UAD Apollo TWIN Parte 2

Dopo aver dato trattazione della parte hardware, completata con diversi video a confronto, adesso ci occupiamo del software della Twin. Anche da questo punto di vista, non mancheranno sorprese.

Interfaccia software

A completamento dell’unico file di installazione, il sistema UAD installa tutti i plug-in relativi alla versione in uso e fornisce tre schermate di controllo: quest’ultime richiamabili tanto nella barra dei comandi di OSX in alto a destra, quanto nella cartella “Universal Audio” presente tra le Applicazioni.

Fig.1 - UAD Meter & Panel

Fig.1 – UAD Meter & Panel

1UAD Meter & Control Panel è la finestra che tiene, innanzitutto, sotto controllo le risorse computazionali del sistema. Un piccolo menù a tendina, in alto a destra della finestrella, ci fa accedere a diverse opzioni, tra cui quella relativa alla registrazione del prodotto acquistato (immagine 01). Solo quest’ultima, a registrazione completata, consente di poter ottenere l’intero bundle gratuito comprensivo di UNISON 610B, SoftTube Amp per chitarra e basso, e l’ormai acclarato Analog Classic (dettagli più avanti). Le altre finestre rimandano alle info di Sistema e di configurazione della scheda, così come al menu relativo ai diversi manuali hardware/software/plug.in.

Fig.2 - UAD Console Settings

Fig.2 – UAD Console Settings

2 - Console Settings, a sua volta strutturato su tre sotto finestre, permette di impostare i parametri generali dell’interfaccia collegata, come la Frequenza di Campionamento, la sorgente di Clock digitale, la commutazione dell’ingresso digitale da S/Pdif a ADAT, il Delay Compensation dei plug-in, i livelli di uscita Monitor e Stereo, alcune impostazioni della console grafica: rilevante il fatto che posizionandoci su uno qualsiasi dei parametri, un sottostante menu “info” ci annota in inglese le caratteristiche e le specifiche di tale parametro (Fig.2).

3 - Infine, Console attiva la console virtuale di missaggio audio, con una serie di opzioni richiamabili nella parte alta dell’interfaccia, tra cui: salvataggio/richiamo delle sessioni di mix, la visualizzazione dei canali virtuali, la modalità pre/post relativa ai meter, l’eventuale help in line (Fig.3).

Fig.3- UAD Console (ADAT 8ch Mode)

Fig.3- UAD Console (ADAT 8ch Mode)


La Console mixer è ben strutturata e molto vicina, come interfaccia, alla logica di un mixer di stampo analogico: a sinistra ospita i canali d’ingresso, a destra la sezione Master con tutto il routing del segnale in output (chi ha esperienza di mixer analogici e digitali hardware, si troverà immediatamente a proprio agio con quello della Twin. Tutte le sezioni sono esattamente posizionate dove uno si aspetta di trovarle, con la verticalizzazione tipica dei modelli analogici. ndr).
Riguardo la sezione d’ingresso abbiamo a disposizione oltre i canali relativi alle connessioni fisiche, altri 4 canali denominati “virtuali” per il ritorno della DAW. I primi due canali, relativi agli ingressi XLR/Line/HiZ, ospitano nella parte alta i controlli di preamplificazione: il controllo rotativo di Gain viene bypassato nel momento in cui si decide di usare come Pre un plug-in virtuale; per il canale digitale invece è disponibile lo switch “SR convert” casomai il device collegato allo S/Pdif non si sincronizzi al master clock della scheda evitando, così, distorsioni, clip, glitch, ecc.
Per tutti i canali, sono disponibili 4 slot di insert per l’uso dei plug-in UAD, due sezioni di uscita ausiliare configurabili come uscite Aux 1 e 2, uscita Cuffia, uscita Stereo Out 3-4. Di default, il sistema è impostato per sfruttare una mandata Aux e l’uscita Cuffia. Queste due sezioni, inoltre, offrono controlli indipendenti di Volume, Pan e un comodissimo switch On/Off della mandata. Infine la sezione dei Fader raggruppa i consueti controlli di Volume, Pan, Mute e Solo. Un doppio click sul nome del canale ci consente di cambiarlo, se necessario.

La sezione Master ospita, dall’alto verso il basso, i due Vu Meter di analogica memoria, la sezione generale degli AUX 1 e 2, con tanto di modalità pre/post, dove è anche possibile reindirizzare il segnale verso l’uscita cuffie e lo stereo out 3-4 casomai si optasse di usare tali Aux nei canali d’ingresso. Il routing del Master Out offre una serie di switch che consentono, in primo luogo, di registrare o lasciare solo in ascolto il processamento dei plug-in usati negli insert di canale, la sorgente audio da indirizzare indipendentemente alle cuffie, piuttosto che allo Stereo Out 3-4 o ancora alle uscite Main Monitor: ciò, grazie al reindirizzamento dei segnali audio, rende fluido e semplice l’intera fase di missaggio. Completano questa sezione quattro pulsanti per cancellare visivamente eventuali clips digitali, il Solo di tutti i canali, impostare l’ascolto Mono, mettere in Mute il monitoring, ed il controllo rotativo di volume generale.
Se proprio bisogna fare un piccolo appunto a questa pagina, personalmente ho trovato mancante la possibilità di un comando da tastiera che rimuovesse il plug-in selezionato, dato che una volta attivati gli slot, bisogna agire di bisturi per posizionarsi sulla piccola freccetta laterale e aprire il menu contestuale ad ogni FX, e la possibilità di impostare numericamente il valore voluto con un doppio click sul parametro che si intende modificare. Ciò, tuttavia, non compromette più di tanto l’intero workflow.

