XT come strumento all’interno di altri prodotti</p>
<p><strong>ULTERIORI DETTAGLI</strong></p>
<p><strong>Piattaforma:</strong> Windows &#8211; OsX &#8211; Linux &#8211; iOS<br />
<strong>Architettura:</strong> 32bit<br />
<strong>Multicore:</strong> si<br />
<strong>Prezzo: </strong>59€<br />
<strong>N. Tracce:</strong> illimitate<br />
<strong>Protocolli supportati:</strong> VST<br />
<strong>Driver Audio: </strong>ALSA &#8211; ASIO<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.energy-xt.com"> www.energy-xt.com</a></p>
<hr size=1>
<p><strong>ROSEGARDEN</strong></p>
<p><a class="highslide img_51" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/rosegarden.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/rosegarden-300x183.jpg" alt="rosegarden" title="rosegarden" width="300" height="183" class="alignright size-medium wp-image-12043" /></a>Rosegarden è uno dei multitraccia Audio/midi opensource forse più conosciuti in ambiente Linux.<br />
Questo prodotto,anche se la sua grafica appare scarna e oldschool, il programma di per sé è davvero interessante. Orientato a parer mio a compositori che usano prettamente il midi e che punta il proprio lavoro a composizioni diversa da quella club-oriented (trance, house, techno, ecc.), Rosegarden presenta un ottimo Score Editor (l’unico a presentarlo fra i prodotti qui citati) dove possiamo scrivere e stampare i nostri spartiti e metterli in play con i plugin dssi e i ladspa interni e esterni che il mondo linux ci offre.<br />
Il sistema midi editing è molto completo, infatti avremo a disposizione pannelli dove potremmo regolare parametri midi, mentre per l’audio abbiamo anche qui un aspetto più semplice e standard per recording e editing.<br />
Uno dei lati vantaggiosi del mondo di linux è quello che ogni programma che riguarda l’ambiente audio può essere utilizzato integrato agli altri tramite un sistema modulare quale il <strong>server Jack</strong>, grazie al quale potremo utilizzare plugin quali zynaddsubfx, qsynth, rackarrack, VSThost, linux sampler e tanti altri tramite le interfacce midi di rosegarden oppure fare una registrazione audio in tempo reale con il nostro midi controller.</p>
<p><strong>Pro:</strong></p>
<p>●	Buon sistema editing midi<br />
●	Ottima feature Score Editor<br />
●	Buona integrazione di software audio indipendente dal programma tramite jack</p>
<p><strong>Contro:</strong></p>
<p>●	Assenza di protocollo VST<br />
●	Ambiente un po’ macchinoso</p>
<p><strong>ULTERIORI DETTAGLI</strong></p>
<p><strong>Piattaforma:</strong> Linux<br />
<strong>Architettura:</strong> 32bit<br />
<strong>Multicore:</strong> Si<br />
<strong>Prezzo: </strong>Free<br />
<strong>N. Tracce:</strong> Illimitate<br />
<strong>Protocolli supportati: </strong>LADSPA &#8211; DSSI<br />
<strong>Driver Audio:</strong> ALSA &#8211; JACK<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.rosegardenmusic.com">www.rosegardenmusic.com</a></p>
<hr size=1>
<p><strong>RENOISE 2.8</strong></p>
<p><a class="highslide img_52" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/Renoise.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/Renoise-300x203.jpg" alt="renoise" title="Renoise" width="300" height="203" class="alignright size-medium wp-image-12042" /></a>Anche se non un sequencer, questo prodotto è definito ambiente TRACKER, un ambiente completamente alternativo da quelli che qui vi sto citando.<br />
Seppur ambiente completamente diverso, questo prodotto vale la pena citarlo, anche perché viene ritenuto IL tracker per eccellenza, il tracker di terza generazione. Di fatto, questo software ha tutti i supporti necessari per poter essere un’alternativa valida rispetto ad altri prodotti che fanno piangere il portafoglio, avendo anche il protocollo VST, AU, LADSPA e DSSI dalla sua parte.<br />
Supportato per Windows, Linux e OsX (con la disponibilità per le architetture 64bit), Renoise è sicuramente la valida alternativa per chi proviene dai famosissimi tracker quali Fast Tracker II e Impulse Tracker, senza costringere quindi l’artista a una migrazione verso i sequencer e quindi affrontare un’ambiente completamente diverso. A differenza dei suoi predecessori, questo tracker presenta i suoi canali polifonici, permettendo anche l’inserimento di più note in una stessa colonna, inoltre ha anche suoi plugin interni con i quali possiamo processare i nostri strumenti. Avendo una filosofia “pattern &#8211; based”, Renoise ha oltre alla visuale classica tracker anche una matrix dove ogni colonna-pattern può essere gestito indipendentemente dal pattern di cui fanno parte. Altra feature interessante è la presenza del Lua API, un engine capace di darci la possibilità di costruire degli strumenti capaci di interagire con il software e quindi “estendere” il prodotto.</p>
<p><strong>Pro:</strong></p>
<p>●	Valida alternativa soprattutto per chi viene da ambiente tracker<br />
