Home / CD / Afterhours – Folfiri o Folfox
Afterhours - Folfiri o Folfox

Afterhours – Folfiri o Folfox

Il 2016, soprattutto in Italia è stato l’anno della deriva indie. L’hipsterismo collettivo che ha colpito le grandi masse dando adito alla nascita di discutibili fenomeni musicali, che hanno trascinato il panorama artistico italiano in un abisso ben più profondo di quanto ci si potesse immaginare.

Tuttavia per la musica del bel paese c’è ancora speranza, seppur legata a pochi gruppi con già una carriera pluriennale alle spalle.
In questo olimpo musicale, formato da pochi e rari esemplari, quelli che certamente spiccano per longevità di idee e volontà di sperimentare sono senza dubbio gli Afterhours.

Afterhours
Afterhours

Dopo il poco apprezzato, ma tutt’altro che mediocre “Padania”, la band “Alternative” Milanese capitanata da Manuel Agnelli ha pubblicato a Giugno 2016 il nuovo lavoro intitolato “Folfiri o Folfox“. Un concept album che affronta tematiche quali: la morte, la malattia e la solitudine.
Risulta estremamente difficile riuscire ad estrapolare da esso un particolare brano degno di nota o un particolare passaggio rilevante, piuttosto è consigliabile ascoltare l’opera nella propria totalità, come per ogni concept album che si rispetti.

Il disco si apre con “Grande” brano dalle sonorità acustiche che affronta con disperazione il dramma della solitudine. Gli arrangiamenti di sintetizzatore e violino rendono il brano straziante e in grado di trasmettere una forte inquitudine, insomma il giusto inizio per quello che vuol’essere il flusso dell’album, che prosegue con “Il mio popolo si fa“, brano decisamente più rock in pieno stile Afterhours. Ricco di chitarre distorte e arrangiamenti molto ricercati a livello sonoro seppur non tecnicamente complicati. Il brano descrive la condizione di vita del “popolo italiano”, utilizzando metafore brillanti e facendo riferimento alla condizione in cui un individuo si trova nel vivere la disagiante condizione di essere italiano. Sostanzialmente un brano in cui ognuno di noi può rivedersi e che riesce a trasmettere una quantità massiccia di ansia e inquietudine. L’incipit di pianoforte di “L’odore della giacca di mio padre” è un inno alla tristezza, il brano con atmosfere cantautoriali si articola con una dinamica lenta che lascia spazio ad esplosioni dilanianti, gestite alla perfezione dalla voce profonda e graffiante di Agnelli.

Non voglio ritrovare il tuo nome” è il primo singolo dell’album un brano notevolmente più pop rispetto alla sonorità complessiva del disco, ma che nonostante ciò non cade mai nel banale. Anche qui la tematica affrontata è quella della solitudine. L’atmosfera triste di “Non voglio ritrovare il tuo nome” lascia immediatamente spazio alla cavalcata rock di “Ti cambia il sapore“, brano di 3.15 minuti dove la band esprime tutta la propria potenzialità. La sperimentazione è la padrona incontrastata di questo pezzo, dove arrangiamenti di sintetizzatore e di violino si alternano a momenti acustici. La tematica della malattia è trattata in maniera velata ma con la solita disperazione.

Come precedentemente detto “Folfiri o Folfox” è un album fortemente sperimentale, “San Miguel” è il passaggio che incarna di più questo concetto, un brano cantato “a cappella” con intermezzi di percussioni, violini e theremin. Il testo ricorda molto una preghiera, che combinata all’atmosfera mistica e pesantemente “dark” trasmette all’ascoltatore una sensazione simile ad una messa nera, o se preferite, potrei definirlo come un tragico requiem dell’animo umano che pur di sentirsi protetto contro il disfattismo della vita si appiglia alla religione.
In “Qualche tipo di grandezza” ritornano le atmosfere di rock duro, potenti riff di chitarra carichi di fuzz fanno da cornice ad un comparto ritmico incalzante, questa volta la tematica della malattia si incrocia con quella della solitudine.
Cetuximab“, passaggio strumentale di 2.21 minuti in cui chitarre, synth e violini si intrecciano per creare un’ atmosfera surreale, con sonorità quasi ad 8 bit.