Plug-in

Con l’installazione software, tutti i plug-in UAD, vengono resi disponibili sia all’interno della Console mixer che nei diversi formati DAW (AAX, AU, RTAS, VST). Con la versione 7.91, l’ultima al momento del test a cui sono stati aggiunti modelli dell’Elysia, sono disponibili 109 modelli, molti dei quali emulatori di classici hardware, altri riedizione per la tecnologia SHARC di UAD di un modello nativo (un plug.in sviluppato per la CPU del computer), altri del tutto nuovi (Fig.4 – elenco completo di tutti i plug-in UAD). Con la scheda viene fornito gratuitamente, l’Analog Classics Bundle che comprende i plus visibili nell’immagine n. XX: tutti gli altri sono disponibili in modalità Trial, cioè pienamente funzionanti, per un tempo limitato di 2 settimane. Aspetto piacevole: all’atto della registrazione della scheda, è stato reso disponibile gratuitamente l’EQ Helios Type 69.
Alcuni dei plug-in disponibili, possono essere impiegati anche come modello di pre-amplificazione, bypassando quello hardware della scheda. Caratteristica interessante, e credo unica, che permette di modificare di fatto il carattere del suono che si sta registrando. Nei video della prima parte di questo test, potrete rendervene conto in modo più diretto e pragmatico. Al momento, i plug utilizzabili in questa modalità risultano essere i 2 Unison 610A e 610B, quest’ultimo reso gratuito con la registrazione della scheda, il Neve 1073 e l’API Vision Channel Strip, acquistabili invece separatamente (Fig.5).

Fig.5 - UAD Virtual Pre Insert

Fig.5 – UAD Virtual Pre Insert


Se siete alla ricerca di sintetizzatori, rasserenatevi: nell’affollata famiglia UAD non c’è ombra di plug.in di sintesi, eccezione fatta, se lo vogliamo ritenere tale, per il filtro LPF Moog da applicare al segnale passante (nota: nella versione SE manca il Drive rispetto all’altro modello, guadagnandone però sul calcolo della CPU).
I Plug.in hanno costi “interessanti”, ma corrispondenti al target Pro a cui si rivolgono.

DAW

Nella prima parte si era evidenziata la Latenza dell’Apollo Twin in 1,1ms (riscontrata nel manuale della scheda in riferimento all’impiego di 4 plug.in con Sample Rate a 96KHz): valore Near-Zero Latency di tutto rispetto.
Tuttavia si è voluto approfondire la questione ed i risultati sono quelli visibili nella nell’immagine e nella tabella sottostante. Nella riga in giallo i valori di latenza propri della scheda audio (Driver, Convertitori AD/DA, ecc.). Dai dati evidenziati (in blu: sulla prima riga le diverse Frequenze di Campionamento; la colonna indica i diversi valori in sample del Buffer Size), bisogna che l’utente valuti un differente impiego della scheda:

Fig.7 - UAD Apollo Twin - Tabella Latenza

Fig.7 – UAD Apollo Twin – Tabella Latenza

1 – se l’utilizzo va in direzione di un’azione di Mixing o Mastering, l’impiego dei soli plug.in all’interno di una qualsiasi DAW, richiama i valori di Latenza indicati nella colonna OUT;

2 – nel caso l’Apollo venga impiegata anche per registrare, allora si dovrà far riferimento alla colonna RoundTrip che indica la Latenza totale generata dal Buffer Size sommata a quella dell’Apollo Twin.

Nota: con un Sample Rate di 176,4 o 192KHz, i quattro canali di rientro dalla DAW e l’Au 2 vengono annullati. Nel manuale viene riportata questa particolarità senza, però, spiegazioni in merito.

Nel normale impiego della DAW, sia i plug.in che la Console possono interagire separatamente con essa. La Console ha ragion d’essere solo nel caso in cui una delle schede Apollo, con preamplificazione, sia il nucleo centrale delle vostre produzioni. Diversamente potete optare per l’impiego diretto dei plug.in attivati su uno qualsiasi dei canali audio della vostra DAW. A questa pagina (http://www.uaudio.com/support/apollo-twin-support), trovate i link per utilizzare al meglio l’Apollo Twin con le principali DAW.
Casomai fosse interessati solo ai plug.in, potete indirizzare la vostra attenzione ad altre due tipologie di prodotti UAD che incorporano solo i processori SHARC: la serie Satellite, con uno, due o quattro processori, e/o le schede PCIe DSP Card (http://www.uaudio.com/uad-plug-ins/uad-2-pcie.html), con quattro modelli diversi che impiegano da uno fino ad otto processori.
Dai test effettuati, e considerando il processing richiesto, possiamo dirvi che se il vs lavoro è indirizzato al Mastering (Fig.8), un solo processore potrebbe essere sufficiente; viceversa, se lavorate anche di Mixing, il doppio processore rappresenta il minimo su cui indirizzarsi.

Fig. 8 - UAD Mastering Setup

Fig. 8 – UAD Mastering Setup

Video

Per far toccare con mano il sound degli UAD, ho realizzato alcuni semplici video che impiegano i plug.in Universal Audio con alcuni equivalenti in tecnologia nativa: il setting dei parametri, preso a prestito da uno qualsiasi dei preset, è identico tra i plug.in.
Beninteso, ciò non significa che impostando diversamente i parametri non si possano raggiungere risultati simili, ma tende a dimostrate semplicemente come plug.in, apparentemente uguali, suonano diversamente a parità di condizioni.
A voi, in base al proprio gusto personale, il piacere di valutare quello più adatto al vostro modus operandi.

Video 1 - EQ 1 (API 560)

Video 2 – EQ 2 (API 550A)

Video 3 – Master M/S (Bx Digital V2)

Video 4 – Master Compression (Buss Compressor)

Nel confronto con altri plug.in nativi, c’è da rilevare a quelli UAD una maggiore risoluzione dei valori dei parametri. Ovviamente, il più alto numero di variabili, garantisce un controllo più certosino sul parametro da modificare, a tutto vantaggio delle operazioni di editing dove anche il decimale ha la sua importanza, se il fine è l’emulazione del comportamento tipico analogico.
L’altra faccia di questa medaglia, ci restituisce però la mancanza di poter scrivere numericamente il valore desiderato con un doppio click sul parametro, come succede per quelli nativi: una piccola pecca che, penso, potrà essere risolto facilmente con futuri aggiornamenti.

Ultim’ora

Inoltre, proprio per la TWIN, è stato pubblicato un video che aiuta nelle prime fasi di installazione e utilizzo della scheda: qui il link.
Infine, grazie ad un partenariato con Soundcraft, i plug.in UAD sono adesso disponibili anche in modalità live all’interno delle console inglesi serie Vi. Il prodotto è un rack da 19”, il Soundcraft Realtime Rack (fig.10), con 4 processori SHARC, che consente di elaborare fino a 16 canali audio con plug.in UAD. Si possono collegare in cascata fino a 4 unità per raggiungere il processing di 64 canali audio. Il Soundcraft Realtime Rack è disponibile in due versioni: Core, contenente 14 plug.in, e la versione Ultimate, con inclusi 72 plug.in, tra cui le emulazioni Neve, Studer, Lexicon e Manley.

