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Fig. 1 Hardware vari mu - Compressori Vari Mu® a confronto: Digitale vs Analogico
Fig. 1 Hardware Vari-Mu®

Compressori Vari Mu® a confronto: Digitale vs Analogico

Data la mia ormai più che decennale affezione verso UAD, credo di aver contribuito in maniera abbastanza incisiva alla diffusione di questa suite di plug-ins. Chi ha a che fare con me sa perfettamente il mio “Point of View” in merito e come ne parlo, ma in questa sede pondererò se acquistare il compressore Vari Mu, quindi armato di ferrea obbiettività esponiamo la cosa.

La cosa ovviamente stuzzica di più la mia curiosità è l’ovvio paragone tra la macchina digitale e la sua controparte analogica a parità di settaggio, come decenza vuole che vengano effettuati tali paragoni.
Il Vari-Mu è un compressore a mu variabile, il che significa che quanto più sarà profonda l’azione della gain reduction più il rapporto di compressione (ratio) si indurirà, quindi essere sicuri che con un dato voltaggio in ingresso, la gain reduction si comporti nello stesso modo dell’ hardware è di vitale importanza (Fig.1).

Fig. 1 Hardware Variable Mu®
Fig.1 Hardware Variable Mu®
 
Guardando il video di presentazione della Universal Audio, Eve Anna Manley asserisce di non riuscire a distinguere (eccetto per il suono dei convertitori) l’emulazione dall’originale. La cosa mi ha lasciato non poco stupito ed eccomi qui ad inoltrarmi in questa semplice comparazione di gruppi processati.
Approcciando all’interfaccia utente, noto che sono presenti tutte le modifiche acquistabili per l’hardware, il side chain interno, la modifica mid side, ma la cosa che attira sopra ogni cosa la mia attenzione è una “vite” che porta l’etichetta: HEADROOM.

Credo che questo parametro sia un punto cardine per la questione di cui parlavo nell’introduzione. Il manuale ci dice che questo parametro è utile per raggiungere in maniera pratica i migliori livelli operazionali.

In che senso?

Quando metto il processore (hardware) in insert su una traccia, sono sicuro di mandargli un voltaggio ottimale che posso poi bilanciare tra ingresso e uscita per ottenere la ratio desiderata.
In the box” è un po più complicato perché potrebbe capitare di voler utilizzare il processore su una traccia che ha un volume molto basso, e quindi trovare un bilanciamento che mi interessa nel compressore senza andare a cambiare il gain della waveform potrebbe risultare abbastanza complicato e poco agevole.
I programmatori ci vengono incontro con questa funzione che permette di adattare il livello operazionale della macchina (a primo acchitto mi pare che aumenti il gain in ingresso prima del dual input) al contenuto della traccia.
In ogni caso, per il mio esperimento questo parametro cambia le carte in tavola perché non mi interessa cambiare il livello operazionale: sono certo di quanto voltaggio mando solitamente e di come voglio che la gain reduction risponda.
Continuo a consultare il manuale che purtroppo indica soltanto che la posizione di default è quella a ore 12, ma non mi dice quale corrisponde a parametro inattivo.
Qui comincia la comparazione vera e propria: accendendo sia il Vari Mu hardware (che per utilità chiameremo con il nome di H) che il Vari Mu digitale (D) mi rendo conto che con il parametro HEADROOM nella posizione di default, la gain reduction risponde in maniera differente, e per far avere a D un comportamento attinente a quello di H devo portare HEADROOM in posizione totalmente antioraria.

Ok, con questa minima accortezza possiamo cominciare a processare dei segnali e effettuare le dovute comparazioni.

Alcune note da tenere presenti: la mia macchina è stata acquistata nel 2006, successivamente rivalvolata e ricalibrata da assistenza autorizzata nel 2010, ha avuto uno sfruttamento maggiore nel 2012 e 2013 ma nel 2014 non è stata utilizzata in maniera assidua; le valvole, a buon intenzione del mio orecchio, sono in uno stato tale da permettere un utilizzo ottimale (Fig.2).

Fig .2 Cubase digital insert
Fig .2 Cubase digital insert
 

Per il nostro test abbiamo messo il Vari-Mu in insert sul master di Cubase 7.5 cablato su una RME Fireface 800, monitorando il ritorno del convertitore con DIGICHECK, utilizzando mie produzioni audio come file dimostrativi (Fig.3).