●	Possibilità di estendere il prodotto tramite il Lua API</p>
<p><strong>Contro:</strong></p>
<p>●	Essendo un ambiente completamente diverso, molte cose possono risultare macchinose</p>
<p><strong>ULTERIORI DETTAGLI</strong></p>
<p><strong>Piattaforma:</strong> Windows &#8211; OsX &#8211; Linux<br />
<strong>Architettura:</strong> 32bit &#8211; 64bit<br />
<strong>Multicore:</strong> si<br />
<strong>Prezzo:</strong> 58€ + iva<br />
<strong>N. Tracce:</strong> illimitate<br />
<strong>Protocolli supportati:</strong> VST &#8211; AU &#8211; DSSI &#8211; LADSPA<br />
<strong>Driver Audio:</strong> ASIO &#8211; CoreAudio &#8211; ALSA &#8211; Jack<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.renoise.com">www.renoise.com</a></p>
<hr size=1>
<p><strong>KRISTAL AUDIO ENGINE</strong></p>
<p><a class="highslide img_53" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/Kristal-Audio-Engine.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/Kristal-Audio-Engine-300x232.jpg" alt="Kristal Audio Engine" title="Kristal Audio Engine" width="300" height="232" class="alignright size-medium wp-image-12040" /></a>Kristal è un multitraccia audio molto semplice ed intuitivo senza risultare troppo pesante durante il suo utilizzo, ma sicuramente l’ambiente più limitativo rispetto ai prodotti che qui e nelle prima<br />
parte vi ho citato. Il suo ambiente si presenta con un’interfaccia molto classica e presenta sistemi audio editing standard. Elemento molto interessante è ad esempio il <strong>LiveIN,</strong> ovvero l’interfaccia da cui possiamo collegare i nostri strumenti (quali ad esempio la chitarra) e applicare a questi ingressi dei plugin per poi processarli e usarli in tempo reale mentre noi stiamo registrando la nostra performance. Forse una pecca sostanziale che questo programma presenta, non è tanto la limitazione nel numero di tracce disponibili (massimo 16 tracce audio) ma il limite abbastanza pesante riguardante il numero di slots disponibili per gli effetti da applicare sulle tracce (2 per traccia) e per il master stesso (3 slots disponibili). Anche se il team si è spostato allo sviluppo di <strong>Studio One</strong> insieme ai developers Steinberg, Kristal si propone sempre come un valido ambiente multitraccia utilizzabile a scopo educativo e consigliato per chi vuole cominciare a intraprendere la strada dell’home recording con strumenti molto semplici e non impegnativi. Consiglio aggiungere plugin effetto di terze parti perché quelli interni della kristal non sono dei migliori.</p>
<p><strong>Pro:</strong></p>
<p>●	Veloce e stabile<br />
●	L’interfaccia classica non propone funzioni macchinose, molto intuitivo</p>
<p><strong>Contro:</strong></p>
<p>● 	Gli slots disponibili per i plugin effetto sono 2 per traccia e 3 per il master<br />
● 	Plugin che a livello qualitativo raggiungono a stento la sufficienza</p>
<p><strong>ULTERIORI DETTAGLI</strong></p>
<p><strong>Piattaforma:</strong> Windows<br />
<strong>Architettura:</strong> 32bit<br />
<strong>Multicore:</strong> si<br />
<strong>Prezzo:</strong> free &#8211; è possibile acquistare una licenza per uno scopo commerciale<br />
<strong>N. Tracce:</strong> 16 tracce audio &#8211; non supporta il MIDI<br />
<strong>Protocolli supportati:</strong> VST<br />
<strong>Driver Audio:</strong> ASIO<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.kreatives.org">www.kreatives.org</a></p>
<hr size=1>
<p><strong>MU.LAB 4</strong></p>
<p><a class="highslide img_54" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/Mu.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/03/Mu-300x216.jpg" alt="MU LAB 4" title="Mu lab 4" width="300" height="216" class="alignright size-medium wp-image-12041" /></a>Mutools presenta il suo prodotto alla sua quarta versione:Mu.Lab. Questo sequencer si presenta in tre versioni: Free, XT e UL.<br />
La versione Free non ha limitazioni se non un messaggio improvviso che chiede di registrare il prodotto e una limitazione fino a 4 tracce per la composizione.<br />
Anche se potrebbe sembrare giocattoloso all’inizio, questo prodotto viene sottovalutato nelle sue potenzialità, infatti nel suo pacchetto plugin presenta anche la possibilità di creare via modulare i propri strumenti ed effetti, con anche routing articolati e abbastanza complessi. Come anche i precedenti sequencer trattati, presenta operazioni di midi e audio editing abbastanza semplici, puntando quindi il prodotto molto sull’intuitività e sulla semplicità d’utilizzo, mostrando anche buona cura i suoi plugin interni di cui prima vi ho parlato.<br />
Un prodotto che quindi ci da’ la possibilità di avere infinite possibilità, capace quindi di fondere prodotti quali Reaktor e Max/msp in un semplice multitraccia quale è MuLab, consigliato principalmente tende maggiormente a un uso del MIDI e soprattutto dei sistemi modulari. Ottima alternativa quindi per chi viene da ambienti modulari e a cui piacere avere le proprie composizioni fatte con strumenti, effetti e tanto altro creato per mano propria.<br />