Fig.10 - UAD Soundcraft Realtime Rack

Fig.10 – UAD Soundcraft Realtime Rack

I prezzi sono professionali: circa €4.000 per il Core, poco più di €10.000 per la versione Ultimate.

NOTA: pur cercando di essere obiettivi, la valutazione finale e l’eventuale giudizio del prodotto non può non risentire dell’esperienza personale di chi scrive.

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10 Free Very Good Plugins (part 2)

In the previous article we presented 10 free plugins, effects and virtual instruments, that can easily compete or even replace competing commercial products. We are adding 10 others plugins, including even the fully functional demonstration versions.

All mostly available in AU and VST.

Addictive Drums is an excellent plug-in for mainly acoustic drums by XLN Audio. The software is not free of charge but a demo is available indefinitely and without interruptions or beeps. Available in VST, AU and RTAS.

Demo Version:

* 1 Kick, 1 Snare, 1 Hi-hat, 1 Crash

* 25 Preset

* 300 Beat

Addictive Drums, as well as having excellent samples of drums and grooves and fills in its library, integrate a mixer with a handy insert effects, fader levels for each piece and for overhead, reverb and a master.

Site: http://www.xlnaudio.com/?page=downloads&d_page=demoversion

SampleTank Free is a fully functional version of the sampler SampleTank 2 with some limitations.

You can import only the library created for this free version (500mb of samples), clearly the import function is not enabled and user presets are disabled.

Apart from these restrictions, the software offers many features for a sampler that has little to envy the most prominent competitors in the industry.

It is available in VST, RTAS, and AU.

Site: http://www.ikmultimedia.com/sampletankfree/features/

Distortion, low-pass filter, compressor, and master/mix in a single plugin: CamelCrusher. This multi-effects plug-in by CamelAudio is excellent when you want to save slots for effects, even in projects that are already crammed with plugins, or simply to take advantage of these effects easily with few controls. Personally I use it almost exclusively for the filter I find most “warm” then classic low-pass often included in DAWs.

It is available in VST and AU format.

Site: http://www.camelaudio.com/camelcrusher.php


Automat was one of the first free AU Universal Binary virtual analog synthesizers. The first beta was a bit thin and not all functions were really accessible, but now the first beta version, the 1.01, is available, very stable and feature rich that every VA should have:

* subtractive synthesis

* antialiased oscillators with hard-sync

* filters and amplifier with ADSR

* modulators with tempo sync

* waveshaper / eq

* stereo-delay with filter and tempo sync

* modulated spatial effect

* poly-, unisono and legato-mode

* random preset generation

* midi learn

Automat is very good for leads or analog-like pads, while for basses is necessary to incorporate some external effects to make the sound more pronounced.

Site: http://blog.alphakanal.de/2009/06/03/automat_1-0

Nowadays there are a lot of delay/echo plugins free or commercial, and often DAWs default plugins do the job well. Bouncy, takes the delay concept a step forward providing a plugin with a “complicated” effect but easily configurable. The author says in its plugin page: “Now YOU can bounce like an Aphex Twin.”

It is available in VST and AU format.

Site: http://bram.smartelectronix.com/plugins.php?id=8

If you’re nostalgic of old games and 8bit consoles or if you simply have to recreate the sounds of those retro audio chips, Magical 8bit is the right plugin for you. Obviously, there are few controls available to emulate its limited functions generally available in the old consoles: waveform (square, pulse, triangle or noise), volume/gain, ADSR and Pitch Bend range.

It is available in VST and AU format.

Site: http://www.ymck.net/magical8bitplug/index.html

Mr. Alias 2 is a very special synthesizer that uses no bandlimited oscillators that can be extended up to and beyond the frequency of Nyquist. This inevitably leads to the classic “aliasing” effect, so hated in digital synthesizers or samplers, but in this case is used to create very interesting sounds also thanks to the parameters provided in the interface.http://www.thepiz.org/mralias2/

Some feature highlights:

* 2 oscillators

* 18 waveforms

* Full stereo processing

* 6 filter types including a formant filter

* Filter envelope

* External audio processing (no need to hire Butch Vig)

* Patch randomizer button

* Highly configurable MIDI control with MIDI learn

* MIDI-controllable patch morphing

* Included bank of 128 presets, including some by waka x

* Drag & drop preset and MIDI map loading

It is available in VST and AU format.

Site: http://www.thepiz.org/mralias2/

In the previous article we talked about Togu TAL-Elek7ro, but this time we show you the virtual analog TAL-BassLine.

We could call it a clone of the Roland SH-101, this plugin is excellent, as the name suggests, to create vintage synth bass sounds.

It is a good free alternative to the most famous of Novation BassStation plugin.

Features:

* Bandlinited oscillators (saw, pulse).

* Sub-oscillator: square -1 oct., square -2 oct., pulse -1 oct, pulse -2 oct.

* -18 dB/octave low-pass filter (resonant/self-oscillating).

* LFO (frequency: 0,1 .. 30 Hz, waveforms: sin, tri, saw, rec, noise).

* Very fast nonlinear envelope (A: 1.5ms..4s, D: 2ms..10s, S: 0..100%, R: 2ms..10s).

* Simple Arpeggiator (up, down, one octave mode).

* 2x Unisono Mode.

* Panic button.

* MIDI automation for all sliders and pots.

* Precise fader control while holding down the “Shift” button.

* Supports all sample-rates.

It is available in VST and AU format.

Site: http://kunz.corrupt.ch/?Products:VST_TAL-BassLine

If you want to give a vintage touch to your recordings or just if need the classic vinyl effect, Vinyl provides several parameters to customize each aspect. You can even choose the type of player and of course the noise volume, the presence of electrical noises and other details such as the amount of scratches and dust on the vinyl.

It is available in RTAS, VST, MAS, AU, and DirectX.

Site: http://www.izotope.com/products/audio/vinyl/

We conclude this collection with a plugin, maybe a little more dated than the previous, but still valid in terms of sound. Triple Cheese is a synthesizer with a “spartan” interface but sounds very interesting for a free plugin. Great for making sound textures or very “thick” pads of the 80s.

It is available in VST and AU format.