Fig. 3 RME Digicheck sull'ingresso proveniente dal Vari Mu
Fig. 3 RME Digicheck sull’ingresso proveniente dal Vari Mu
 
Prima comparazione: master compression

Per questo test abbiamo usato i miei setting standard, ovvero una leggera compressione che induca un solo db di gain reduction sulla cassa, attacco e rilascio quanto più attinenti al bpm possibile in modo da livellare i transienti in maniera assolutamente non drastica.

Gli output della macchina sono al massimo per sfruttare tutto l’headroom possibile mentre con il dual input vado incontro alla threshold imponendo un db di riduzione del guadagno.
I file dimostrativi relativi alla master compressions si compongono di 3 comparazioni (consiglio di aprire i file in un sequencer in tracce separate, metterle tutte in mute, alternano poi il solo per confrontare le une alle altre).

Note:

Comparazione 1.1: audio 1 (flat), audio 2 (UAD), audio 3 (HW) (Fig.4).
Una compressione leggera che raggiunge massimo – 1 db di gain reduction
 

Fig 4 Master -1 gr
Fig.4 – Master -1 gr
 
Comparazione 1.2: audio 4 (UAD), audio 5 (HW) (Fig.5).
Una compressione più intensa ottenuta spingendo il dual input fino a –2 db di gain reduction
(NB rispetto alla comparazione precedente, per mia comodità abbiamo dovuto abbassare lo skunk (i suoni di keyboard e chitarra in levare) di 0.5 db perché eccedevano lo zero dopo la compressione)
 
Fig. 5 Master - 2 gr
Fig.5 – Master – 2 gr
 
Comparazione 1.3: audio 6 (flat), audio 7 (HW), audio 8 (UAD) (Fig.6).
Questa più che una master compression è un azzardo fatto per ascoltare il compressore a settaggi più estremi. Per evitare che l’uscita del compressore cominciasse ad andare in picco, abbiamo abbassato l’uscita a metà e abbiamo portato ulteriormente, fino a fine corsa il dual input, così da raggiungere i – 4 db di gain reduction. Il timing della GR è molto tirato ma possiamo sentire qualcosa di più drastico.
 
Fig. 6 Master - 4 gr
Fig.6 – Master – 4 gr
 
Considerazioni:

Se la prima comparazione (1.1) fosse stata un blind test, non sarei davvero in grado di distinguere un processore dall’altro: questo è un settaggio delicato che uso spesso, meno invasivo e estremamente indicato per compressioni a vari stadi.

La seconda comparazione (1.2) offre un paio di spunti interessanti. Un settaggio del genere (- 2db di GR) è una cosa che vado a cercare se voglio che il mix suoni un po meno elegante, tenendo però sott’occhio il rischio che cominci a fare pumping se continuo a tenere la release così veloce e insisto a aumentare la GR.

Paragonando i due file si sente che quello processato via UAD rimane vagamente più moderato mentre il secondo è molto meno elegante. Si può notare come nella battuta 5 del file processato con l’hardware, uno skunk sproporzionato di volume sbilanci il pattern ritmico del compressore rispetto alla cassa, liberando così indebitamente il basso per gli ultimi due colpi di cassa.
La terza comparazione è, a mio avviso importante perchè permette di osservare l’imprimersi dell’inviluppo del compressore con settaggi molto veloci sulla cassa, questa si rimpicciolisce perché la ratio è diventata considerevole a questo livello di GR e l’attacco è troppo rapido perché il transiente si possa sviluppare.

L’emulazione con questa configurazione rende davvero bene, intacca il timbro della cassa (nel modo scorretto da me impostato) con lo stesso effetto dell’hardware.

Seconda comparazione: buss compression

In questo caso parliamo del gruppo di batteria che contiene anche parte dell’effettistica degli snare.

Note:

Comparazione 2.1: audio 9 (UAD) audio 10 (HW) (Fig.7).

Abbiamo fatto una buss compression regolare su UAD, il timing sembrava regolare, poi ho copiato i settaggi del processore digitale su quello analogico e la risposta del secondo era molto più appuntita e rapida; un po insoddisfatto di questo esperimento abbiamo pensato di procedere con un secondo test dello stesso gruppo, ovvero fare una buss compression che suonasse soddisfacente sul processore hardware per poi copiarla sul software.

 

Fig.7 - Drums buss compression 1
Fig.7 – Drums buss compression 1
 
Comparazione 2.2: audio 11 (HW), audio 12 (UAD) (Fig.8).
 