Il software presenta limitazioni anche nella XT sempre nel numero di tracce utilizzabili e altre che rispetto alla UL sono comunque abbastanza alte. Per avere un miglior confronto delle tre versioni vi consiglio di visitare questo link ( http://mutools.com/mulab/docs/mulab-versions.html ).</p>
<p><strong>Pro:</strong></p>
<p>●	Intuitivo<br />
●	Possibilità di creare con un buon sistema modulare i propri plugins</p>
<p><strong>Contro:</strong></p>
<p>●	Le versioni Free e XT presentano limitazioni molto significative rispetto alla versione UL</p>
<p><strong>ULTERIORI DETTAGLI</strong></p>
<p><strong>Piattaforma:</strong> Windows &#8211; OsX<br />
<strong>Architettura:</strong> 32bit<br />
<strong>Multicore:</strong> Si<br />
<strong>Prezzo:</strong> Free &#8211; XT 25€ &#8211; UL 75€<br />
<strong>N. Tracce:</strong> Free 4 &#8211; XT 8 &#8211; UL illimitate<br />
<strong>Protocolli supportati:</strong> VST<br />
<strong>Driver Audio: ASIO:</strong> CoreAudio<br />
<strong>Sito:</strong> <a href="http://www.mutools.com">www.mutools.com</a></p>
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		<title>Un futuro nuvoloso (parte 2)</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 11:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa De Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[Cubase]]></category>
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		<category><![CDATA[Pro Tools]]></category>
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		<description><![CDATA[Avete l’esigenza di mixare un brano ma non avete a disposizione un pc con i vostri sequencer e plug-in? Siete degli amatori che vogliono avvicinarsi al mondo della produzione audio digitale senza spendere soldi né impegnare troppo la CPU del proprio computer? L’innovativa tecnologia del cloud computing rende finalmente possibile in ogni momento la creazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide img_61" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-di-Copertina.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignright size-full wp-image-11746" title="Immagine di Copertina" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-di-Copertina.jpg" alt="" width="180" height="311" /></a><strong>Avete l’esigenza di mixare un brano ma non avete a disposizione un pc con i vostri sequencer e plug-in? Siete degli amatori che vogliono avvicinarsi al mondo della produzione audio digitale senza spendere soldi né impegnare troppo la CPU del proprio computer? L’innovativa tecnologia del cloud computing rende finalmente possibile in ogni momento la creazione o l’editing di tracce musicali con un solo vincolo: avere con sé un qualunque pc, smartphone o tablet dotato di una connessione internet. Per approfondire i caratteri generali del cloud computing potete leggere la prima parte dell&#8217;articolo <a href="http://www.ageofaudio.com/software/un-futuro-nuvoloso/">qui</a>.</strong></p>
<p>La “nuvola” della rete ci mette a disposizione alcuni music editor/creator, come la coppia <strong>Roc</strong> e <strong>Myna</strong>. I due programmi curiosamente appartengono ad un sito web che non ha nulla a che vedere con il campo musicale. Sono infatti dei tools messi a disposizione dall’ormai famoso sito/applicazione <strong>Aviary</strong>, che sostituisce egregiamente i costosissimi image editors come Photoshop e fratelli. Per poter usufruire dei servizi di Aviary non bisogna far altro che registrarsi gratuitamente. Se non si vuole creare un nuovo account, c’è la possibilità di accedere utilizzando direttamente il proprio profilo Facebook, Twitter , Google, Yahoo o Soundcloud, il che renderà anche più veloce lo sharing con i propri amici. Iscrivetevi serenamente anche solo per una prova, perché la politica del sito è “we won’t share, sell or spam”: non sarete infastiditi da copiose email di notifica o pubblicità.</p>
<p><a class="highslide img_62" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Fig.-1-Roc-logo.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="aligncenter size-full wp-image-11737" title="Fig. 1 Roc logo" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Fig.-1-Roc-logo.jpg" alt="" width="431" height="168" /></a><br />
ROC (<a href="http://advanced.aviary.com/online/music-creator">http://advanced.aviary.com/online/music-creator</a>):<br />