Site: http://www.u-he.com/TripleCheese/

http://www.carlocastellano.cc

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Native Instruments – Maschine ver. 1.5

This particular page will be more likely as taken from a diary of personal impressions rather than an outright  technical article. To be honest with you, in my productions i’ve always chosen to use drum machines, midi controllers and MPC AKAI engines which, once connected to the pc, gave the results we all know by now. Native Instruments, a german company born in 1995 and yet leader in software development, once taken the decision to produce and round out hardware and software so to make editors and djs’ life easier without cutting off their creative process, launches a new product, all in 32 x 29 cm. Maschine..

First Impression

The first thing i noticed, as soon as i removed its wrapping, is its strong and compact chassis, even protected by an aluminum front panel, 41 keys, 16 heavy pads and rubberized knobs (Fig. 1). Inside the package, along with the software dvd, we find the typical usb cable in order to connect the device, european language manuals (italian is missing) and nice logo stickers.

The Controller

The Maschine must be considered a drum machine as well as a midi controller, all in one very intuitive interface, as long as it is connected to a computer. Controls are very compact, 16 backlit dynamic pads, sesitive to velocity and to the aftertouch, with a double high definition display (Pic.2) and 11 rotative encoders to control its many functions.

There is a master section in order to control instantly volume, tempo and swing, eight groups to manage pads and a trasport section to guide the project. Once the interface is connected, the semi-lit display suggests us to run the supplied software or, if we choose to use this one as a midi controller (Pic. 3), to press shift+control keys (Pic. 4).

On the back side of the controller there is a  2.0 usb port which feeds and controls the whole devise, two IN/OUT midi ports and the Kensington® Lock slot, that is a little hole which is available on almost all the latest computers – and from now on also on mobile devices – which we can connect a proprietary lock to, made to fasten the computer to the table to protect it from prowlers during our live sessions (Pic. 5).

System Software

Maschine’s software works on Microsoft XP, Windows 7 and Mac OS X. Installing its software  didn’t take too long, considering that for the version i tested they heavily enriched the already good provided library for the previous version (a good 6 GB of samples and loops of any kind). Ableton programs’ users will prove me right because at a first use the software’s GUI reminds us a little of the Ableton live’s one (Pic. 6). For those who have just a little practice with theese softwares i can affirm that it’s all so intuitive and very easy. As a matter of fact, Maschine uses pattern-oriented concept, that frees you to create song “scenes” layering and arranging them on the fly. The controller interfaces perfectly with the Maschine program, i hardly had to touch my mouse, everything is available to understand on the two wide displays and it is possible to look through the sample library, change , trim and split the sample wave, all in an accurate and never destructive way, using the (yet very precise) rotative encoders. Of course you must be wondering if it is possible to open it all within other companies’ DAWs  and sequencers… Indeed, after creating a project you can export all the midi files with a simple drag & drop within the interested DAW and i’d even like to remind you that you can open Maschine as a VST, AU, RTAS plugin. Besides, Maschine allows to sample using your audio interface, through internal re-sampling functions.

The Sound Library

As previously mentioned, the library which has been provided by Native Instruments is really vast. By clicking on the “Lib” key we can open more than 6 GB samples and all the sounds have been devided by category (Bank, Type and Subtype): therefore, if you’re looking for a 808’s drum or for a 909’s snare in a few seconds you can easily change sound narrowing down your research by sub-category. The same thing happens for loops, grooves and every single sample within the library, which go from excellent quality of Rock, Club Downbeat to Electro, Urban and Dance genre, with rythms and compositions which sound as already heard. If otherwise we would like to use our precious samples gelously hidden in our hard disk, by clicking on the “Disk” key we can rapidly use waves or mp3s loading them in our project. Moreover it is possible, through this Maschine version, to load already exsisting softwares from Akai MPC 500, 1000, 2000(XL), 2500, 3000 e 4000 devices.

The reason to use it

Indeed the Maschine with its software will make all the producers, artists and/or simply drum machines’ lovers happy, fot its fully integration with DAWs. Personally, after creating scenes and therefore many patterns, within a pre-production session i exported every single track straight to my Cubase 5 with a simple drag and drop and i ought to admit that it is really fantastic. The software quality is very professional and it sounds good: Ii also wanted to test it even further exporting 48000 khz sample rate files, and believe me, it’s all so perfect. I believe that hip hop/electro beatmakers should seriously try this experience, it is a full instrument as a real MPC. When i tried to trim a couple of samples on the fly i’ve been enchanted by the simplicity which, with just a couple of commands, i’ve been able to split the full waveform within the pads (Pic. 7) without stessing myself in re-assigning evry single slice to the pads. Many times, both for technical problems and for devices and softwares’ complexity, we tend to suffer a drop of a creativity. Maschine is anything but that.

Live set

Maschine can surely be integrated in a live setup, through its software and Native Instruments’ Traktor, paired with KONTROL X1 controller creating a high performance and unprecedented  live set, and besides we must not forget that it is a midi controller in all respects so it can be mapped at one’s will and with other softwares that the market has to offer, such as Ableton Live, even though, to tell the truth, this one has a built in launch pad.

What’s missing

I contacted my collegue Naro from Silicon Dust, who tested the Maschine for other productions and therefore with other priorities: he noticed the lack of a real arpeggiator. In other words, the Note Repeat function doesn’t accomplish the very useful task of getting a real live arpeggio, hence there could be an additional function which would allow the arpeggio for a chord created also on an external keyboard. Obviously the arpeggiator function is useful when you can set the chord as a pattern and it can be considered as fx function on a single sound track or directly on the group. Another thing that’s missing is fluidity between a projet and another: they could trim a bit the endings of sounds which bungle in loading the following project, or the amount of effects or last notes played all at once with unexpected dynamics. At least, they could think about a Freeze or Bridge function in order to allow a less sudden passage…..to the next time Dj Fresella !

Pros:

Solid and compact hardware.

Easy and very good controls layout.

Mouse-less/screen-less.

Intuitive, with a well-conceived software and a supplied 6GB library.

Lots of filters, effects and modulations for Pads.

Possibility to cancel recordings note by note.

A drum machine, light and compact, you can carry around for live sessions.

Operable as a midi controller too.

Everything lights up, pleasing the eye has its relevance.

Cons:

At the time, by this version, metronome  cannot be addressed to a specific external gear, and it’s not possible to adjust level of the latter.

It needs a PC or Mac to make it work.

USEFUL INFORMATIONS:

Producer: Native Instruments

Model: Maschine

Website : www.native-instruments.com

Italian Distributor: www.midimusic.it

Price: 580 euros VAT excluded

Italian to english translation: Umberto del Giudice

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Rayzoon Jamstix – Un vero batterista nel tuo PC

Sorry, this entry is only available in Italiano.

