Guitar Resonator GR-1 – L’irresistibile attrazione… magnetica

Qualche tempo fa, inaspettatamente, ci è stato recapitato in redazione un imballo di provenienza teutonica. Per la verità avevamo qualche contatto con la Vibesware di Wedemark (Germania) ma non pensavamo che ci venisse inviato qualche loro prodotto per un test…

Guitar Resonator GR-1

Aperta la scatola, ne tiriamo fuori uno strano accrocco a forma di flessibile per supporti microfonici, una scatoletta simile ad un pedale per chitarra, un trasformatore in corrente continua da 12 volts/350 mA, un manuale di istruzioni ed un cd-rom dimostrativo… Ci accingiamo, quindi, a testare questa creazione di Markus Pahl (titolare della Vibesware), incuriositi sia dallo strano layout dell’hardware, sia dalla possibilità di provare un “risonatore a campo magnetico”, uno dei gadget meno diffusi per chitarra. Il campo applicativo dei “sustainer magnetici” può infatti considerarsi tanto limitato quanto inesplorato. Si tratta –di regola- di attrezzature di difficile utilizzo e, in definitiva, votate naturalmente a risultati timbrici molto particolari. Per altro verso proprio la peculiarità timbrica, che ha similitudini con gli strumenti ad arco, li rende passibili di una vera e propria ricerca in campo sonoro verso direzioni musicali nuove per il chitarrista.

Fra gli illustri predecessori del genere, tutti conosciamo il mitico E-Bow.

E-Bow

Creato verso la fine degli anni ’70, l’E-Bow è stato considerato il vero e proprio “plettro magnetico” per antonomasia a causa delle sue dimensioni relativamente piccole, dell’alimentazione a batterie, nonché della sua utilizzabilità con qualsiasi strumento in possesso di corde in metallo.Il successo dell’E-Bow è quindi particolarmente legato alla sua “manageability” oltre che ad un prezzo di vendita piuttosto abbordabile. Utilizzato da tantissimi chitarristi (consiglio di andare a rivedere il mirabile utilizzo che ne fa Pat Metheny nel live “The Way Up”), l’E-Bow presenta tuttavia diversi limiti strutturali e funzionali. Innanzitutto, occupando pollice ed indice per essere impugnato (quindi un’intera mano), richiede un utilizzo totalmente alternativo al plettro. Inoltre pretende una precisione assoluta nel posizionamento delle sue due guide longitudinali che dovranno incanalare le corde adiacenti a quella deputata a (ri)suonare. Da questo posizionamento meccanico, ne consegue che l’E-Bow è capace di gestire una sola corda per volta ed i cambi di corda –pur sempre possibili- risultano di difficile esecuzione e richiedono l’acquisizione di una notevole dimestichezza. Ulteriori limiti strutturali derivano da una certa lentezza di attacco dell’effetto (anche se non in tutte le condizioni di utilizzo) e dalla necessità, per godere delle sue migliori performance sulla chitarra elettrica, di utilizzare il pick up al manico, diminuire il volume e chiudere i toni. In breve: L’ E-Bow è tanto pratico quanto difficile da usare, richiede esecuzioni ad una sola mano, lavora su di una sola corda per volta e gradisce regolazioni della chitarra che, presumibilmente, vanno completamente riviste a fine utilizzo. Quanto detto spiega il prevalente utilizzo che di questa macchina se ne fa in studio di registrazione.

La famiglia dei risonatori magnetici ha ricevuto nuova linfa con l’avvento dei pick-up/Sustainer. Qui il discorso è identico sotto il profilo elettronico ma è strutturalmente diverso in quanto l’apparecchio consiste in una scheda elettronica inserita all’interno della chitarra. Questa scheda riceve in ingresso il segnale dai pick up, lo amplifica e lo reinoltra ad essi sotto forma di campo magnetico in fase.In modo molto elementare avremo quindi un pick up “ricevente” (quello proprio della chitarra che “subisce” le modifiche di campo magnetico dalle corde) ed un pick up “trasmittente” (il sustainer appunto che “eccita” ulteriormente i pick up – e le stesse corde- creando il loop magnetico). Nulla di più di ciò che accade in modo naturale fra altoparlanti e corde dello strumento quando viene innescato l’effetto Larsen; con la (notevole) differenza che il loop meccanico aria-corde è sostituito da un loop magnetico, la cui precisione e sistematicità è messa fuori discussione da ulteriori fattori ambientali (room, vicinanza meccanica e posizionamento rispetto alla sorgente, volume di esecuzione, risposta in frequenza degli altoparlanti e degli stadi di amplificazione, frequenze di risonanza della chitarra, dei pick up, etc.). I vantaggi principali dei Sustainer consistono nel poter utilizzare entrambe le mani e soprattutto poterne fare un utilizzo polifonico. Fra gli svantaggi, o meglio i limiti, ci sono quelli di richiedere una chitarra “dedicata” e di poterne fare un utilizzo “on/off”, nel senso di dover disattivare il dispositivo per ritornare ad un uso normale dello strumento.