<a class="highslide img_63" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Fig.-2-Roc-still.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignright size-medium wp-image-11739" title="Fig. 2 Roc still" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Fig.-2-Roc-still-300x141.jpg" alt="" width="300" height="141" /></a> Roc <span style="color: #ff0000;">(Fig. 1</span>) è un creator limitato. Non è pensato per ideare tracce intere, ma piuttosto per la creazione di brevi loop di 8 battute in 4/4. L’editor è quanto di più intuitivo possa esserci: è costituito da una sola pagina, una semplice schermata da riempire con il proprio beat <span style="color: #ff0000;">(Fig.2</span>). Sulla sinistra abbiamo i riferimenti delle nostre 12 righe, in ognuna possiamo caricare un suono. Ci sono ben 50 preset che comprendono ad esempio set di percussioni o synth bass, suoni di piano e anche un originale set di suoni di videogames retrò. Se non ci soddisfano possiamo caricare i nostri suoni oppure campionarne di nuovi con una funzione di rec. Le funzioni di base ci sono tutte: pan e volume dei singoli campioni, tempo, master volume, volume della singola nota o colpo di percussione (velocity mode), possibilità di creare random loop. Dopo aver completato il nostro file, lo salviamo in pochi secondi. Oltre al titolo, possiamo aggiungere una breve descrizione al nostro brano e le irrinunciabili tags per essere scovati da altri utenti curiosi. Possiamo riprendere il brano in ogni momento per modificarlo. Con Roc costruiamo i piccoli tasselli che potremo montare successivamente con l’ausilio di Myna o qualunque altro editor. Possiamo infatti effettuare il download delle nostre creazioni come<strong> mp3</strong> o come<strong> wav</strong> e continuare il lavoro offline come abbiamo sempre fatto.</p>
<p><a class="highslide img_64" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Fig.-3-Myna-logo.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="aligncenter size-full wp-image-11742" title="Fig. 3 Myna logo" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Fig.-3-Myna-logo.jpg" alt="" width="431" height="166" /></a><br />
MYNA (<a href="http://advanced.aviary.com/online/audio-editor">http://advanced.aviary.com/online/audio-editor</a>):<br />
<a class="highslide img_65" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Fig.-4-Myna-still.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-medium wp-image-11743" title="Fig. 4 Myna still" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Fig.-4-Myna-still-300x141.jpg" alt="" width="300" height="141" /></a> Myna (<span style="color: #ff0000;">Fig.3</span>) è l’editor che ci viene in aiuto per il missaggio delle nostre tracce. Come per Roc, attualmente c’è un limite massimo per la nostra song (6 minuti). Possiamo importare file che hanno estensione di tipo wav, aif, mp3, wma, m4a, ogg. E’ possibile inoltre caricare tracce dal database di SoundCloud (nostre o di altri utenti che le hanno volute condividere) e naturalmente anche attingere al database interno di Aviary per utilizzare i Roc Beats creati da noi o “pubblici”. Una nuova feature permette di usare una serie di campioni di Quantum Tracks (APM Music) creati da compositori cibernetici e messi a nostra disposizione per combinarli, modificarli, remixarli. Per rendere più facile il lavoro di ricerca, i samples sono suddivisi in categorie e sottocategorie: per ogni genere avremo intro, loops e ends. Ricordiamo che, mentre abbiamo la totale paternità di un’opera interamente creata da noi, non potremo però usare per fini commerciali tracce che contengano campioni di Quantum Tracks o di altri utenti senza prima aver ottenuto una licenza. Oltre al limite di lunghezza massima, Myna sembra essere un editor piuttosto completo (<span style="color: #ff0000;">Fig.4</span>). <a class="highslide img_66" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Fig.-5-Myna-effects.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignright size-medium wp-image-11744" title="Fig. 5 Myna effects" src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/02/Fig.-5-Myna-effects-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>Ha dentro di sé tutti gli strumenti di base di cui abbiamo bisogno per editare i nostri brani: automazioni, effetti i cui parametri sono completamente editabili (<span style="color: #ff0000;">Fig.5</span>), oltre naturalmente alle opzioni di loop, stretch, trim e reverse. Dopo aver concluso il mixdown, possiamo conservarlo online oppure effettuare un download scegliendo tra mp3 e wav. Il tutto, inutile dirlo, è di una semplicità disarmante.</p>
<p>Trattandosi di una piattaforma online, Myna e Roc aggiungono qualcosa che i nostri Cubase, Pro Tools e Logic non hanno: la possibilità non solo di sharing istantaneo ma anche di collaborazione con altri utenti su uno stesso file, esattamente come accade per Google Documents, solo che il file in questione non è di tipo testo ma audio.<br />
<strong><br />
Per un utente “musicalmente attivo” i vantaggi sembrano essere:</strong></p>
<p>• avere dei programmi molto intuitivi con tutte le funzioni di base senza dover pagare un centesimo; accadeva già con i software liberi in circolazione, mi direte voi… ma quale freeware è quotidianamente aggiornato e migliorato tanto da darci in ogni momento il massimo della prestazione e la tempestiva risoluzione di errori? nessuno finora; questo genere di software in cloud (così come accade nel caso di Ubuntu) ha enormi margini di miglioramento;<br />