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Rob Papen BLUE – Lo studio di tinge di… blue di Guido Scognamiglio


Rob Papen, l’autore del già noto virtual synth Albino, crea BLUE, un nuovo versatilissimo sintetizzatore virtuale in formato VST e RTAS in grado di riprodurre qualsiasi tipo di sonorità sintetica possibile, dal vecchio stile Moog alle più moderne misture di Additiva, Sottrattiva, Distorsione di fase, Modulazione di Frequenza e Waveshaping. Il suo punto di forza: la facilità d’uso.   

 

Panoramica Generale

 

Rob Papen, olandese, classe 1964, appassionato di sintetizzatori fin dall’età di quindici anni e da poco addentratosi nel mondo della programmazione DSP per digital audio workstations, è divenuto già famoso nell’ambiente VST grazie ad un’altra creazione tutt’ora distribuita anche in Italia dalla Midiware, il virtual synth Albino. Quest’anno Rob ci propone un altro strepitoso synth dalle possibilità sonore davvero sorprendenti, graficamente semplice ed efficace, facilissimo da programmare e dal suono molto potente; anche il nome è bello: BLUE. (Fig. 1) In “sintesi”, si tratta di un’astuta miscelazione di diverse tecniche, fra cui troviamo la possibilità di additiva grazie ai suoi 6 oscillatori ricchi di forme d’onda diverse, sottrattiva grazie ai due filtri multi-modo, modulazione di frequenza e distorsione di fase (ricordate il Casio CZ-1?). A questo punto è d’obbligo dare un’avvertenza: BLUE potrebbe indurre forte dipendenza, non agitarsi durante l’uso e programmare in dosi moderate! Tecnicamente parlando:  Nella parte superiore dell’interfaccia è ben evidente la sezione dedicata ai sei oscillatori (Fig. 2), di cui i primi due offrono anche un controllo sulla Pulse Width Modulation e sulla Simmetria attorno allo zero-crossing. Gli oscillatori da due a sei possono essere modulati in frequenza avendo come modulante uno degli altri oscillatori (ma per caso c’entra qualcosa il DX7? Forse!), mentre tutti gli oscillatori possono essere “deformati”, tramite il controllo shape, da un waveshaper  grafico “free-hand” oppure dalla distorsione di fase.

Infine, su ciascun oscillatore c’è la possibilità di scegliere la forma d’onda di base fra le tante proposte, il pitch, la risposta alla velocity midi, la destinazione ed il key-tracking. Subito sotto la sezione degli oscillatori ci sono i due filtri multimodo, a 6, 12, oppure 24 dB su ottava, passa-basso, passa-alto, passa-banda, notch, a formanti vocali, modo ring oppure comb. Questi ultimi due, abbastanza singolari e rari da trovare su synth simili, sono rispettivamente un filtro a modulazione ad anello e un comb-filter, come quelli usati nelle tecniche di sintesi a modelli fisici. I due filtri possono essere collegati in serie o in parallelo e offrono una distorsione pre-filtering. La parte inferiore dell’interfaccia (Fig. 3) presenta un ampio display blue che mostra, graficamente, tutti i parametri relativi alla programmazione, fra cui gli algoritmi di collegamento fra i sei oscillatori per la modulazione di frequenza (eh sì, il DX7 c’entra eccome!), le impostazioni di waveshapers e phase distortion, gli inviluppi AHDSFR (Attack, Hold, Decay, Sustain, Fade, Release), gli inviluppu multi-punto, gli LFO, la matrice di modulazione, lo step sequencer, il sequencer globale, gli effetti e le impostazioni generali. In più c’è una pagina denominata “easy” che consente delle semplici e veloci variazioni sul timbro senza necessità di entrare nei particolari. Ognuno degli elementi del synth non solo è curato nei minimi dettagli, ma è quanto più completo possibile e facilissimo da comprendere anche per chi ha poche dimestichezze con synth così completi e complessi. Un palese esempio è dato dagli inviluppi grafici che consentono di creare le curve di risposta semplicemente spostando e modellando col mouse i punti ed i segmenti. Il suono: In linea di massima il suono globale di BLUE è bello “grosso” e pulito allo stesso tempo, e dimostra di non voler essere la solita simulazione di un synth analogico del passato, ma ha una vera e propria personalità tutta sua, un suono digitale nonché molto musicale e presente; gli oscillatori sono privi di effetto aliasing e i filtri non creano distorsioni indesiderate, tutto il processing interno è a 32 bit con oversampling commutabile fino a 4x in real time. Di presets ce ne sono un bel po’, spaziando da bassi profondi a lead per la techno, motion pads con assurde sequenze, suoni dolci e melodici, suoni pesanti e assordanti, insomma basterebbe fermarsi ad ascoltare solo i presets per capire quante cose si possono fare con questo favoloso synth. Ma la cosa più bella di BLUE è proprio quella sua capacità che io definirei “hands on control”, in quanto è strutturato talmente bene che fa proprio venir voglia di smanettare! Mentre scrivo questo articolo, per trarre la giusta ispirazione, sto ascoltando in cuffia il disco “The dark side of the moon” dei mitici Pink Floyd, ora sono arrivato a “Any colour you like” (now I like blue!) ma poco fa mi sono fatto distrarre un attimo da “On the run”, la ricordate? Chissà quanti di noi maniaci dei sintetizzatori hanno tentato in ogni modo di ricreare quella furiosa sequenza che Waters e Gilmour registrarono nel 1973 con un EMS Synthi AKS…

E allora all’opera, scopriamo di che pasta è fatto BLUE! Hands on control: Prima di cominciare a creare il mio preset cerco e subito trovo il comando “Clear” che inizializza completamente il preset corrente permettendomi di cominciare a programmare completamente da zero. A questo punto penso un attimo a cosa mi serve per ricreare la sequenza di On the run: metto quindi una forma d’onda quadra sull’oscillatore uno e un pink noise sull’oscillatore due, un passa-basso a 24dB sull’oscillatore uno e un leggero reverbero sul due, una sequenza a otto steps per la quadra e una modulazione per dare il ritmo al pink (floyd) noise. Bene, a questo punto non mi resta che trovare le note giuste per la sequenza e, ascoltando l’originale a bassa velocità in Audacity, risalgo a queste note: MI-SOL-SI-LA-RE-DO-RE-MI che vado quindi a programmare nel sequencer di BLUE e che con i valori di pitch si traduce in 0, 3, 7, 5, 10, 8, 10, 12. (Fig. 4).