Fig. 8 - Drums buss compression 2
Fig. 8 – Drums buss compression 2
 
Considerazioni:

La release imposta su questo pattern è volutamente corta per permettere di osservare in maniera evidente quando va via la GR.
Ascoltando il pattern processato con l’hardware si nota il movimento della gain reduction in maniera più nitida e si nota che gli elementi presenti dopo una cassa vengono con evidenza portativerso l’alto, e la parte superiore dello spettro è più influenzata da questo processo.
Nell’emulazione questa cosa è meno evidente, i tagli della gain reduction sono meno nitidi. Nel nostro esempio la cassa è un po troppo evidente nel mix e tende a pilotare un po troppo.
Nella comparazione 2.2, dove i tempi di attacco sono più o meno adeguati si può apprezzare la bella somiglianza timbrica dei due file. Questo è il secondo file che mi ha fatto riflettere sul fatto che se questo fosse un blind test sarei in difficoltà a distinguerli.

Terza comparazione: digital bassline compression

Si tratta della bassline che abbiamo ascoltato nei primi esempi, è un synth che prima di essere compresso avrebbe bisogno di alcuni lavori di editing, proprio per questo abbiamo pensato di dargli 5 db di guadagno e vedere come si comporta il nostro compressor limiter in questa situazione di svantaggio.

Note:

Comparazione 3.1: audio 13 (flat), audio 14 (UAD), audio 15 (HW) (Fig.9).
 

Fig.9 - Digital bassline compression
Fig.9 – Digital bassline compression
 
Ecco che succede qualcosa di incongruente: confrontando il segnale del basso del processore digitale con quello analogico mi rendo conto che il suono è totalmente diverso, se il virtuale limita il basso fino a – 4db GR e lo rende molto chiaro, il processore hardware con gli stessi settaggi (ho ricontrollato per almeno 20 minuti di seguito e sono rimasto incredulo a riguardo) arriva a ridurre – 8 db GR ma il segnale rimane scuro e ovviamente visto che subisce più GR anche più piccolo.

Abbiamo pensato perciò di fare un ulteriore processing audio 16 (Fig.10). E’stato diminuito il dual input e aumentato l’output per allineare le due gain reduction (quella digitale e quella analogica) e questo è il risultato.
 

Fig.10 - Settaggio Manley per demo audio 16
Fig.10 – Settaggio Manley per demo audio 16

Considerazioni:

Sono rimasto deluso da questo esperimento, comparando audio 14 con audio 16, si ha davvero una sensazione di eccessivo appiattimento dell’inviluppo del basso da parte del processore digitale.
L’attacco del segnale processato da UAD diventa dritto, istantaneo, senza voler considerare la strana quantità di armoniche superiori che vengono aperte in maniera inspiegabile.
Spero che qualcuno dimostri che c’è un errore, mi sembra una discrepanza abissale rispetto a quello che abbiamo sentito fino ad ora.

Tirando le somme:

Comprerò l’emulazione, la trovo veramente convincente per le compressioni master che costituiscono il 90% del lavoro per cui uso questo processore. Trovo che in un regime individuabile fino a – 3 db GR questo plug in sia lineare e credibile; tenendo conto che usualmente il processing nel Manley è il mio secondo stadio di compressione prima del limiter, mentre nelle demo non ho usato stadi precedenti, trovo ancora più stupefacente l’attinenza e la leggerezza del Manley UAD. Ancora una volta ringrazio i modellisti/programmatori di Universal Audio per aver creato dei Tool che migliorano il mio livello produttivo.

Note di coda:

Mi rendo conto di non aver mostrato molti aspetti del processore digitale, il side chain interno o la mod MS o esplorato settaggi meno ampi ma non era mio intento farne una panoramica, volevo produrre del materiale attinente le mie competenze, facilmente comparabile, sul quale fare un po di discussione più che sperimentare le possibilità di utilizzo.
Mi rendo conto che il materiale audio utilizzato per la dimostrazione può essere poco illustrativo per una parte del pubblico essendo prevalentemente ritmica elettronica e anche abbastanza “raw”, ma questo tipo di suono è la mia specializzazione.
Ringrazio tutti quelli che sono arrivati fin qui con la lettura e coloro che vorranno commentare e/o evidenziare eventuali imprecisioni contenute nell’articolo.

Happy gain reduction everyone!

Giovanni Roma

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Un commento

  1. Veramente molto interessante questo articolo.
    Io ho una scheda Twin Apollo e pensavo di aver sbagliato la scelta, avevo sottovalutato la potenza dei suoi plug, volevo cambiarla con un’altra più pubblicizzata e mettere i plug Waves.

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