• sharing veloce e l’opzione di “multi-recording” con altri musicisti internauti;<br />
• non avere più necessità di un pc potente per utilizzare editor audio;<br />
• non avere più necessità di memoria fissa per salvare le proprie creazioni;<br />
Ovviamente stiamo parlando di vantaggi per utenti non-professionisti, che non hanno bisogno di chi sa quali introvabili campioni d’orchestra registrati alla Royal Albert Hall. D’altra parte sono certa che a breve vedremo distribuiti commercialmente anche dei dischi esclusivamente registrati in cloud.</p>
<p><strong>Gli svantaggi sono:</strong></p>
<p>• software limitati, non ancora completi per dei professionisti, ma più adatti ad un approccio amatoriale goliardico o di sperimentazione;<br />
• lentezza nel caricare le tracce di Roc (parliamo di una decina di minuti, un po’ troppi!);<br />
• il rischio, se conserviamo le nostre creazioni esclusivamente online, di perdere tutto se la piattaforma fallisse da un giorno all’altro o avesse improvvisi malfunzionamenti;<br />
• per quanto vogliamo fidarci della serietà di questo o quell’altro sito, il rischio di furto di un’opera aumentano notevolmente rispetto al registrare un brano nel familiare ambiente offline in cui siamo gli unici spettatori della nostra creazione;</p>
<p>Che l’ago della bilancia tenda più verso i pros oppure verso i cons è questione assolutamente soggettiva.<br />
Nella terza parte di “Un futuro nuvoloso” parleremo dell’uso più comune che un utente può fare del cloud computing in ambito musicale: lo storage online di tutti i propri brani. Fenomeni come iCloud, MP3Tunes e Google Music stanno cambiando il mercato digitale. Ma hanno dei risvolti nascosti da approfondire con maggiore attenzione.<br />
Stay tuned! <strong><br />
Annalisa De Martino</strong></p>
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		<title>AudioThing &#8211; Soundscapes Vol.1</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 21:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Campeglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[AudioThing - Soundscapes Vol.1]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la libreria per Kontakt di un glockenspiel campionato con palline da ping pong, AudioThing sforna una nuova libreria dedicata interamente a Soundscape, suoni eterei/pad/atmosferici di ogni genere: Soundscapes Vol.1 Soundscapes Vol.1 è una raccolta di strumenti per Kontakt 3.5 (o superiore) di texture sonore, ambient/pad e suoni eterei. È possibile cariare i singoli campioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo la libreria per Kontakt di un glockenspiel campionato con palline da ping pong, <a href="http://www.audiothing.net" target="_blank">AudioThing</a> sforna una nuova libreria dedicata interamente a Soundscape, suoni eterei/pad/atmosferici di ogni genere: <a href="http://www.audiothing.net/instruments/soundscapes-vol-1/" target="_blank">Soundscapes Vol.1</a></strong></p>
<p><a class="highslide img_74" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/SoundscapesVol1-Logo.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/SoundscapesVol1-Logo.jpg" alt="Soundscapes for Kontakt" title="Soundscapes for Kontakt" width="634" height="245" class="alignnone size-full wp-image-11542" /></a></p>
<p>Soundscapes Vol.1 è una raccolta di strumenti per<strong> Kontakt 3.5</strong> (o superiore) di texture sonore, ambient/pad e suoni eterei. È possibile cariare i singoli campioni senza dover caricare gli instrument in Kontakt dato che ogni sample è un loop a se.</p>
<p><a class="highslide img_75" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/modular.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/modular-300x225.jpg" alt="sintetizzatore modulare" title="modular synthesizer" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-11545" /></a>Tutti i campioni (e i relativi instrument) sono classificati in due categorie: <em>concrete </em>e <em>gear</em>. La prima, concrete (termine derivato dalla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Musica_concreta" target="_blank">musica concreta</a>), racchiude tutti i campioni registrati da sorgenti &#8220;naturali&#8221; e sparse in diverse zone d&#8217;Europa, precisamente Parigi, Dublino, Londra e Napoli. La seconda, gear, comprende invece quei suoni generati utilizzando apparecchiature elettroniche come sintetizzatori, effetti hardware e ogni sorta di oggetto elettronico sonoro.</p>
<p>Tra i vari strumenti hardware utilizzati ne spiccano due in particolare. Un <a href="http://carlocastellano.cc/gear/custom-eurorack-modular-synth/" target="_blank">sintetizzatore modulare formato eurorack</a> e un <a href="http://bleeplabs.com/thingamagoop2/" target="_blank">Thingamagoop 2</a> della Bleep Labs.</p>