Successivamente programmo la step sequence per l’oscillatore due facendo sì che il primo e l’ultimo accento suonino ad un volume leggermente più alto. (Fig. 5) Ora imposto gli inviluppi, molto brevi sia per entrambi gli oscillatori, soprattutto per il rumore rosa, sia per il decay del filtro. (Fig. 6) Restano solo un paio di cose da fare: regolo un po’ il reverbero che agisce sul suono percussivo, e setto il play mode su seq nella pagina global. Siccome di default è già tutto sincronizzato all’host tempo, non devo far altro che mettere il tempo a 166 BPM nel mio EnergyXT e cliccare il tasto play.

Ora, per divertirmi ancora di più, assegno i controlli di Freq, Q e Env del filtro uno rispettivamente ai potenziometri LPF, Resonance e HPF sulla mia Yamaha CS2x che sto usando come master, grazie alla funzione Latch to midi che appare cliccando col tasto destro sui pomelli grafici di BLUE. (Fig 7) Silenzio prego, si registra! Schiaccio il pedale di sustain, premo il MI della seconda ottava e comincio a smanettare sui potenziometri. Il risultato lo potete ascoltare nell’mp3 che trovate nel CD allegato a CM2. A questo punto non voglio fare un paragone sul suono, quello era un Synthi AKS registrato su un nastro Ampex da un pollice, questo è un plug-in VST, il paragone non regge. Piuttosto ci tengo a puntualizzare con quanta facilità e in quanto poco tempo sono riuscito a ricreare questa breve ma mitica sequenza che con molti altri synth ho provato e riprovato, in passato, senza ottenere mai un risultato altrettanto decente. E siccome il musicista è intenzionato soprattutto a fare musica piuttosto che a perdere tempo a programmare i suoi synth, credo che la facilità d’uso di uno strumento sia un aspetto fondamentale, e BLUE su questo ci ha colto in pieno.

 

Conclusioni:

L’installazione non presenta alcuna difficoltà particolare, il peso sulla CPU è ben proporzionato alle sue caratteristiche, supporta completamente l’automazione dell’host, la sincronizzazione con l’host tempo, il pieno controllo MIDI ed ha un’ottima gestione dei presets. BLUE sembra essere l’ottima scelta per chi cerca un plug-in che non sia basato sui campionamenti, che sia facile da usare e che sia in grado di ricreare qualsiasi tipo di synth dalla semplice sottrattiva a modelli di sintesi più complessi. Se considerassimo solo un quarto delle sue possibilità, e cioè solo due oscillatori, un solo filtro, un solo LFO e due ADSR, già mi sentirei di consigliarlo in quanto possibile clone di synth hardware VA come il Waldorf Q, il Nord Lead oppure lo Yamaha AN1x, dato il sound digitale ma caldo che accomuna queste macchine. Considerando, invece, che va ben oltre il semplice concetto del synth in sottrattiva, direi che vale la pena testarlo personalmente e considerarlo come futuro candidato per i propri acquisti software. Infine, sul forum ufficiale di Rob Papen ospitato dal sito www.kvraudio.com l’autore interviene personalmente e accetta volentieri richieste, commenti e segnalazioni da parte degli utenti. Eventuali futuri aggiornamenti sono distribuiti completamente gratis.
 

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Una Suite di plugin VSTi Vintage

 

 

Fra la miriade di plug-in VST commerciali prodotti da grandi software house estere, fa capolino uno sviluppatore italiano indipendente, Guido Scognamiglio, che mette a disposizione sul suo sito www.soundfonts.it una completa suite di plug-in VST fra virtual instruments ed effects che riproduce strumenti vintage famosissimi come un organo Hammond (ORGANized trio), un piano Rhodes (MrRay SeventyThree), un piano Wurlitzer (MrTramp), un Leslie (MrDonald) e un multieffetti (Effectizer).

L’abbiamo incontrato di persona in un locale partenopeo e successivamente siamo stati invitati nel suo studio privato per strappargli qualche informazione riguardo i suoi prodotti che, secondo i nostri test, non hanno nulla da invidiare ai concorrenti più blasonati.

Antonio Campeglia: Come mai il tuo sito si intitola SoundFonts.it? C’è un nesso fra i soundfonts e i plug-in VST?

Guido Scognamiglio: Nessun nesso, il sito porta ancora quel nome perché fu aperto nel 2000, quando i soundfonts cominciavano a diventare famosi anche in ambito professionale, così ebbi l’idea di creare una sorta di community volta allo scambio di soundfonts free e altre attività, ma poi col tempo la community è sparita e il sito ha mantenuto il nome solo per poterne sfruttare la popolarità. I plug-in VST sono venuti dopo.

AC: Ma il sito è interamente scritto in inglese, come mai?

GS: Perché l’affluenza maggiore viene dall’estero. Scriverlo solo in italiano sarebbe stato un grosso limite.

AC: E come ti è nata l’idea di produrre questi plug-in? Non erano già presenti sul mercato prodotti simili prima ancora che tu ne cominciassi lo sviluppo?

GS: Sì, qualcosa c’era già, ma a me piaceva l’idea di poter creare qualcosa di mio per le mie esigenze. Così cominciai con il simulatore di Hammond, ORGANized trio, che è sempre in continuo perfezionamento. Successivamente è nata la passione per il Rhodes, poi per il Wurlitzer… stavo pensando anche ad un Clavinet D6 ma per quello non sono ancora pronto!

AC: E i nomi dei plugin da cosa provengono?

GS: ORGANized trio proviene da "ORGANized" che era il titolo di un vecchio disco di mio padre che ascoltavo spesso da bambino, interamente suonato con l’Hammond da Chris Waxman; "trio" si riferisce alla struttura upper/lower/pedals. "MrRay" in onore del grande Ray Charles… mitica la scena nel film dei Blues Brothers in cui mostra un vecchio Suitcase 88 alla band. "MrTramp " è ispirato ovviamente ai SuperTramp, gruppo che ha reso famoso il piano Wurlitzer. "MrDonald" in onore al genio di Don Leslie, che ha inventato lo speaker rotante.

AC: Come mai hai scelto la sintesi a modelli fisici e non campionamenti o sistemi ibridi?