 Afterhours Folfiri o Folfox Album in vinile

Afterhours Folfiri o Folfox Album in vinile

E’ risaputo che i brani acustici sono tra i format preferiti di Agnelli e compagni, con “Lasciati ingannare” il disco raggiunge il suo punto centrale, quasi come se volesse far ripartire tutto da zero, così come “Grande” il brano dalla fortissima connotazione acustica lascia spazio ad arrangiamenti di sintetizzatori e violini, mettendo ancora più in risalto la profondità della voce di Agnelli.
Notevoli come sempre gli arrangiamenti di violini di Rodrigo D’Erasmo che si conferma uno dei migliori violinisti italiani. Il mood acustico dell’album prosegue con “Oggi” che affronta ancora una volta la tematica della solitudine, questa volta intrecciata con la morte e con la sensazione di impotenza scaturita dalla perdita di una persona cara. Rilevante in questo brano, soprattutto nella parte finale il basso di Roberto Dell’Era.
Sonorità cupe, estremamente grottesche e cariche di sperimentazione aprono la title track “Folfiri o Folfox“, brano sperimentale dove la malattia torna in primo piano, sferrando tra l’altro una aspra critica al sistema sanitario italiano. Le sonorità sperimentali lasciano spazio ad intermezzi di pianoforte e a voci grottesche che vogliono lasciar immaginare la mostruosità della malattia, il brano è inquietante e al contempo estremamente geniale.
Fa male solo la prima volta” è un brano fuzzoso in pieno stile Afterhours, chitarre ricche di distorsione e incalzanti lasciano spazio a parti vocali notevoli accompagnate da una sezione ritmica probabilmente tra le migliori degli ultimi anni, questa volta la tematica della solitudine viene accompagnata da quella del suicidio. I fuzz lasciano spazio alle chitarre acustiche di “Noi non faremo niente”, probabilmente uno dei pezzi più ricercati di “Folfiri o Folfox”, di nuovo la tematica è la malattia, accompagnata come nel brano precedente da quella del suicidio. Probabilmente uno dei pezzi più tristi del concept, che prosegue con “Ne pani ne pesci” brano rock classico con ottimi arrangiamenti di chitarra eseguiti da Xabier Iriondo e Stefano Pilia. La sensazione è quella di ascoltare un brano proveniente da un’altra epoca, con sonorità puramente rock senza divagazioni di sorta e che lasciano una sensazione soddisfacente e sensazionale all’udito. Nonostante ciò la tematica della solitudine è sempre li pronta a tirare una sonora sberla alla musica e a far ricadere tutto nella tristezza, che come avrete capito è la linea guida generale dei testi del disco.

Ophryx” è un solo di violino di 1.54 minuti che fa da ponte alle ultime tre tracce del disco, la drammatica “Fra i non viventi vivremo noi” altra traccia rock dalle sonorità fuzzose, comuni a tutto l’album. Il penultimo brano si intitola “Il trucco non c’è” brano sperimentale, quasi rumoristicom, che precede l’ultima traccia dell’album “Se io fossi il giudice” brano pop come “Non voglio ritrovare il tuo nome” che lascia finalmente andare via la sensazione di tristezza che l’album è riuscito a comunicare fino a questo momento, il brano è quasi una rinascita interiore per l’ascoltatore dopo, gli arrangiamenti pop e le chitarre acustiche comunicano un senso di leggerezza e spensieratezza, giusta conclusione per questo concept album.

In conclusione “Folfiri o Folfox” è sicuramente uno dei migliori album italiani del 2016 se non il migliore, sia per l’elevato livello compositivo, sia per i contenuti testuali. Un disco che è capace di trasmettere forti sensazioni, che attraversa l’animo umano addentrandosi nei suoi conflitti e mettendo a nudo le sue paure più profonde.

“Folfiri o Folfox” è disponibile in versione doppio cd e in versione doppio vinile, interessante anche la versione deluxe composta da doppio vinile bianco, doppio cd e una serie di cartoline autografate da tutti i membri della band.

Altri ascolti consigliati: Hai paura del buio?, Ballate per piccole iene, Padania.

Simone Gison



About Simone Gison

Simone Gison:Nasce a Napoli il 25 Dicembre 1991. Laureando in Informatica inizia a suonare la chitarra all'età di 12 anni ispirato dai gruppi rock anni '60 e '70 come Pink Floyd, Genesis, Led Zeppelin e Rush. Dopo molteplici esperienze in gruppi di vario genere decide di dedicarsi al suo progetto solista, è inoltre impegnato sia in studio che live con la band psychedelic rock Shades of Hate. Nel 2014 spinto dalla sua passione per gli strumenti made in Italy e per la scena musicale emergente fonda ItalianGuitartube.

Un commento

  1. Bella recensione! Mi hai fatto venire voglia di ascoltarlo!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*