<p>Nel manuale è presente la lista completa dei suoni/instrument presenti con relativa descrizione, eccola:</p>
<p><a class="highslide img_76" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/bowedride.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/bowedride-150x150.jpg" alt="Ride con archetto" title="Bowed Ride" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-11543" /></a>
<li><strong>Concrete &#8211; Boiling</strong> &#8211; salsa che bolle in una pentola</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Bowed Ride</strong> &#8211; piatto ride suonato con archetto per violino</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Escalator</strong> &#8211; rumore delle scale mobili al Guinness Storehouse® (Dublino)</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Fan Big</strong> &#8211; grossa ventola</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Fan Small</strong> &#8211; piccola ventola</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Fridge</strong> &#8211; rumore di un frigorifero</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Metro Siren</strong> &#8211; rumore della sirena delle porte della metropolitana di Parigi</li>
<p><a class="highslide img_77" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/notredame.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/notredame-150x150.jpg" alt="notredame" title="notredame" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-11546" /></a>
<li><strong>Concrete &#8211; Notre Dame</strong> &#8211; all&#8217;interno di Notre Dame de Paris</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Rain (Naples)</strong> &#8211; pioggia dietro una finestra a Napoli</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Rain (Paris)</strong> &#8211; pioggia sotto l&#8217;ombrello a Parigi</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Sand</strong> &#8211; sabbia che cade</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Thunder Can</strong> &#8211; barattolo dei fulmini</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Violin</strong> &#8211; vecchio violino</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Voices</strong> &#8211; due sample di voce rallentata</li>
<li><strong>Concrete &#8211; Water Hands</strong> &#8211; rumore di acqua e mani</li>
<p><br/><br />
<a class="highslide img_78" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/fan.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/fan-150x150.jpg" alt="ventola" title="fan" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-11544" /></a>
<li><strong>Gear &#8211; Binary Choirs</strong> &#8211; pianola casio modificata</li>
<li><strong>Gear &#8211; Bit Throat</strong> &#8211; Novation Xio effettato</li>
<li><strong>Gear &#8211; Blackboards</strong> &#8211; Custom Eurorack Modular Synth</li>
<li><strong>Gear &#8211; City Wind</strong> &#8211;  vari effetti e synth miscelati</li>
<li><strong>Gear &#8211; Cold Machine</strong> &#8211; Roland JV1010 effettato</li>
<li><strong>Gear &#8211; Crits</strong> &#8211; Eurorack Modular Synth</li>
<li><strong>Gear &#8211; Grain</strong> &#8211; Eurorack Modular Synth</li>
<li><strong>Gear &#8211; Metals</strong> &#8211; pianola casio modificata</li>
<li><strong>Gear &#8211; Monster Cave</strong> &#8211;  vari effetti e synth miscelati</li>
<p><a class="highslide img_79" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/violin.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/violin-150x150.jpg" alt="violino" title="violin" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-11547" /></a>
<li><strong>Gear &#8211; Sparks</strong> &#8211; Roland JV1010 effettato</li>
<li><strong>Gear &#8211; Thinga</strong> &#8211; rumori dal Thingamagoop 2</li>
<li><strong>Gear &#8211; Thinga2</strong> &#8211; rumori dal Thingamagoop 2</li>
<li><strong>Gear &#8211; Up</strong> &#8211; Eurorack Modular Synth</li>
<li><strong>Gear &#8211; Wash Run</strong> &#8211; Novation Xio effettato</li>
<li><strong>Gear &#8211; Working Chips</strong> &#8211; vari effetti e synth miscelati</li>
<p><br/><br/><br />
<a class="highslide img_80" href="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Soundscape_GUI1.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img src="http://www.ageofaudio.com/wp-content/uploads/2012/01/Soundscape_GUI1-300x228.jpg" alt="Soundscapes Interfaccia per Kontakt" title="Soundscapes Interfaccia per Kontakt" width="300" height="228" class="alignleft size-medium wp-image-11541" /></a>Dall&#8217;interfaccia è possibile andare ad agire direttamente su degli effetti interni di Kontakt e sull&#8217;inviluppo generale dello strumento. In particolare è possibile scegliere la quantità di Saturazione, di effetto Rotary/Leslie e di Riverbero. Purtroppo essendo effetti interni di Kontakt, per quanto sia comodo averne i controlli a portata di mano, si suggerisce di utilizzare effetti esterni di qualità migliore. In praticolare l&#8217;effetto di saturazione agisce da blando gainer/overdrive oppure il riverbero è sicuramente inferiore alla maggior parte dei riverberi forniti di default nelle DAW.</p>