GS: Per due fondamentali motivi: primo, perché spesso le librerie campionate hanno bisogno di un lettore di campioni, che comporta un costo addizionale; secondo, perché con i modelli fisici si possono modellare i suoni a proprio piacimento, cosa impossibile da farsi con i campionamenti. E con la giusta tecnica si possono raggiungere risultati eccellenti.

AC: La tua professione è quindi quella del programmatore?

GS: Sì, ma più precisamente io programmo per il web, in particolare creo e gestisco soluzioni di commercio elettronico. La programmazione DSP è più che altro un hobby, e non sono un vero esperto. Ho cominciato a programmare sin dall’epoca del VIC20 e ne sono sempre stato appassionato.

 

ORGANized trio

Passiamo ora ai test. Tutti i plug-in sono stati testati nell’ottimo EnergyXT di Jorgen Aase ( www.xt-hq.com ) su di un PC Pentium4 a 2800MHz con 1Gb di ram e una masterkeyboard midi. Il primo plugin che abbiamo provato è "ORGANized trio", il simulatore del mitico elettrofono inventato da Laurens Hammond negli anni ’30 (fig. 1 – l’interfaccia di ORGANized trio mostra i tre set di drawbars e tutti i controlli relativi alla percussione, al vibrato/chorus e al simulatore di cassa Leslie incorporato). Il primo preset riproduce il suono tipico usato dal grande Jimmy Smith, molto jazzistico, e la prima impressione è stata quella di trovarsi davanti ad un clone Hammond molto convincente. I drawbar agiscono proprio come nello strumento reale, e ad ogni "manuale" è possibile assegnare il rispettivo canale MIDI (di default, upper sta sul canale 1, lower sul 2 e pedals sul 3) in modo da poterlo suonare come un vero B3 se si hanno 2 masterkeyboards e una pedaliera midi. Sull’upper è possibile attivare la percussione, sceglierne l’armonico, il decay time e il volume. Le sei impostazioni di Chorus/Vibrato sono ben marcate e il keyclick aggiunge quell’attacco aggressivo ottimo per ritmiche e slides. Sulla sinistra dell’interfaccia c’è una sezione Overdrive, per ottenere suoni rock tipici dei Deep Purple, di Emerson Lake & Palmer, e dei grandi gruppi rock degli anni ’60 e ’70. Il simulatore di Leslie ha un suono circolare e avvolgente quando è in modalità slow, ricco ed efficace quando in modo fast; la transizione da una velocità all’altra è veramente realistica e tutti i parametri sono liberamente regolabili. Nel pannello di controllo del plugin, attivabile cliccando sul "gancio" accanto al riquadro dei controlli del Leslie, si possono impostare alcuni importanti parametri fra cui la possibliltà di invertire la risposta dei drawbars ai control change midi, cosicché i fader del nostro controller midi si muovono nella stessa direzione dei drawbars (cioè giù = volume massimo e viceversa); un altro parametro importante è la possibilità di escludere il drawbar 1’ quando la percussione è attivata, proprio come capita in un vero Hammond, limitazione questa dovuta allo schema circuitale dello strumento. Infine, è possibile regolare l’attenuazione globale dei drawbars e la quantità di "leakage", cioè il disturbo armonico presente nel generatore a ruote tonali di un organo vero. L’aspetto fondamentale di ORGANized trio è il suo carattere sonoro, che oltre ad essere dolce e aggressivo all’occorrenza, sa anche farsi notare bene quando inserito all’interno di un mix. Le possibilità di regolare la timbrica globale sono tante e non si può rischiare di avere un suono che resta troppo "dietro". Insomma, in questo simulatore c’è proprio tutto, anche la grafica ricorda molto la struttura elegante e professionale del mitico Hammond.

 

Produttore: SoundFonts.it

Modello: ORGANized trio

Website: www.soundfonts.it

Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)

Dotazione: 6

Affidabilità: 6

Resa: 6

Qualità/Prezzo: 6

Pro: Ottimi suoni, basso consumo di cpu

Contro: Assenza della polifonia totale

Globale: 6

 

 

MrRay SeventyThree

Questo è un simulatore a modelli fisici del mitico piano Rhodes, precisamente di un Mark I seventythree, quello a 73 tasti. L’autore ha preferito simulare il suono del Rhodes così come esce dal jack dello strumento, senza particolari equalizzazioni o simulazioni addizionali di speaker. Per questa ragione, è facile crearsi il proprio suono inserendo effetti esterni in cascata all’output di questo VSTi. Bisogna dire innanzitutto che per essere una simulazione a modelli fisici il risultato è davvero stupefacente: a primo impatto l’impressione è stata quella di ascoltare dei campionamenti, perché il timbro cambia leggermente da nota a nota, esattamente come in un Rhodes vero, ma l’uso della sintesi a modelli fisici abbatte il limite della dinamica che spesso impone il campionamento: qui la dinamica è totale, 127 livelli! I controlli frontali sono semplici ed essenziali (fig. 2 – MrRay SeventyThree, pochi controlli ma essenziali) e permettono di modificare leggermente il suono agendo sugli elementi meccanici del piano: MALLETS regolano la durezza dei martelletti, TINES regolano i rumori metallici, con i comandi TONEBARS si può intervenire sui tempi di decay e di release. Un display in alto a destra indica la curva di risposta dinamica in uso, selezionabile fra Normal, Hard e Linear.

La polifonia è di 32 voci, sufficiente anche per arpeggi impegnati, ma ciononostante l’uso della CPU è molto basso: sul nostro computer abbiamo registrato un picco massimo del 20% con tutte le note di polifonia impegnate.

Un punto a sfavore di MrRay SeventyThree sta nella dinamica, ma forse non è colpa della simulazione ma delle master keyboards: la dinamica di un vero piano Rhodes è molto più estesa, fino al punto che colpendo un tasto con una forza eccessiva si sente il martelletto urtare sulla barra tonale senza quasi produrre alcuna nota. Purtroppo il protocollo midi è ancora a 8 bit e, per determinate applicazioni, mostra palesemente i suoi limiti.