Se il “monofonico” E-bow funziona tranquillamente dovunque (anche su di una chitarra acustica), il “polifonico” Sustainer vuole una chitarra “nativa” o che richiede il montaggio di scheda e pick up su di uno strumento standard. Ed entrambi, infine, ci daranno qualche grattacapo a fine utilizzo, dovendo fisicamente riporre il primo e spegnere il secondo.

Vibesware Guitar Resonator GR-1

Ed eccoci all’accrocco recapitatoci in redazione.

Come avrete intuito dalle foto, il GR-1 è un Sustainer completamente esterno, con il primo ed impareggiabile vantaggio di poter utilizzare entrambe le mani. Ma non solo: Potremo scegliere se utilizzare il nostro plettro o le nostre dita, se suonare note singole o accordi (in effetti triadi) e potremo utilizzare la nostra chitarra ed i nostri pick up preferiti. Ma c’è di più: Potremo accedere o recedere dall’effetto semplicemente avvicinandoci o allontanandoci dal dispositivo. Insomma praticità made in Germany oltre che la consueta robustezza teutonica, come ci accingiamo a descrivere a proposito dell’hardware.

L’Hardware

Quando ho preso in mano questo dispositivo ho subito pensato: “No, lo devo pesare!”. Gli oltre 1,2 Kg di teutonica grazia sono ripartiti fra lo stomp-box di controllo, il pieghevole -alla cui estremità è posto il trasduttore magnetico- e l’alimentatore. Il piccolo e robusto pedale, in case di alluminio verniciato nero, riporta tre jack audio (ingressi/uscite), un jack di ingresso per l’alimentazione, un potenziometro e due interruttori. I collegamenti sono del tutto intuitivi e prevedono il tipico ingresso/chitarra, un’uscita/amplificatore ed un ulteriore jack di collegamento fra pedale stesso ed il trasduttore. Si badi bene che quest’ultimo collegamento richiede un cavo stereo.
Il potenziometro regola la “sensibilità” del dispositivo, ovvero la quantità di segnale proveniente dai pick up della chitarra e deputato ad essere “ritrasmesso” alle corde sotto forma di campo magnetico variabile.
Il flessibile possiede un foro di attacco a vite e richiede una comunissima asta microfonica per poter essere posizionato ad un’altezza prossima al telo delle corde dello strumento.Fatti i collegamenti, posizioniamo il potenziometro in modalità “flat”, pigiamo il pulsante di attivazione dell’effetto e subito notiamo l’accendersi di un led all’estremità del trasduttore che lampeggia con una intensità in “fase” con le nostre plettrate.

Guitar Resonator GR-1 setup

La prova

Purtroppo la ns. prova, benché prolungata, si è svolta in un contesto abbastanza “rumoroso”, ovvero durante una sessione di prove in band. In questo contesto mi è risultato abbastanza difficile valutare la trasparenza dello stomp ad effetto disattivato ma ho avuto comunque la percezione di un buon rispetto del segnale d’ingresso.
Effettivamente in contesti live, questo GR-1 è di utilizzo davvero immediato e fa dimenticare le complicazioni di altri tipi di dispositivo, a patto che si rispettino alcuni requisiti minimi, ovvero:

- Rispettare una certa perpendicolarità del trasduttore rispetto alle corde deputate a risuonare;
- assicurare una distanza minima (una trentina di centimetri circa) fra il trasduttore stesso ed il pick up selezionato sullo strumento (neck/middle/bridge).

Eccetto quest’ultima “zona franca”, saremo però liberi di puntare “l’accrocco” sulle corde dello strumento e per tutta la loro lunghezza sul manico e, a seconda del punto di “contatto”, tirar fuori fondamentali ed armoniche a nostro piacimento. Il problema del “puntamento” del dispositivo è agevolato dal led posto all’estremità del trasduttore che ci guiderà –anche nel profondo buio di un palco live- nell’esecuzione.
La situazione è ulteriormente favorita dall’ottima sensibilità del trasduttore (per di più regolabile da potenziometro), che non richiede gli antichi posizionamenti micrometrici garantendo, specie in distorsione, attacchi sicuri e feedback da urlo. Non dovendo rispettare una distanza minima “indispensabile” (ripetiamo: Nell’E-Bow questa è garantita dalle due guide a scorrimento), la Vibesware consiglia il volume della chitarra in posizione “tutto aperto”, cosa che favorirà il ritorno all’utilizzo “ordinario” della chitarra qualora usciremo dal range di cattura del trasduttore.