<p><strong>Demo</strong><br />
<object height="155" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Fplaylists%2F1471374&amp;g=1&amp;show_comments=true&amp;auto_play=false&amp;show_playcount=true&amp;show_artwork=false&amp;color=37518c"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed allowscriptaccess="always" height="155" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Fplaylists%2F1471374&amp;g=1&amp;show_comments=true&amp;auto_play=false&amp;show_playcount=true&amp;show_artwork=false&amp;color=37518c" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object></p>
<p><strong>Produttore:</strong> <a href="http://www.audiothing.net" target="_blank">AudioThing</a><br />
<strong>Modello:</strong> Soundscapes Vol.1<br />
<strong>Website:</strong> <a href="http://www.audiothing.net/instruments/soundscapes-vol-1/" target="_blank">http://www.audiothing.net/instruments/soundscapes-vol-1/</a><br />
<strong>Costo:</strong> $10 ~ 7€</p>
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		<title>The Right Sound 7 &#8211; Tutorial di registrazione audio &#8211; Il Compressore</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 20:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Capozzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[The Right Sound 7 - Tutorial di registrazione audio - Il Compressore]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno degli strumenti per il ritocco dell’audio che non può mancare in nessuna produzione musicale è sicuramente il Compressore. In questa puntata vi viene mostrato come utilizzarlo al meglio. Dopo l’Equalizzatore, il Compressore rappresenta di fatto il secondo più utile strumento per la manipolazione dell’audio. Esso agisce univocamente sull’Ampiezza del segnale. Ciò nonostante con interventi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Uno degli strumenti per il ritocco dell’audio che non può mancare in nessuna produzione musicale è sicuramente il Compressore. In questa puntata vi viene mostrato come utilizzarlo al meglio.</strong></p>
<p>Dopo l’Equalizzatore, il Compressore rappresenta di fatto il secondo più utile strumento per la manipolazione dell’audio.<br />
Esso agisce univocamente sull’Ampiezza del segnale. Ciò nonostante con interventi drastici può apportare anche significative variazioni all’intero suono.<br />
I parametri di <strong>Threshold</strong> (Soglia), <strong>Ratio </strong>(Rapporto) e <strong>Gain</strong> (in molti strumenti indicato anche semplicemente come Output o con i nomi di MakeUp, Level, ecc.) sono quelli fondamentali per poter agire sul suono in modo da uniformarlo nelle dinamiche di esecuzione.<br />
Gli altri parametri, non meno importanti, di<strong> Attack</strong> (Tempo di attacco della Compressione),<strong> Release </strong>(Tempo di rilascio del Compressore),<strong> Knee</strong> (letteralmente Ginocchio) consentono di limare in punta di bisturi alcune prerogative del segnale audio passante.<br />
I tecnici del www.recoastudios.com vi accompagnano passo passo nell’uso mirato di quasi tutti i parametri dello strumento in questione.<br />
Mancano, a mio avviso la descrizione del parametro <strong>Knee</strong>, che consente di smussare l’attacco del compressore sul valore di Threshold impostato, e qualche esempio in più sui parametri di Attacco e Rilascio che se non ascoltati su casse di buona fattura, rischiano di non vedere apprezzato il comportamento del Compressore così come viene indicato dallo Speaker.<br />
Ad ogni modo, un’altro must nella collezione video che RPM Edizioni ci ha voluto regalare.<br />
<strong><br />
Buona visione a tutti!</strong></p>
<p><iframe width="640" height="480" src="http://www.youtube.com/embed/u56KbAUKFLk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Un futuro nuvoloso</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 21:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa De Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing Annalisa de Martino]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
		<category><![CDATA[tablet]]></category>
		<category><![CDATA[Un futuro nuvoloso]]></category>