 

Produttore: SoundFonts.it

Modello: MrRay SeventyThree

Website: www.soundfonts.it

Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)

Dotazione: 6

Affidabilità: 6

Resa: 6

Qualità/Prezzo: 6

Pro: Discreta simulazione, basso consumo di cpu

Contro: Assenza dei presets

Globale: 6

 

 

MrTramp

Chi non conosce i SuperTramp? Gruppo mitico degli anni ’70 che ha portato al successo uno strumento come il piano Wurlitzer. Per chi non lo sapesse, il Wurlitzer è un piano elettrico molto simile al Rhodes ma con un principio diverso: mentre nel Rhodes i martelletti percuotono delle barre tonali metalliche facendole vibrare davanti a dei pickup magnetici, nel Wurlitzer il suono è generato dai cosiddetti "reeds", cioè delle lamelle metalliche molto simili a quelle che vibrano in una fisarmonica o in un’armonica a bocca. MrTramp, al pari di MrRay SeventyThree, imita questo strumento quasi alla perfezione attraverso l’uso dei modelli fisici. L’interfaccia è molto simile a quella del fratello Rhodes (fig. 3 – MrTramp, layout molto simile a MrRay73), stesse dimensioni sullo schermo e stesso posizionamento dei controlli. Anche in questo caso, l’imitazione dello strumento reale è curata nei minimi dettagli, come ad esempio il fatto che le ultime 5 note (da sol# della quinta ottava all’ultimo do) non si fermano quando si rilasciano i tasti, perché in un vero Wurlitzer 200 questi tasti non hanno i "dampers" (i feltri che frenano la vibrazione dei reeds). I controlli sono sommariamente gli stessi di MrRay73, ma qui in più c’è l’effetto tremolo incorporato, con velocità fissa a 6 Hertz come nello strumento reale. Anche per MrTramp la polifonia è di 32 voci e il consumo di CPU è molto ridotto.

 

Produttore: SoundFonts.it

Modello: MrTramp

Website: www.soundfonts.it

Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)

Dotazione: 6

Affidabilità: 6

Resa: 6

Qualità/Prezzo: 6

Pro: Ottimi suoni, basso consumo di cpu

Contro: Assenza dei presets

Globale: 6

 

 

Effectizer

Questa è la volta di un VST Effect da usare in insert. Effectizer è stato studiato appositamente per essere abbinato a MrRay SeventyThree oppure a MrTramp (ma è ottimo anche per tante altre applicazioni) e mette a disposizione una semplice simulazione di speaker, un effetto Wah-Wah, un distorsore, un tremolo mono o stereo, un effetto di modulazione selezionabile tra chorus o phaser, uno stereo delay e un reverbero. I punti forti di questo effetto sono il phaser e il tremolo: il primo è un phaser stereo a 2 stadi, molto simile al mitico MXR90 (lo stomp-box usatissimo negli anni ’70 in abbinamento ad un piano Rhodes), mentre il secondo riproduce alla perfezione il tremolo stereo dei piani Rhodes della serie Suitcase. Abbinando Effectizer a MrRay SeventyThree si riesce ad avere un’infinità di timbriche diverse. Anche per Effectizer l’interfaccia è molto intuitiva (fig. 4 – Effectizer mostra i controlli in una sequenza semplice e di immediato utilizzo), i controlli degli effetti sono messi nel loro ordine di concatenazione. L’effetto reverbero non è di grande qualità rispetto ai reverberi digitali che siamo abituati a sentire in applicazioni da studio, ma è più che sufficiente per un suono tastieristico. La cosa interessante è la possibilità di commutare fra un "Vintage stereo reverb" e una simulazione di "Spring reverb", cioè reverbero a molla, quello inventato proprio da Laurens Hammond e a tutt’oggi usato negli amplificatori per chitarra elettrica.

Un altro punto interessante è il simulatore di speaker, attivabile e regolabile attraverso un solo pomello posizionato in alto al centro dell’interfaccia con la dicitura Amp: anziché avere una scelta fra vari tipi di casse acustiche e amplificatori, ruotando questo pomello si passa gradualmente da una sonorità all’altra, passando da un suono tipico dei Marshall a 4 coni a un più morbido Vox… tuttavia si tratta di simulazioni approssimative.

Il tocco di professionalità, invece, è dato dalla possibiltà di sincronizzare i delay e gli LFO all’host clock. Quando questa funzione è attiva, appaiono delle finestrine di pop-up trasparenti mostrando il valore delle relative regolazioni in termini di divisioni metriche (1 bar, 1/4, 1/8, ecc.).

 

Produttore: SoundFonts.it

Modello: Effectizer

Website: www.soundfonts.it

Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)

Dotazione: 6

Affidabilità: 6

Resa: 5

Qualità/Prezzo: 6

Pro: Buoni effetti di phaser e tremolo

Contro: Effetti di Wah-wah e di distorsione poco convincenti

Globale: 5

 

 

MrDonald

La cosa simpatica di questo plugin VST è l’interfaccia: mostra l’interiore di una cassa Leslie in funzione, e gli speaker di alti e bassi ruotano in sincrono con l’effetto prodotto! (fig. 5 – L’interfaccia di MrDonald) Si tratta, infatti, di un omaggio a Donald Leslie, l’inventore dell’omonimo amplificatore per organo elettronico usatto tutt’ora dagli Hammondisti.

Le caratteristiche e il suono sono le stesse presenti nella sezione Rotary Speaker di ORGANized trio.


Produttore: SoundFonts.it

Modello: MrDonald

Website: www.soundfonts.it

Prezzo: Freeware

Dotazione: 6

Affidabilità: 6

Resa: 6

Qualità/Prezzo: 6

Pro: Effetto Leslie convincente, basso consumo di CPU

Contro: -

Globale: 6

 

 

Conclusioni

Abbiamo fatto un tuffo nel passato, divertendoci ad ascoltare e suonare gli strumenti più belli degli anni ’60 e ’70 sulla nostra workstation digitale. Nonostante fossimo abituati ai "grandi nomi" del software musicale, questa volta abbiamo avuto la dimostrazione che anche con molta passione e preparazione tecnica è possibile ottenere risultati degni di nota. E la soddisfazione più grossa è che si tratta di prodotti italiani! Ma la cosa che rende imbattibile questa suite è senz’ombra di dubbio il prezzo: tutti i plugin VST di casa SoundFonts.it sono distribuiti in forma Donationware, quindi se ne fate buon uso, non dimenticate di dimostrare all’autore tutta la vostra gratitudine! Sul sito troverete un pulsante PayPal col quale poter richiedere il vostro codice di registrazione personale.

 

 

 

 

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(Italiano) Utility Salvastress per Mac

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