Un altro aspetto del tutto non secondario del VibesWare, è quello che con questo dispositivo potremo dimenticare completamente gli indesiderati effetti “slide” o gli altri rumori meccanici causati da dispositivi a contatto come l’E-Bow. il VibesWare è “invisibile” e ci chiede semplicemente di “illuminare” la corda che vogliamo suonare nella parte della sua lunghezza dove vogliamo farla risuonare.
La concezione generale della macchina da “posizionamento microfonico” è la vera rivoluzione del congegno: Durante l’esecuzione dei feedback potremo far scorrere la “luce” del GR-1 per tutta la lunghezza della corda, ottenendo in diversi punti, diversi armonici di risonanza. Il GR-1 apre la strada ad un utilizzo “dinamico” dei feedback, superando le limitazioni imposte dai sistemi precedenti che, sotto questo profilo, appaiono maggiormente statici ed espressivamente monodirezionali.

Un po’ più complessa la teoria relativa alle armoniche prodotte dalla vibrazione di una corda, dove entrano in gioco una serie di non agevoli nozioni di meccanica acustica. Quello che possiamo dire è che il suono prodotto dalla corda di uno strumento è qualcosa di complesso. Esso non è esclusivamente il frutto della sua vibrazione “fondamentale”, ma di una serie di vibrazioni accessorie che vengono a crearsi in diversi punti della sua lunghezza. La somma dell’ armonica fondamentale e delle armoniche accessorie determineranno “il timbro” del corpo vibrante. In definitiva a diverse lunghezze della corda, corrisponderanno diverse lunghezze d’onda che emetteranno frequenze “secondarie” che, impercettibilmente, contribuiranno alla ricchezza armonico/timbrica finale.
Ed ecco che il ns. Vibesware, emettendo in forma magnetica la nota fondamentale corrispondente a quella da noi suonata sullo strumento, incontrerà durante i suoi excursus sulla tastiera i diversi “segmenti” di corda che daranno luogo ad altrettanti risultanti armoniche.
In nostro stomp, ancora, ci da la possibilità di scegliere se emetere un campo magnetico in fase o in controfase rispetto a quello “ricevuto” dal pick up, con l’effetto di ulteriori e diverse “risultanti” in termini di armonici prodotti.

In conclusione

Questo Vibesware ci ha regalato grandi soddisfazioni e grande divertimento, specie in contesti distorti dove ci si voglia cimentare in soli dal risultato estetico poco convenzionale. Si tratta di un apparecchio ben costruito e di facile utilizzo che potrà trovare un immediato impiego in contesti “ordinari”, sia live che studio. Ma questo tipo di macchina si presterà anche ad un più ragionato utilizzo sia in termini di sperimentazione di diversi contesti di forma, sia sommando l’impiego di ulteriore effettistica oppure, infine, ricorrendo a strumenti elettrici alternativi alla chitarra. Qualche “sacrificio” è rappresenato dall’hardware che impone un certo ingombro e che andrà ad aggiungersi alle consuete quintalate di masserizie chitarristiche, nonché da un cablaggio non propriamente immediato.
Infine il prezzo di vendita di 339,00 Euro, destina questa macchina a coloro che intravedono con sufficiente chiarezza un percorso di utilizzo. Ma l’esborso, garantiamo, è giustificato dalla qualità costruttiva generale nonché dalla innovativa concezione del dispositivo.
Per chi fosse interessato ad addentrarsi nel mondo Vibesware, spendendo circa un terzo in meno, è comunque disponibile una versione semplificata della macchina (il GR-Junior) il cui prezzo di vendita (139,00 Euro) è estremamente abbordabile.

Cosa dire in definitva? La spesa vale l’impresa?

Noi riteniamo di si, almeno alla luce di un’eventuale esigenza di espansione del linguaggio e di nuova ricerca timbrica nell’inflazionatissimo mondo della chitarra elettrica.
E poi, si sa, nella musica è questione di tempo… Prima o poi qualche Caposcuola dimostrerà a tutti di cosa è capace e di quali impieghi è passibile un tale strumento. Sino a quel momento resteremo al lumicino, sonnacchiosi… E quando tutto sarà più chiaro partiremo tutti di buona lena a studiare loop e feedback. Ovviamente sedotti da una irresistibile attrazione magnetica.

Alla prossima Bruno Mazzei

Pro:

  • modalità di attivazione dell’effetto
  • polifonia
  • pluralità di armonici riproducibili,
  • robustezza meccanica

Contra:

  • prezzo
  • montaggio per l’utilizzo del dispositivo

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Vibesware

Modello: GR-1

Website: www.vibesware.com

Distributore italiano: N/A

Costo Euro 399

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Comments

One Response to “Guitar Resonator GR-1 – L’irresistibile attrazione… magnetica”
  1. Guitar_65 scrive:

    Complimenti all’autore dell’articolo ben scritto e soprattutto di facile comprensione anche per chi come me sono legato ancora al setup chitarra-pedale- amplificatore.

    Perchè non aggiungete la prossima volta una demo audio fatta da voi?

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