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		<description><![CDATA[Fin dalla sua nascita, ad Internet è stato associato il simbolo di una nuvola. Leggerissime gocce cariche di informazioni restano sospese nell’atmosfera virtuale: foto, testi, video, musica viaggiano come un fluido intorno al mondo, senza mai toccare terra. Plastiche, semiconduttori e cristalli liquidi dei nostri personal computer sono la finestra che affaccia sul cielo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide img_84" href="http://67.22.32.237/wp-content/uploads/2012/01/copertina.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11586" title="copertina" src="http://67.22.32.237/wp-content/uploads/2012/01/copertina-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>Fin dalla sua nascita, ad Internet è stato associato il simbolo di una nuvola. Leggerissime gocce cariche di informazioni restano sospese nell’atmosfera virtuale: foto, testi, video, musica viaggiano come un fluido intorno al mondo, senza mai toccare terra. Plastiche, semiconduttori e cristalli liquidi dei nostri personal computer sono la finestra che affaccia sul cielo della rete. E’ da quest’immagine che prende il suo nome il “cloud computing”</strong></p>
<p>Letteralmente l’espressione si traduce con “elaborazione su nuvola” e sta ad indicare un nuova tecnologia grazie alla quale la rete non viene più sfruttata in modo “statico”, ma così dinamico da permettere all’utente di utilizzare direttamente sul web sia un software, senza dover installare nulla sul proprio PC, che un database in cui conservare i propri file di qualsivoglia natura.</p>
<p>La <span style="color: #ff0000;">Fig.1</span> è esplicativa in tale senso. <a class="highslide img_85" href="http://67.22.32.237/wp-content/uploads/2012/01/Fig.-1.jpg" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignright size-medium wp-image-11589" title="Fig. 1" src="http://67.22.32.237/wp-content/uploads/2012/01/Fig.-1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>I suoi vantaggi appaiono evidenti. Pensiamo all’enorme<strong> risparmio di CPU</strong>, nel caso di utilizzo di software in cloud computing, e di memoria di massa, nel caso di immagazzinamento dati online. Inoltre il cloud permette un importante abbattimento delle spese per le aziende, le quali possono abbonarsi mensilmente o annualmente alla particolare piattaforma di cui necessitano, in una sorta di<strong> pay-per-use</strong>. Da non sottovalutare anche il vantaggio del liberarsi di tutte le responsabilità riguardanti la manutenzione e l’aggiornamento dei programmi. Inoltre le peculiarità delle applicazioni in cloud computing consentono l’uso delle stesse anche sul proprio <strong>smartphone</strong> o <strong>tablet</strong>.<br />
Ma non è tutto oro quel che luccica. I contro del cloud computing fanno nascere non poche perplessità riguardo la tendenza sempre più forte a delegare tutto alla rete e, quindi, a società terze. Perché la rete è sì rappresentata da una magnifica, evanescente, irreale, candida nuvola virtuale, ma, nel dettaglio, software, siti e database sono di proprietà di persone ed aziende che sono ben lontani dall’esserlo!<br />
Facciamo un esempio. Dopo gli attentati dell’11 settembre, nel sistema giuridico degli Stati Uniti è stata introdotta la USA PATRIOT Act, una legge che, per combattere il terrorismo, di fatto limita enormemente la privacy dei cittadini. La norma in questione concede ad FBI, CIA, NSA il diritto di frugare nei database, intercettare traffico Internet e quant’altro ogni volta che i dati si trovino su territorio americano. E a noi che importa, vi starete chiedendo (anche se forse un po’ avrete capito dove si va a parare). La maggior parte delle società di informatica a cui noi affidiamo le nostre informazioni, private e di lavoro, ha sede negli States (Microsoft ed Apple solo per citarne due) e questo, legalmente parlando, è sufficiente a renderci dei cittadini virtuali americani. Il<strong> cloud computing </strong>combinato con il<strong> Patriot Act</strong> può facilmente dare come risultato indagini di mercato non autorizzate, spionaggio industriale e chi sa quale altra forma di violazione della privacy!<br />
(<span style="color: #ff0000;">Fig. 2</span>)<br />
<a class="highslide img_86" href="http://67.22.32.237/wp-content/uploads/2012/01/Fig.-2.gif" onclick="return hs.expand(this)"><img class="alignleft size-medium wp-image-11599" title="Fig. 2" src="http://67.22.32.237/wp-content/uploads/2012/01/Fig.-2-300x300.gif" alt="" width="300" height="300" /></a>E’ evidente che sarebbe molto interessante studiare cosa è accaduto e accadrà in tutti i settori con la nascita del cloud computing. Noi però ci occuperemo esclusivamente dell’ambito che ci riguarda in questa sede: quello musicale. Lo faremo iniziando con l’analizzare, nel prossimo articolo, quali strumenti il cloud mette a disposizione degli utenti “musicalmente attivi”, cioè coloro i quali non vogliono solamente ascoltare la musica, ma vogliono creare i propri brani, editarli e pubblicizzarli in rete. Che voi siate dei musicisti professionisti interessati alle novità del settore, o dei semplici amatori che vogliano avvicinarsi a questo mondo per la prima volta, l’appuntamento è sempre su Age of Audio per la seconda parte di “Un futuro nuvoloso”.</p>
<p><a href="http://www.ageofaudio.com/software/un-futuro-nuvoloso-parte-2/">Seconda Parte</a></p>
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